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MONDO
Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismo
Dopo il primo turno elettorale, lo scenario politico verso il ballottaggio è estremamente polarizzato: l’estrema destra di Abelardo de la Espriella, in testa con il 43,7 % dei voti, sfiderà il candidato delle sinistre Iván Cepeda, che con la formula vicepresidenziale indigena Aida Quilqué, ha ottenuto il 40,9 %. Una elezione decisiva per la Colombia e l’America Latina
Le elezioni del 31 maggio hanno aperto uno scenario che fino a poche settimane fa appariva quantomeno poco probabile e che oggi incombe come una minaccia sul futuro del paese: alla chiusura dei preconteggi del voto del primo turno delle presidenziali, con il 58,7 per cento di partecipazione elettorale, il nuovo leader dell’estrema destra Abelardo de la Espriella della lista “Firme por la Patria”, filo trumpiano e difensore dei paramilitari, espressione della plutocrazia oligarchica e dei legami tra politica e paramilitarismo, sfiderà con il 43.74% il candidato scelto dalle primarie del Pacto Histórico per la coalizione “Alianza por la vida”, Iván Cepeda Castro, secondo con il 40.90%, il prossimo 21 giugno al ballottaggio per le presidenziali in Colombia.
Quel giorno si definirà il nuovo governo che a partire dal prossimo 7 agosto si insedierà alla Casa de Nariño, il palazzo presidenziale nella capitale colombiana, a seguito del primo governo di sinistra della storia colombiana che negli ultimi quattro anni è stato guidato da Gustavo Petro: sarà una virata verso una nuova estrema destra, che va oltre (e con) l’uribismo, nel solco di Trump, Milei, Noboa e Bukele, e della ripresa della guerra, dell’estrattivismo e del paramilitarismo, o si riuscirà a rilanciare nelle urne la continuità del governo progressista e popolare, con l’orizzonte della pace e della giustizia sociale?
Se nelle scorse settimane questa seconda opzione sembrava la più probabile, dopo il primo turno lo scenario è fortemente riconfigurato: da mesi era in testa nei sondaggi la formula che vede candidato presidente Iván Cepeda Castro, senatore di sinistra, figura riconosciuta delle lotte per i diritti umani, fondatore del movimento delle vittime dei crimini di Stato (suo padre fu un leader politico della Unión Patriótica assassinato dai paramilitari nel 1994), con Aida Quilcué, leader del movimento indigeno del Cauca ed ex senatrice, oggi candidata vicepresidenta. Insieme hanno riempito le piazze con grandissime mobilitazioni, forti del sostengo popolare al presidente e al governo uscente (il più alto degli ultimi decenni) e dei buoni risultati delle elezioni parlamentari dello scorso marzo dove il Pacto Histórico si era confermato primo partito a livello nazionale.
Ma questa volta il primo turno è di fatto diventato un secondo turno anticipato, con il voto dell’elettorato di destra spostato direttamente su Abelardo de la Espriella, che ha fatto irruzione nell’ecosistema digitale negli ultimi mesi, con un forte sostegno dell’estrema destra a livello internazionale e statunitense in particolare, convogliando sulla sua figura i voti della destra tradizionale.
Infatti, la candidata del partito Centro Democratico, la destra (estrema) tradizionale dell’uribismo, Paloma Valencia, dopo aver ottenuto oltre 3 milioni di voti alle primarie di marzo, si è fermata al 6.92%, non andando oltre il milione e seicentomila voti: è evidente che gran parte del suo elettorato ha votato direttamente il candidato visto come favorito per affrontare la proposta della continuità dell’attuale governo di sinistra, e che l’alleanza con il centrodestra moderato di Oviedo, dichiaratamente omosessuale e candidato vicepresidente con Valencia, non ha pagato in termini elettorali (e proprio Oviedo difficilmente sosterrà, a differenza di Valencia, il voto per Espriella, apertamente omofobo e misogino, aprendo una contesa anche su un settore di votanti di centrodestra in vista del secondo turno). Quarto il centro moderato di Fajardo, con il 4,26 %, pochissime percentuali per tutti gli altri e le altre candidate, a partire dall’ex sindaca di Bogotà Claudia López, che per poco non ha raggiunto l’1 per cento.
Seppur questo risultato è apparso in buona parte inatteso, la figura di estrema destra di Abelardo de la Espriella stava crescendo in maniera significativa nelle ultime settimane nelle reti sociali e nei sondaggi, fino a trasformarsi in una vera e propria minaccia contro la democrazia, arrivando a presentarsi come il più votato al primo turno elettorale, in vista del ballottaggio: se la sfida delle sinistre e del progressismo nei mesi scorsi era confrontarsi con l’eredità dell’uribismo, adesso la contesa è su un piano politico differente definito dal protagonismo di una figura nuova sullo scenario politico colombiano che, in sintonia con Trump, Milei, Bukele e Noboa, punterà sulle politiche tradizionali dell’estrema destra, oltre a promettere di “sventrare la sinstra e incarcerare i suoi dirigenti”, minacciando di usare la forza contro Petro e Cepeda (in un paese devastato dalla violenza, reduce da genocidi politici e terrorismo di stato, queste parole pronunciate da un avvocato difensore di paramilitari e narcotrafficanti pesano veramente tanto).
Nel programma di Abelardo de la Espriella troviamo le ricette dell’estrema destra a livello internazionale: allineamento strategico in politica estera con gli Stati Uniti e Israele, smantellamento del pubblico, mano dura repressiva, intensificazione della guerra.
Le proposte vanno dalle carceri speciali alla Bukele, fino ad un intenso e duro attacco contro le politiche sociali e le conquiste di questi anni di governo progressista, misure contro l’aborto e i diritti lgbtqi+, smantellamento della giustizia transizionale e degli accordi di pace, politiche in favore dell’impresa privata e dei latifondisti, misure in favore dell’estrattivismo e contro la transizione energetica.
Con il 43,7 per cento dei voti (che corrisponde a 10.361.499 voti), De la Espriella andrà al secondo turno forte del sostegno di Uribe e della destra tradizionale, mentre Iván Cepeda, con il 40,9 per cento, avendo ottenuto il numero più alto di voti nella storia della sinistra al primo turno elettorale delle presidenziali in Colombia, con 9.688.361 voti (ben un milione in più rispetto al primo turno di Petro di quattro anni fa), dovrà comporre alleanze con parti del centro moderato, ma soprattutto conquistare voti tra le milioni di persone che si sono astenute al primo turno, che potrebbero votare, almeno in parte, al ballottaggio, e che saranno decisive per la vittoria dell’uno o dell’altro candidato. Cepeda ha vinto sulla costa dei Caraibi, sulla costa Pacifica, nelle regioni più povere e marginalizzate, ed in quelle colpite storicamente dal conflitto armato, ma anche nelle grandi città della costa, oltre che a Cali e Bogotá (seppure nella capitale con risultati che si possono migliorare e sarà una delle questioni dirimenti verso il ballottaggio); nelle regioni interne, nelle aree urbane del centro, ad Antioquia e a Medellín, in alcune delle aree colpite dalla crisi umanitaria degli ultimi anni, ha invece vinto De la Espriella, mettendo al centro il discorso sulla sicurezza e la mano dura, riproducendo una mappa elettorale simile a quattro anni fa (che secondo diversi analisti ripercorre la polarizzazione politica del referendum sugli accordi di pace di dieci anni fa).

Saranno tre settimane decisive per mantenere la speranza e per difendere la democrazia in queste elezioni che hanno un valore che andrà bel oltre i confini nazionali colombiani e riguarda quantomeno lo scenario latinoamericano, se non oltre: la contesa sarà durissima, venti giorni di campagna elettorale decisive per la definizione del prossimo presidente in un paese ancora più fortemente polarizzato di quanto non lo fosse già. Quattro anni fa, Petro ha recuperato oltre tre milioni di voti tra il primo e il secondo turno, vincendo le presidenziali, nonostante la somma dei voti del primo turno dei due candidati di destra fosse superiore a quanto ottenuto, in termini di numeri di voti, dalla sinistra, in uno scenario simile in quanto ai numeri a quello attuale.
Seppure ci troviamo in uno scenario politico differente, la possibilità di tornare a vincere per le sinistre è aperta, e queste tre settimane di campagna saranno decisive per negoziare accordi elettorali ma anche e soprattutto per convincere nuovi votanti in uno scenario più polarizzato che mai.
Da ieri è cominciata una campagna elettorale completamente nuova, dove ogni passaggio, ogni parola e azione saranno decisive, e dove è in gioco non solo la scelta di un presidente, ma il futuro del paese, la possibilità stessa della democrazia, della pace e della difesa della vita in un paese che viene da sessant’anni di conflitto armato, diseguaglianza e violenza, e che in questi quattro anni ha conosciuto importanti miglioramenti in termini di crescita economica, di diritti sociali e condizioni socio-economiche dei settori popolari, dall’innalzamento del salario minimo all’abbassamento del tasso di disoccupazione ed informalità, con significativi avanzamenti per i diritti del lavoro, delle economie popolari e delle comunità indigene ed afrodiscendenti, in un panorama però segnato anche dai limiti incontrati dal processo della pace totale, da tensioni politiche con gli Stati Uniti, e da una nuova intensificazione delle violenze dei gruppi armati e del narcotraffico (con gli ultimi attentati a fine aprile che hanno provocato 25 morti e decine di feriti nel Cauca e a Cali, e bombardamenti dell’esercito contro il Clan del Golfo durante la giornata elettorale).
In questo scenario, bisogna tener conto del contesto geopolitico, oltre a quello ideologico: un fattore di grande importanza è l’influenza sulle elezioni dell’ingerenza statunitense, passato negli ultimi mesi per le minacce di Trump di bombardare la Colombia e le misure contro Petro (dopo l’attacco contro il Venezuela a gennaio, mentre continuano le minacce e il blocco criminaale contro Cuba), ai dazi e alle tensioni militari al confine con l’Ecuador attraverso le politiche del presidente filo trumpiano Noboa, fino alla delegazione guidata dal senatore statunitense, di origine colombiana Moreno, che ha partecipato a riunioni politiche alla vigilia elettorale con De la Espriella e Valencia in Colombia, fino alle fake news e agli ingenti finanziamenti per campagne mediatiche e nelle reti sociali contro il governo Petro che arrivano da tanti esponenti dell’estrema destra statunitense e latinoamericana: un campo di battaglia decisivo in vista del ballottaggio.
Nelle piazze, nelle reti sociali e nelle strade ieri sono cominciate le mobilitazioni per questo secondo turno elettorale: nei quartieri popolari e nelle università, in tanti e tante sono scese in strada per fare campagna e difendere la democrazia e la vita contro l’estrema destra, e per dare continuità al progetto di trasformazione sociale cominciato con gli accordi di pace, le rivolte sociali e il governo Petro.
Ivan Cepeda, dopo aver chiesto di attendere i risultati ufficiali dello scrutinio elettorale, denunciando rischi di frodi elettorali nel preconteggio, a seguito dell’annuncio del presidente Petro, che ha presentato una denuncia di una alterazione del censo elettorale corrispondente a poco più di 800mila voti (poco più della differenza di voti tra De La Espriella e Cepeda), ha dichiarato che bisognerà mobilitarsi per vincere le elezioni contro il fascismo e il paramilitarismo, “contro un truffatore di truffatori alleato di paramilitari e narcotrafficanti, espressione della politica mafiosa e paramilitare che tanti disastri e violenze ha causato in Colombia negli ultimi decenni”, per continuare il progetto del cambiamento sociale e politico in Colombia.
Poche ore dopo, il presidente Petro ha dichiarato: “Abbiamo tutti il dovere morale di lottare contro il fascismo mafioso che ha governato per decenni la Colombia con Uribe e che oggi vuole tornare al potere con Abelardo. Ma Abelardo ha perso nella sua regione natale, ed è stato sconfitto in tutta la regione dei Caraibi: la gente del suo territorio sa cosa può succedere se un fascista difensore del paramilitarismo torna al potere. Invito tutte le persone democratiche a unirsi per difendere la democrazia contro la morte che si avvicina. Invito la gioventù colombiana a votare in massa per difendere la vita. Oggi serve una vera e grande alleanza per la vita”. Dalla forza e dall’efficacia di questa alleanza per la vita, e dalla forza elettorale che riuscirà a costruire, passerà la possibilità e la speranza della Colombia, dell’America Latina e oltre, di resistere alla guerra, al fascismo e all’estrattivismo, per costruire orizzonti politici di trasformazione nel regime di guerra globale.
Immagine di copertina a cura di Alioscia Castronovo, mobilitazione contro l’ingerenza di Trump in Colombia, Bogotá, 2026.


