OPINIONI

Brasilia è stata un sogno da difendere e lo è ancora oggi

Una città costruita dal nulla al centro del Brasile, libera dalle immagini del regime coloniale, rappresenta la volontà di un paese di costruire un mondo migliore, che oggi ancora una volta appare minacciato dalle folle reazionarie che hanno occupato il Palazzo del Governo, per opporsi alla democratica elezione del presidente Lula

«Per tutti noi che vi abbiamo partecipato, Brasilia costituisce un’esperienza così ricca di lotte e insegnamenti che non potremo mai dimenticarli. Dai primi contatti, dai primi studi, fui convinto che si trattava di un compito gigantesco e necessario, di una realizzazione necessaria per il nostro paese. […] In effetti non si trattava solamente di una possibilità professionale, benché quella fosse di grande importanza, ma innanzi tutto di un’opera collettiva, di un’impresa straordinaria che suscitava e esigeva la dedizione e l’entusiasmo, che saldava tutti i partecipanti in un’autentica crociata contro tutti gli ostacoli, le opposizioni, le incomprensioni e i contrattempi più dolorosi e più inattesi». Inizia così il racconto che Oscar Niemeyer fa della costruzione di Brasilia, della quale fu uno dei protagonisti.

La nuova capitale del Brasile fu  immaginata fin dal 1789, quando un gruppo di rivoluzionari parlò per la prima volta di un nuovo centro urbano libero dalle immagini del regime coloniale da costruire all’interno dell’enorme paese.

Ci vollero quasi due secoli perché quel sogno di grandezza legato al mito della città ideale si realizzasse. Per anni si discusse su quale fosse l’area idonea per la costruzione fino a quando nel 1953 fu scelta quella in cui sarebbe sorta la città e il 21 aprile 1960 la nuova capitale fu inaugurata. In soli sette anni fu progettata e costruita una città fortemente voluta dal presidente Juscelino Kubitschek, che fin dall’inizio si affidò a due architetti Lucio Costa e Oscar Niemeyer per la realizzazione del suo progetto. Brasilia è stata la prima città disegnata nel XX secolo da architetti piuttosto che da urbanisti.

Ho ripreso in mano il testo di Niemeyer dopo aver visto le immagini della piazza dei Tre Poteri, con il grande edificio a piastra dal quale si innalzano le torri gemelle accanto ai due volumi a cupola, quello del Senato e, capovolto, quello della Camera dei rappresentanti, invaso da folle inferocite capaci di distruggere tutto quello incontravano in quel meraviglioso spazio iconico, con le sue forme che sembrano non pesare sulla terra e mantenere i palazzi in stato di sospensione.

Costruzione di Brasilia 1959-7. Questa immagine fa parte della sottoserie EVE del National Agency Fund FOT Series. Public domain / Arquivo Nacional Collection da Wikimedia commons

Debolezza, forse, di chi crede che l’architettura sia un’opera collettiva capace di costruire un mondo diverso quando opera come avvenne per la costruzione di Brasilia, una città che il presidente Kubitschek, con un’audacia e una fiducia illimitata, fece nascere nel cuore del Brasile.

«Spero che Brasilia sarà anche una città di gente felice, che viva la vita in tutta la sua pienezza e in tutta la sua fragilità, che comprenda il valore delle cose semplici e pure di un gesto, di una parola affettuosa o di un segno di solidarietà» scrive il grande architetto comunista, anche se è consapevole «che l’epoca attuale è dominata dal lucro e la speculazione. Solo i nostri vecchi compagni non sono cambiati: la loro povertà e le loro rivendicazioni sono quelle di sempre. Brasilia si è profondamente trasformata, e questo ci rende tristi, anche se capiamo le contingenze di una città in pieno sviluppo, che è simbolo, almeno per qualche tempo ancora, del regime capitalista, con le sue contraddizioni e ingiustizie. Noi siamo, malgrado tutto, ottimisti. Presto le illusioni che sembrano perse, diventeranno realtà».

La città di Brasilia avrebbe dovuto ospitare tutti i gruppi sociali ed evitare la separazione fra ricchi e poveri. In realtà, la forte domanda di abitazioni all’interno della capitale provocò un notevole aumento dei valori immobiliari.

Per la classe operaia della capitale furono create città satelliti, che  né Costa né Niemeyer avevano pianificato e progettato, convinti che la divisione fra i ceti sociali all’interno del paese dovesse dissolversi.

Nel 1964, quattro anni dopo l’inaugurazione della nuova capitale, con un colpo di stato, i militari assumono il potere in Brasile: vi resteranno per quasi vent’anni. Kubitschek e Niemeyer vengono esiliati, Lucio Costa è allontanato.

Pochi giorni fa, mentre 300mila persone hanno accompagnato il presidente Lula nella cerimonia di insediamento del 1 gennaio, poche migliaia di manifestanti di estrema destra, complice la polizia della città, non riconoscono la sua elezione democratica e si profila l’ombra di un nuovo colpo di stato. Noi malgrado tutto restiamo ottimisti!

Immagine di copertina da Wikipedia