EDITORIALE

A Roma in 300mila per dire No ai Re e alle loro guerre

Il corteo partito da piazza della Repubblica non si è fermato a San Giovanni ma ha proseguito sulla tangenziale, come già era stato fatto nell’autunno durante le mobilitazioni per la Palestina. Dopo il risultato del referendum, un nuovo segnale di rilancio verso le lotte dei prossimi mesi

La giornata è stata grande. Lo si capiva già venerdì sera al Testaccio quando migliaia di persone dal pomeriggio hanno iniziato a confluire alla Città dell’Altra Economia. Piazzale pieno e un fiume di gente a piedi dalla stazione della metro Piramide. Si respirava l’aria dei grandi concerti, quelli che oggi costano centinaia di euro, al chiuso di palazzetti dello sport e degli stadi. Qui, invece, era tutto gratuito, faceva freddo, e anche sul palco si indossavano giacche e pellicce, e tuttx si esibivano “Contro i re e le loro guerre” senza nessuno compenso. L’appuntamento dal palco è per il giorno seguente a piazza della Repubblica, da alcunx rinominata Piazza Gaza, dopo le grandi manifestazioni dell’autunno. 

La mattina inizia con la perquisizione nella stanza di albergo di Ilaria Salis, in una nota della questura si legge “Un atto dovuto perché richiesto da una segnalazione dalla Germania”. Un atto grave, gravissimo, che eccede ogni potere di polizia e non rispetta le garanzie di un’eurodeputata. È una storiaccia che avrà un seguito, peggio dei casi Bartolozzi e Delmastro, con cui condivide smentite e rammendi peggiori del buco (vedi intervista Bignami). È il rovescio di Al-Masri: una segnalazione dall’estero, che viene dimenticata per un mese e tirata fuori il giorni della manifestazione. Piantedosi e la Digos romana avranno le loro rogne.

E si continua con tantissimi autobus fermati ai caselli autostradali per controlli dalla polizia. La nuova consuetudine dopo l’approvazione dei decreti sicurezza, dove lo spazio del controllo preventivo si sovrappone sempre più all’intimidazione.

Il corteo alle quattordici in punto parte perché la piazza è già strapiena. 

Un variegato mondo: centri sociali, lotte territoriali, lotte ambientali lotte sindacali e migranti, sindacati di base, come AdL, Clap, e Cobas. E poi CGIL, Fiom, Flc, Arci, tante associazioni, Amnesty, Emergency, Anpi, la campagna per Barghouti libero. Bandiere per la Palestina, per la pace, bandiere dei centri sociali, e bandiere trans. Bande di musica, case delle donne, circoli anarchici, collettivi studenteschi, tante famiglie con bambini e bambine, Non Una di Meno, collettivi transfemministi.

Partecipazione da tutta Italia: comitati dalla Sardegna, No Ponte, Emilia Toscana, i Centri sociali del Nord-est, la Cgil da tutta Italia, Colleferro contro la riconversione militare, e tante persone da tutta Roma. 

Quando la coda è ancora a Termini la testa è già a Santa Maria Maggiore, e dal camion si urla che si è in trecentomila. 

Una scommessa vinta, scendere in piazza subito dopo il referendum, che era contendibile, e che alla fine è stato vinto. Scendere in piazza e costruire l’ opposizione sociale mentre il governo della destra reazionaria di Meloni è arrivato alle purghe, per ripulirsi dalla sua stessa storia, che dal Msi, passa per i meandri della destra eversiva, l’organizzazione mafiosa, fino ai banchi di governo, come racconta la vicenda di Delmastro. Scendere in piazza, contro la guerra in Iran, in Libano, in Palestina, perché la guerra non può essere il nostro futuro. Scendere in piazza per la democrazia, una democrazia radicale, partecipativa e dal basso, contro la svolta autoritaria.

E arrivato a San Giovanni il corteo non si ferma, continua per arrivare sulla tangenziale come avevano fatto i cortei dell’ autunno contro il genocidio in Palestina. Perché, esattamente come abbiamo fatto a settembre e ottobre, per fermare la guerra, la riconversione militare, e i governi reazionari abbiamo bisogno di bloccare le città, i nodi della produzione e della logistica, e abbiamo bisogno di fermare questo governo e i suoi alleati. E speriamo che la manifestazione No Kings apra una stagione di lotte, del resto l’aria è frizzante e c’è odore di primavera.

La copertina è di Marta D’Avanzo

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