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Sciopero generale del 10 novembre: lettera di lavoratrici e lavoratori della sanità

Lavoratrici e lavoratori della sanità del Lazio scrivono a cittadini, pazienti e colleghi sullo sciopero generale del 10 novembre e sull'importanza di questa mobilitazione anche per il diritto alla salute di tutte e tutti.
Sanità: è ora di cambiare

Care cittadine, cari cittadini,

Care e cari pazienti,

Care colleghe e cari colleghi,

venerdì 10 novembre ci sarà un importante sciopero generale, indetto dai sindacati di base (COBAS, USB, UniCobas) e al quale hanno aderito movimenti e nuovi esperimenti di sindacalismo sociale (CLAP). Sciopereranno lavoratrici e lavoratori della Pubblica Amministrazione e del settore Privato, della Scuola e dei Trasporti, dei Servizi e dell’Industria. Sciopereremo anche noi, lavoratrici e lavoratori dipendenti e precari della Sanità Pubblica e di quella Privata.

A Roma e nel Lazio lo Sciopero del prossimo venerdì si colloca all’interno di una mobilitazione importante, che da tempo ormai portiamo avanti. Ci battiamo contro i processi di “esternalizzazione” (interi settori del Servizio Sanitario dati in appalto alle Cooperative) e privatizzazione, contro le tante disuguaglianze che questi processi impongono alle lavoratrici e ai lavoratori.

Il nome della nostra rete già parla chiaro: la Salute NON si appalta. Così i nostri slogan. Tra questi, ci preme ripetere: a parità di mansioni, competenze, responsabilità, parità di contratto, retribuzione, diritti. Se nel pubblico, infatti, mancano le risorse e gli organici sono insufficienti, nei servizi “esternalizzati” e nel privato accreditato le retribuzioni sono più basse, si fa abuso di finte partite Iva, la turnazione è spesso insostenibile.

Anche a partire dalle mobilitazioni di questi mesi, non ultima quella dello scorso 8 marzo, nella Regione Lazio sono accaduti due fatti importanti: l’approvazione da parte del Consiglio della Legge 4/2017, norma che finalmente riconosce nelle nuove procedure concorsuali un punteggio per gli anni di lavoro svolti nelle strutture pubbliche anche a coloro che hanno prestato la loro opera in regime di “esternalizzazione”; il Decreto 422/2017, che impone alle aziende accreditate di stabilizzare una parte significativa del personale. Due provvedimenti indubbiamente parziali. Lo è soprattutto il secondo, che di certo non sana la piaga del finto lavoro autonomo. Comunque sia, in particolare per quel che riguarda la Legge 4/2017, un importante passo in avanti. In questo senso, l’impugnazione della Legge da parte del Consiglio dei Ministri è un atto incomprensibile e grave, che il 10 denunceremo con grande forza. Così come chiederemo la piena stabilizzazione di tutto il personale precario, nel privato accreditato come nei servizi “esternalizzati”. Di più: in attesa che le procedure concorsuali riconoscano il giusto al personale “esternalizzato”, pretenderemo un controllo costante e rigoroso dei cambi d’appalto, affinché la clausola di salvaguardia venga correttamente applicata.

Il 10 novembre ci batteremo per i nostri diritti. Ma anche, e con determinazione, per il diritto alla Salute di tutte e tutti.

Con la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015” la Corte dei Conti ha quantificato con precisione i tagli alla Sanità: una riduzione di 10,5 miliardi di euro del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, rispetto ai livelli programmati. Ai 10,5 miliardi vanno aggiunti ulteriori riduzioni pari a 423 mln di euro per il 2017 e 604 mln di euro per il 2018, a causa del mancato contributo agli obiettivi di finanza pubblica da parte delle Regioni e Provincie autonome. Ricapitolando, quindi, oltre 11,5 miliardi di euro di riduzione del finanziamento del SSN per gli anni 2015-2018, e un Fondo sanitario nazionale che si attesta nel 2018 a 113,396 miliardi anziché a 114 mld, come previsto dalla Legge di Bilancio 2017. L’Italia è quattordicesima in Europa, l’ultima nel G7.

Queste misure che penalizzano il finanziamento del SSN, e che si sommano ai tanti tagli degli ultimi anni (dal 2008: 45 mila posti letto in meno, la riduzione del 50% dei servizi territoriali, ecc.) incidono pesantemente sull’assistenza e sui diritti dei cittadini (in 12 milioni rinunciano alle cure, perché non possono permettersele!). E, nello stesso tempo, illuminano i processi di precarizzazione del lavoro succitati.

E ora di unire ciò che sempre, soprattutto dai media, viene separato e contrapposto: senza lavoro di qualità, non è possibile qualità del servizio. La Sanità è un bene comune, da tutelare e da sostenere con risorse pubbliche adeguate. E il lavoro nella Sanità pretende diritti, stabilità contrattuale, solidità retributiva.

Per dire e denunciare tutto ciò con forza, durante lo Sciopero generale e sociale del prossimo 10 novembre saremo in presidio sotto il Ministero della Salute (a partire dalle ore 9 in piazza Castellani, Lungotevere Ripa). E chiediamo fin da ora alla Ministra Beatrice Lorenzin di ricevere una nostra delegazione. Perché è giunto il momento di dare voce a chi voce fin qui non ha avuto, alle tante lavoratrici e ai tanti lavoratori che quotidianamente, con dedizione e professionalità, mandano avanti il Sistema Sanitario Nazionale.

La Salute NON si appalta”

Lavoratrici e lavoratori: Policlinico Umberto I, Policlinico Tor Vergata, Casa di Cura “Villa delle Querce”, Coop. “Capodarco”, ASL Roma 1, ASL Frosinone, Sant’Andrea, Pertini, IFO, Spallanzani, Università “Sapienza”.

Per informazioni: 347 0913692 | 339 2141091

CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario

COBAS Privato e Sanità Università e Ricerca

 

Fonte: CLAP

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