ROMA

Il Collettivo Angelo Mai chiede l’aiuto di tutti e tutte

Nella notte fra il 27 e il 28 giugno lo spazio culturale di viale delle Terme di Caracalla è stato posto sotto sequestro e chiuso dalla Polizia Locale. Per poter ricominciare a produrre spettacoli, concerti, performance e tanto altro è necessario eseguire i lavori di adeguamento alle norme. Per raccogliere i fondi necessari è stata lanciata una sottoscrizione

Fino al 2006 il Collettivo Angelo Mai ha occupato gli spazi dell’ex-Istituto storico del rione Monti a Roma, poi dopo lo sgombero al Collettivo è stata assegnata dall’amministrazione comunale una ex-bocciofila nel Parco di San Sebastiano, che dal 2009 è diventato il nuovo centro del loro lavoro.

La vecchia sede, che era stata inserita nell’elenco dei beni pubblici da cartolarizzare, è stata  acquisita dal Comune e destinata a scuola. A utilizzare lo spazio è il “Viscontino”, una scuola media del rione Monti dotata di spazi insufficienti e in cattivo stato di conservazione.

Nonostante la Delibera 104 fin dal 2022 regolamenti la concessione di spazi comunali alle associazioni senza fini di lucro per finalità sociali, culturali e formative, le assegnazioni procedono a rilento e anche l’Angelo Mai non ha ancora chiuso l’iter burocratico per il contratto definitivo.

Nella nuova sede alle Terme di Caracalla il Collettivo continua le sue attività di sperimentazione artistica e attivismo politico. Sotto la continua minaccia di sgombero e numerose azioni giudiziarie l’Angelo Mai resiste e continua a produrre concerti e spettacoli, laboratori e prove, invenzioni e incontri. Diventa il simbolo di resistenza culturale a livello nazionale producendo spettacoli, concerti, performance e tanto altro. In tutti questi anni gli sono stati assegnati  importanti riconoscimenti proprio per le attività portate avanti con artisti di diverse generazioni e nazionalità.

Poi un fulmine a ciel sereno! Nella notte fra il 27 e il 28 giugno lo spazio culturale di viale delle Terme di Caracalla è stato posto sotto sequestro e chiuso dalla Polizia Locale a seguito di alcuni controlli di sicurezza.

Lo spazio è stato dichiarato inadeguato, nonostante il faticoso e oneroso percorso di adeguamento alle norme previste che da un anno era in atto. Adesso con il blocco delle attività tutto è ancora più difficile.

Continua l’attacco a Roma e in tutto il paese agli spazi sociali che hanno rappresentato uno spazio politico per la difesa dei diritti, contro le ingiustizie e le frontiere, dove si è costruita un’idea di città inclusiva e solidale. In quei luoghi ci si è opposti alla gestione dello spazio urbano con una continua privatizzazione dello spazio pubblico ed è proprio questo che si vuole colpire.

Per sostenere le spese e per non lasciare solo l’Angelo Mai è stata lanciata una sottoscrizione. Gli attivisti del Collettivo scrivono nel loro appello: «L’Angelo Mai rischia di non riaprire. Per ottenere il dissequestro e riaprire al pubblico dobbiamo affrontare subito lavori di messa a norma, interventi tecnici, pratiche amministrative e certificazioni. Nel frattempo, però, affitto, rate e spese continuano a correre, mentre lo spazio è chiuso e non può sostenersi con la sua programmazione. Da 22 anni l’Angelo Mai è un luogo indipendente di cultura, ricerca artistica, diritti e comunità. Non possiamo permettere che questa storia si fermi».

Trovi qui la raccolta partecipa per fare in modo che lo spazio torni a produrre cultura e attività sociali come ha fatto per 22 anni!

La copertina è di Facebook Angelo Mai

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