ROMA

Rialto Coordinamento Acqua Pubblica

Rialto Sant’Ambrogio: la memoria svenduta

Da mesi si parla a Roma della cessione da parte del comune dello stabile dell’ex Rialto Occupato per costruirne un liceo religioso. Una vicenda che intreccia temi quali il diritto alla città e le privatizzazioni dei beni pubblici con la storia del referendum del 2011, che proprio quell’ondata di privatizzazioni cercò di fermare.

Pubblichiamo una lettera aperta a sindaco e assessore al patrimonio a seguito della concessione gratuita dello storico immobile di via Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica, per la costruzione di un liceo privato.

Zevi, Gualtieri, dov’eravate nel 2011?

Non ci ricordiamo di voi, come non ci ricordiamo di tante figure politiche, probabilmente salite sul carro dell’acqua pubblica all’ultimo, quando si era capito che la vittoria ai referendum sarebbe stata inevitabile, salvo iniziare a trovare il modo per anestetizzare quel grandioso risultato a partire dalla settimana successiva.

Forse per questo non sapete, o potete fingere di non sapere, che quel risultato è in parte nato, cresciuto ed esploso proprio tra le mura del Rialto Sant’Ambrogio.

Sì, proprio quello stabile che la Giunta sta assegnando senza bando alla comunità ebraica, per restaurarlo con fondi privati di dubbia origine e farne un liceo religioso privato. 

La vittoria ai referendum del 2011 non è stato l’unico frutto di quel luogo, che per anni è stato laboratorio di cultura e di politica, nato a seguito dell’occupazione del “vero” Rialto: l’ex-cinema in via 4 Novembre e offerto dall’allora giunta Rutelli per liberare i locali occupati da destinare all’UPTER. Ma qui si va davvero nella storia, quando anche al centro di Roma esistevano luoghi liberi dalla turistificazione e mercificazione. 

Torniamo al 2011, quando in due stanzoni al secondo piano si giungeva al culmine di una campagna referendaria fatta di tonnellate di moduli di firme raccolte e controllate da decine di attiviste e attivisti, di ore e ore di assemblee per formulare strategie e combattere la madre di tutte le privatizzazioni a mani nude, con pochissimi soldi ma con una bella dose di follia.

La vittoria al Referendum del 13 giugno 2011, foto Crap

Forse vi sareste divertiti anche voi se ci foste stati, chissà… forse quello spirito vi sarebbe rimasto un po’ dentro e adesso Roma non sarebbe preda facile dei fondi finanziari speculativi, compresi quelli di odore sionista. 

Forse avrebbe fatto rabbia anche a voi leggere in questi giorni di «uno stabile abbandonato da otto anni».

No, non abbandonato: sgomberato e quindi rimasto abbandonato. Chissà, forse proprio per poter dire poi che servono troppi soldi per rimetterlo in piedi e quindi aprire le porte a chi ne ha… poco importa come li abbia fatti o se siano sporchi.

Però nel 2017, quando la Giunta Raggi cacciò via le realtà che rendevano ancora vivo quel luogo (tra cui noi, impegnate a difendere la vittoria sull’acqua pubblica dai mille attacchi che sono seguiti), il progetto del comune era trasferire lì gli uffici della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Del resto “patrimonio indisponibile” significa questo: mantenere uno spazio per finalità pubblica. 

Ci abbiamo provato a rimanere fino all’inizio dei lavori di restauro (veri, non quelli che iniziano e finiscono con un cartello), anche per continuare a curare quelle mura umide e sbrecciate. Siamo rientrati “a sorpresa”, siamo stati cacciati di nuovo. Chissà, se non ci fosse stata tanta fretta di svuotarlo ora quel posto non sarebbe messo così male e non ci sarebbe la scusa dell’investimento eccessivo per aprire le porte a una privatizzazione di fatto. 

Perché sapete che lo spauracchio del male minore che state agitando, “meglio una scuola che un albergo”, non regge, vero? 

Sarà una scuola pubblica e aconfessionale accessibile a tutt3? No.

Ecco, il Rialto invece era spazio libero e inclusivo. Luogo di ricerca e passioni. E lo è stato anche nell’espressione più alta della nostra democrazia: un referendum costruito e vinto dal basso, contro le lobby più potenti delle privatizzazioni. 

Chissà che la storia non si ripeta…

Rialto, nei giorni a seguito dello sgombero

Foto gentilmente concesse da Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione.
Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580