ROMA

Renoize. La memoria è un esercizio quotidiano

A vent’anni dall’omicidio di Renato Biagetti, ricordare significa interrogare il presente e
trasformare la memoria in pratica politica. Dai libri alle relazioni che li rendono possibili,
l’antifascismo si costruisce ogni giorno attraverso mutuo appoggio, solidarietà e organizzazione dal basso.

Sono passati vent’anni dall’omicidio di Renato Biagetti. L’ennesimo omicidio fascista in una Repubblica formalmente antifascista. Il 27 agosto 2006 Renato viene ucciso a Focene, sul litorale romano, da due giovani figli di quella cultura intrisa d’odio per chiunque non sia disposto a subire passivamente il suo dominio. Vent’anni dopo la sua storia continua a vivere nelle persone, nelle relazioni, nelle iniziative e nelle lotte che hanno impedito che quella notte diventasse soltanto una data da ricordare. Come per altre persone uccise dalla violenza fascista, familiari, compagnx e amicx hanno denunciato fin dal primo momento la matrice di quell’omicidio e non hanno mai smesso di agire e ricordare. Tra loro le Madri per Roma Città Aperta, che con il loro impegno camminano al fianco delle Abuelas e alle Madres de Plaza de Mayo argentine e alle Madres Buscadoras messicane e delle tante madri che, in ogni parte del mondo, lottano per le e i proprx figlx uccisx e desaparecidxs: esperienze diverse e lontane, parte di una stessa costellazione di donne capaci di trasformare la memoria e il dolore in ricerca della verità e della giustizia sociale attraverso l’azione collettiva.

È all’interno di questo movimento della memoria e dell’azione antifascista che, come Cronache Ribelli, abbiamo deciso di partecipare al percorso Io non dimentico 2026 per il ventennale dell’omicidio di Renato. Abbiamo deciso di farlo con i nostri strumenti: i libri e le pratiche editoriali. Abbiamo preso parte a questo cammino prima, insieme a Tekio Kairos, dando vita alla nuova edizione di Prossima fermata. Una storia per Renato di ERRE PUSH e Zerocalcare. Poco dopo, partendo da una proposta di ERRE e dal felice incontro con lx compagnx di Antifa!nzine, lo abbiamo fatto con un nuovo progetto: Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine, costruito insieme ad Antifa!nzine, Free Ink Comix e Tekio Kairos.

Due libri diversi, accomunati dall’arte che si fa strumento di memoria collettiva e denuncia sociale, uniti dall’amore per Renato ma anche dalla complicità politica tra persone che condividono le pratiche dell’antifascismo, della cultura e dell’organizzazione sociale dal basso.

Tra queste, appunto, c’è anche l’editoria indipendente, che oltre ai contenuti può dare vita a pratiche concrete di mutuo appoggio per promuovere progetti e realtà con cui si condividono e si vogliono intrecciare i cammini. Perché sostenere una lotta, un festival, un progetto o una comunità nutre reciprocamente. Come il Festival Antifa Renoize, che da quasi vent’anni trasforma il ricordo di Renato in cultura, musica e organizzazione dal basso, per continuare a combattere il fascismo.

Una memoria critica

La memoria critica è un esercizio quotidiano di analisi del reale capace di ricostruire quello che è accaduto e allo stesso tempo di interrogare il presente, spostando lo sguardo dal singolo episodio al contesto che lo ha reso possibile. Ricordare Renato significa raccontare il suo omicidio e chiamare fascista la violenza che lo ha ucciso. Significa anche domandarsi in quale terreno quella violenza sia cresciuta e quale terreno continuiamo a costruire intorno a noi. È qui che la memoria critica diventa pratica politica: quando non si limita a conservare una storia, ma permette di riconoscere nel presente le condizioni che l’hanno resa possibile e ci interroga su ciò che facciamo per trasformare la realtà che ci circonda.

Dieci anni fa Prossima fermata, recuperando le analisi dei movimenti Antifascisti che seguirono l’omicidio di Renato, parlava dell’«insostenibile slittamento a destra» del paese e individuava tre livelli del neofascismo emergente: quello istituzionale, con partiti xenofobi e razzisti che assumono posizioni di potere; quello intermedio, con organizzazioni neofasciste che agiscono attraverso intimidazioni, aggressioni e omicidi; quello sociale, dentro una pericolosa deriva mediatica, e conseguentemente culturale, intrisa d’odio che viene promossa come risposta reazionaria nei periodi di crisi. A dieci anni da quel libro e venti dall’omicidio di Renato è tristemente evidente che quell’analisi non appartiene al passato.

Il fascismo si riproduce nelle relazioni che quotidianamente lo alimentano e lo riproducono: nella guerra, nei discorsi sessisti, razzisti e classisti, nella costruzione continua di un nemico, nell’autoritarismo, nella repressione delle lotte, nella competizione e nella violenza neoliberista.

Non rinasce con l’azione di un singolo o con l’attività delle organizzazioni che lo rivendicano esplicitamente attraverso parole, aggressioni e omicidi. Abitudine e conformismo, insieme all’accettazione acritica di relazioni intrise di odio e violenza, contribuiscono a riprodurlo. C’è naturalmente una differenza tra chi organizza e pratica consapevolmente la violenza fascista e chi riproduce comportamenti e relazioni che appartengono a una cultura classista, autoritaria, razzista e patriarcale. Mentre i primi vanno combattuti frontalmente, sul terreno sociale bisogna produrre consapevolezza, praticare alternative concrete e costruire nuove forme di organizzazione sociale e politica. Rompere con le narrative del potere e non riprodurlo.

La memoria critica come pratica antifascista ha uno sguardo ampio. Uno sguardo che mette in relazione lotte che nascono in territori e condizioni differenti senza cancellarne le specificità. Perché il fascismo che abbiamo davanti non è soltanto italiano.

Oggi come ieri, in molte parti del mondo assistiamo alla crescita di destre radicali e autoritarie e alla costruzione di una nuova internazionale nera. Cambiano linguaggi e contesti, ma ritornano nazionalismo, razzismo, patriarcato, costruzione del nemico, repressione delle lotte e difesa di un sistema economico fondato sullo sfruttamento delle persone, degli animali e della vita. Per questo l’antifascismo non può che essere una pratica internazionalista e anticapitalista.

Foto di Daniele Napolitano

Non chi siamo ma cosa facciamo

Una domanda che riguarda direttamente anche il nostro modo di fare editoria. Cronache Ribelli nasce dalla volontà di creare uno spazio di racconto storico alternativo a quelli dominanti, mettendo al centro le vicende delle classi popolari, delle minoranze, delle soggettività oppresse e delle loro lotte. Quando il nostro progetto è diventato anche editoriale abbiamo cercato di non separare le storie che raccontiamo dal modo in cui scegliamo di produrle e farle circolare.

Siamo e restiamo una realtà radicale e indipendente. Tutte le nostre pubblicazioni e attività culturali sono finanziate attraverso il supporto delle persone che ci leggono. Fin dalla prima pubblicazione abbiamo rifiutato la grande distribuzione scegliendo di non vendere nei grandi siti di e-commerce e nelle grandi catene librarie. Abbiamo costruito invece un rapporto diretto coi nostri lettori attraverso il nostro impegno sui social e il nostro shop online, e mediante una rete fatta di librerie indipendenti, banchetti e presentazioni in giro per il Paese, tra spazi sociali e festival indipendenti. Tutto il nostro lavoro è strutturato in modo orizzontale. Non esistono gerarchie all’interno del collettivo e nei confronti delle persone con cui collaboriamo. Rifiutiamo categoricamente l’editoria a pagamento e riconosciamo il lavoro di autorx e collaboratricx.

Questa scelta nasce anche da una critica del sistema editoriale nel quale ci muoviamo. Per molte case editrici il profitto è diventato l’unica bussola, tanto nei rapporti di lavoro quanto nelle logiche di produzione e nella scelta dei testi. Le proposte vengono valutate prima per la loro vendibilità e poi per il loro contenuto, mentre fanno fatica proprio i libri che hanno un valore sociale, sviluppano il pensiero critico e tendono a far riflettere. Noi proviamo a percorrere una strada diversa: pubblicare testi che riteniamo meritevoli e interessanti dal punto di vista divulgativo, farli circolare e conoscere ad un pubblico ampio.

Restare fuori da un meccanismo radicato e totalizzante è faticoso, ma in questi anni abbiamo sperimentato concretamente che è possibile, giorno dopo giorno, tracciare una strada dove non c’era.

Il nostro modo di concepire la divulgazione, l’editoria e soprattutto l’organizzazione del lavoro è strettamente legato alla storia che vogliamo raccontare e di cui ci sentiamo parte. Una storia che denuncia la questione editoriale in questo paese: un monopolio oligarchico e capitalista che strangola case editrici e librerie, mentre soffoca la passione di autricx e lettorx.

Per noi indipendenza non significa però autosufficienza o isolamento. Se possiamo scegliere di stare fuori dalla grande distribuzione è perché non siamo soli. Ci sono le nostre lettrici e i nostri lettori. Non è facile ma ci impegniamo ogni giorno per promuovere un movimento più ampio, di una costellazione di realtà, spazi, collettivi, librerie e progetti con cui costruiamo relazioni fatte di mutuo appoggio, riconoscimento e nutrimento reciproco. Nessunx di noi vive fuori dalle contraddizioni economiche e sociali del presente. Proviamo ad affrontarle costruendo forme di cooperazione e sostegno capaci di rendere materialmente possibili esperienze indipendenti. Una libreria sostiene una casa editrice indipendente, uno spazio sociale permette alle storie di circolare, un festival mette in relazione esperienze differenti, un libro benefit restituisce risorse a una lotta o a un progetto. Sono convergenze virtuose tra militanza, generosità sociale e solidarietà che permettono a ciascuna realtà di esistere e, insieme, di nutrire le altre. Ma tutto ciò non è scontato, non è facile e purtroppo troppo spesso vive solo in rare e felici complicità ma stenta a generalizzarsi in un fare consapevole e orientato tanto nell’editoria come in altri campi dell’agire sociale.

Anche così intendiamo il nostro essere parte dei movimenti: attraverso le complicità che costruiamo nei contenuti che proponiamo, nelle pratiche che agiamo e in quelle che sogniamo possano continuare a intessersi nella società.

Da qui continuiamo a interrogarci: come ricostruire complicità e solidarietà in una società sempre più individualizzata e frammentata? Come costruire legami, pratiche e forme di cooperazione sociale anticapitaliste nei contesti in cui viviamo?

È nell’impegno quotidiano, dentro questa costellazione di pratiche e culture politiche che incontriamo le lotte sociali, antifasciste, antirazziste e antisessiste, quelle contro l’abilismo, così come l’esperienza zapatista, l’autonomia e la resistenza del confederalismo democratico, le lotte antispeciste, le tante forme attraverso cui comunità e movimenti provano a costruire spazi di autonomia, autogoverno e cooperazione. Sono percorsi differenti ma capaci di condividere pratiche, linguaggi e speranze mantenendo le proprie peculiarità. Una costellazione planetaria di lotte alla ricerca di complicità internazionaliste.

Foto di Daniele Napolitano

Dalla memoria alle memorie

L’omicidio di Renato è parte di una lista di assassini compiuti dall’estremismo nero contro compagnx e militanti antifascisti. Per questo, in dialogo con familiari, compagnx, amicx e persone che hanno conosciuto direttamente quelle storie, ad archivi, centri di documentazione e realtà che negli anni hanno lavorato sulla memoria dell’antifascismo e della violenza fascista stiamo lavorando a un progetto dedicato ai compagnx uccisx per mano fascista dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Una sorta di almanacco della memoria antifascista, semplice e divulgativo che restituisca la profondità storica e la dimensione complessiva del fenomeno, attraverso il quale vogliamo promuovere una campagna nazionale, entrando in sinergia con chi già lavora su questo tema perché parchi, vie, piazze, monumenti e altri luoghi pubblici ricordino questx compagnx e le loro storie.

È un progetto ancora in costruzione, ma nasce dalla stessa domanda che attraversa Prossima fermata e Storie per Renato: cosa facciamo della memoria?

Mettere insieme queste storie significa provare a restituire la continuità storica e la dimensione della violenza fascista, ma anche le relazioni, le lotte e le pratiche che l’hanno combattuta. Impedire che ogni omicidio rimanga isolato nel proprio tempo e che ogni anniversario finisca per richiudersi su sé stesso. Perché la memoria critica mette in relazione: non riguarda soltanto il modo in cui raccontiamo il passato ma interroga il modo in cui organizziamo il presente e proviamo a costruire le condizioni perché quella violenza non possa riprodursi.

Pubblicare libri antifascisti non basta. L’antifascismo riguarda anche le relazioni che costruiamo, il modo in cui lavoriamo e ci organizziamo, gli spazi che attraversiamo e sosteniamo. Rompere con le narrative del potere significa anche provare a non riprodurne le forme. È per questo che continuiamo a credere nei libri come strumenti che possono raccogliere una storia e rimetterla in movimento, farla circolare tra persone che non la conoscevano, mettere in relazione generazioni e percorsi differenti. Continuiamo a credere nei libri che possono nascere dentro una lotta e contribuire materialmente a sostenerla.

In questi anni abbiamo provato a dare il nostro contributo alle cause in cui crediamo attraverso quello che sappiamo fare e ci appassiona: raccontare storie, pubblicare libri e farli vivere fuori dalle loro pagine, nelle presentazioni, nelle scuole, nelle librerie indipendenti, negli spazi sociali, nei festival, nelle iniziative e nelle lotte.

Vogliamo essere parte di quell’ingranaggio collettivo che chiamiamo memoria critica: una memoria che nel presente produce anticorpi per combattere le idee e le strutture sociali che producono il fascismo.

Ma ricordare non basta: dobbiamo prima di tutto costruire, giorno dopo giorno, pratiche capaci di riconoscersi e rafforzarsi reciprocamente. Pratiche fondate sul mutuo appoggio, sull’autonomia, sulla solidarietà, sulla cooperazione, sul bene comune. Sono la forza, la profondità e il successo di queste pratiche a determinare la nostra possibilità di vincere la partita della Storia contro il fascismo e contro tutte le forme di oppressione. 

Per comprare il libro: https://cronacheribelli.it/products/storie-per-renato-speciale-antifa-nzine

Immagine di copertina di Daniele Napolitano

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