ITALIA

Bagnoli e l’area Flegrea non vogliono essere svendute

Mentre la terra continua a tremare, a Bagnoli si lavora per costruire le strutture per l’America’s Cup. Grandi tir trasportano migliaia di metri cubi di calcestruzzo, provocando disastri sul manto stradale già precario. La protesta chiede che prima siano sospesi i lavori

I grandi eventi non finiscono mai! Si sono appena concluse le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, che si comincia a parlare di quelle estive del 2040, ventilando l’ipotesi della candidatura di Roma. Sono grandi occasioni per grandi affari.

Intanto si lavora per prepararsi alla 38° edizione dell’America’s Cup che si svolgerà a Napoli nell’estate 2027. In quei giorni la città diventerà «il polo mondiale della vela», ci raccontano con entusiasmo. Le basi dei team internazionali saranno allestite nell’area di Bagnoli, mentre il lungomare di via Caracciolo ospiterà il Race Village.

Manca poco e i lavori a Bagnoli sono in una fase di forte accelerazione per completare la colmata e le opere a mare entro maggio 2026 come previsto dal programma. Poi si proseguirà con i lavori di bonifica, la realizzazione di nuove scogliere e il drenaggio dei fondali per la realizzazione del nuovo porto, tutto da ultimare per il 2027.

La zona è quella dell’ex-area industriale di Bagnoli, della cui bonifica si parla da 30 anni. Il mare della baia di Pozzuoli e la costa sono stati promessi a chi vive in quei luoghi, ma i lavori per il loro recupero non sono mai partiti.

Pozzuoli è al centro di una vasta area interessata da bradisismo, la terra trema e si solleva. Un anno fa, come abbiamo raccontato qui, forti scosse hanno costretto migliaia di persone a lasciare le loro case. C’è stata una grande mobilitazione che chiedeva una legge speciale per i Campi Flegrei per finanziare la messa in sicurezza di tutto il territorio a carico dello Stato, la creazione di hotspot e luoghi davvero attrezzati per poter accogliere le persone durante e dopo le scosse, sostegni economici per chi aveva perso il lavoro, soluzioni dignitose per chi era sfollato.

Poco è stato fatto per la messa in sicurezza del territorio e i fondi stanziati per gli aiuti si sono rivelati del tutto insufficienti. Intanto la terra ha continuato a tremare, le ultime scosse avvertite sono del 24 febbraio.

Di fronte a tutto questo non è difficile immaginare la rabbia e l’inquietudine degli e delle abitanti mentre vedono passare i camion che trasportano migliaia di metri cubi di calcestruzzo per procedere con la colmata dell’ex-area Italsider. Pensano a quanto poco sia stato messo in campo per loro e decidono di scendere in piazza.

Nell’appello che convocava la manifestazione del 9 febbraio era scritto: «Siamo il quartiere che dice SI: vogliamo bonifica sotto controllo popolare, clausole sociali per un lavoro stabile e sicuro, rimozione della colmata, ripristino della linea di costa, spiaggia e mare liberi, gratuiti e accessibili».

Il grande corteo è riuscito a raggiungere l’ingresso della colmata e a prelevare campioni di terreno e di guaina per sottoporli ad analisi indipendenti. Sostengono che non si può ricoprire con metri cubi di calcestruzzo un “mostro” di rifiuti industriali che andrebbe rimosso per avviare una reale bonifica.

Poi si è diretto verso il Circolo Ilva e il borgo Coroglio che rischia di essere trasformato in un’area al servizio del turismo e del porto di lusso. Infine il corteo è arrivato alla Cementir, il cementificio di Franco Caltagirone, una struttura abbandonata, fatiscente e inquinata, che per anni ha prodotto profitti privati, mentre adesso i costi di bonifica dovranno essere affrontati con le casse pubbliche.

La mobilitazione è proseguita nelle giornate successive con i blocchi dei camion diretti verso la colmata dell’ex- area Italsider. Abitanti del quartiere, attivisti e attiviste della rete No America’s Cup hanno presidiato le strade, interrompendo il transito dei camion diretti al cantiere e garantendo invece quello delle auto private.

A bloccare la strada dove passano i Tir dell’America’s Cup non è stata solo la protesta, ma anche una voragine che si è aperta per la rottura della condotta idrica principale, lasciando diverse abitazioni, scuole e negozi senz’acqua a Bagnoli e Pozzuoli. Le condizioni della viabilità non sono in grado di sopportare il traffico di mezzi pesanti che fanno avanti e dietro in questi giorni. E così gli operai di Napoli Servizi non fanno che riparare buche!

Le proteste andranno avanti fino al 3 marzo, giorno in cui è previsto un Consiglio comunale che si svolgerà proprio a Bagnoli per discutere del tema. Il presidio pretende che il Consiglio non si svolga se prima non si sospendono i lavori e che la riunione non serva solo a comunicare decisioni già prese senza aver ascoltato i cittadini e le cittadine. La sospensione dei cantieri rappresenta l’unica condizione per avviare un confronto reale.

Il Sindaco e Commissario straordinario per Bagnoli Gaetano Manfredi ha già detto che si andrà avanti. Andranno avanti anche le persone che lì vivono, con le stesse parole d’ordine: «No alla Coppa. Si alla spiaggia pubblica, al bosco urbano, mare disinquinato e accessibile, restituzione piena del territorio ai suoi abitanti».

L’organizzazione sindacale SiCobas ha animato martedì 3 marzo uno sciopero regionale in concomitanza con il Consiglio Comunale. «Il tradimento del Piano di Risanamento: i lavori sulla Colmata sacrificano l’obiettivo storico della rimozione totale della stessa, la bonifica di suoli e mare e il ripristino della linea di costa per favorire infrastrutture funzionali a un evento sportivo privato», hanno scritto nel comunicato insieme a un appello alle altre organizzazioni sindacali di convergere in uno sciopero unitario.

Bagnoli è una questione che segnerà il futuro di Napoli e della vita di molte persone.

La copertina è di Sludge G (Flickr)

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