ROMA

Una Street Parade per difendere L38Squat dallo sgombero

Al Laurentino 38 lo spazio urbano è lo specchio dell’ingiustizia sociale. I quartieri di edilizia pubblica vengono raccontati come degradati, destinati al declino, al fallimento, alla povertà. Eppure proprio in questi luoghi sono nate esperienze di auto-organizzazione, di solidarietà, interventi di trasformazione dal basso della città che del riuso hanno fatto la loro ragione. Uno di questi è il L38SQUAT al Sesto ponte del Laurentino 38 che adesso è minacciato di sgombero e chiama la città in sua difesa a una Street Parade il 27 ottobre

Se è vero che ogni società modella il suo spazio, il neoliberismo ha disegnato la città che è sotto i nostri occhi. Quei quartieri privati di ogni servizio e dello spazio pubblico, resi irraggiungibili dall’assenza di collegamenti, lasciati senza manutenzione, sommersi da rifiuti, sono il risultato delle forze economiche che hanno governato lo sviluppo urbano. I servizi alla residenza, commercio, scuole, presidi medici, che tradizionalmente le facevano da sostegno in alcuni quartieri non ci sono più o sono stati interamente privatizzati. A Roma si vive male, ce lo dicono le condizioni concrete della vita quotidiana. L’enorme territorio comunale, uno fra i più estesi fra le capitali europee, è disseminato di frammenti continui di città che non riescono mai a costruirsi come discorso urbano.

Roma è una città che accumula edifici abbandonati, ruderi urbani inutilizzati in attesa che vengano presi in considerazione per la loro valorizzazione finanziaria, attraverso operazioni immobiliari. Il panorama è costellato da questi fantasmi, cantieri iniziati e mai finiti, manufatti industriali dismessi, case vuote, spazi lasciati all’incuria. Sentiamo da anni parlare di recupero, riuso, rigenerazione. Aspettiamo un grande progetto che capovolga le scelte insediative che hanno generato il disastro che ci circonda e invece ci vengono prospettate operazioni che porteranno a nuove esclusioni.

Molti quartieri poi sono colpiti da una narrazione tossica che li accompagna fin dalla loro nascita. Sono spesso lontani dalle zone centrali, raccontati come preda del “degrado” destinati al declino, al fallimento, alla povertà. Sono in gran parte realizzazioni di edilizia pubblica, mai completate con i servizi previsti e finanziati, edifici lasciati all’incuria senza alcuna manutenzione, ascensori fuori uso per mesi. Eppure proprio in questi brandelli di città abbandonati sono nate esperienze di auto- organizzazione, di solidarietà, interventi di trasformazione dal basso della città che del riuso hanno fatto la loro ragione. Uno di questi è il L38SQUAT al Sesto ponte del Laurentino 38.

Il quartiere realizzato alla fine degli anni ’70 nel quadrante sud ovest della città a ridosso del Grande Raccordo Anulare nasce dall’attuazione della Legge 167 del 1962 promosso dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Petroselli, insieme alla GESCAL e all’IACP. Il gruppo di progettisti incaricati è coordinato dall’architetto Pietro Barucci. La concezione urbanistica del quartiere è quella di una città satellite autosufficiente con disegno unitario organizzato e strutturato lungo un asse viario principale di quattro chilometri ad anello. I nuclei di residenze sono costituiti da un edificio a torre di 14 piani e cinque edifici in linea di 8 piani, collegati da edifici “ponte” di due livelli, a cavallo dell’asse stradale. Gli spazi porticati degli edifici residenziali e le zone coperte dell’edificio a ponte generano un sistema distributivo pedonale impostato a una quota superiore rispetto a quella dell’anello stradale, separando così il traffico veicolare da quello pedonale. I residenti sono 25mila, di cui 9mila nell’edilizia pubblica, il resto nelle cooperative convenzionate.

La qualità del quartiere risulta inferiore alle aspettative, a causa della mancata realizzazione degli spazi collettivi e della scarsa attenzione alla qualità costruttiva. Quelli che dovevano essere insediamenti ad alta densità abitativa inseriti nel verde e autosufficienti per funzioni commerciali e di servizio, si configurano come quartieri “dormitorio” mal collegati alla città, ma totalmente dipendenti da essa.  E le aree intermedie continuano a incrementare il loro valore, a beneficio dei proprietari privati e dell’espansione continua dell’abusivismo.

Gli spazi destinati alle attività di servizio vengono da subito non utilizzati e nell’abbandono quei locali vuoti vengono occupati da chi cerca un rifugio dove vivere o valorizzati con usi sociali, non solo nel caso del Centro Sociale Laurentinokkupato che è lì al sesto ponte dal 1991. Si parla di devastazione e degrado. E così l’Amministrazione guidata dal sindaco Veltroni nel 2008 pensa di demolire il problema che non sa risolvere. Giù alcuni ponti e la cubatura demolita sarà riedificata da privati in zone di pregio adiacenti al quartiere, non per realizzare servizi, ma altre case. Il riuso e il recupero di cui tanto si parla attraverso l’inserimento di funzioni pregiate, uffici pubblici, servizi sociali in realtà è una speculazione edilizia vecchia maniera.

Negli ultimi anni però la narrazione è cambiata. Anche il Laurentino 38 sta vivendo un’ondata di riqualificazione radicale come accade in altre parti della città.

Il 27 novembre 2020 a pochi passi dal quartiere viene inaugurato il Centro Commerciale Maximo Shopping Arena, progetto da più di 300 milioni di investimento, con  65mila mq di superficie, 160 negozi presenti, 12 grandi e medie strutture specializzate, oltre 40 tra bar, chioschi e ristoranti, un cinema Multiplex Luxe con 7 sale di ultima generazione con poltrone salotto reclinabili, una palestra, un family entertainment center (!) di nuova concezione, un poliambulatorio e una clinica veterinaria, naturalmente privati, e un parcheggio di 100mila metri quadri su tre piani con oltre 3mila posti auto. Spazi privati, luoghi creati per spillare soldi ai visitatori attesi, che nel primo anno si prevede saranno circa 7 milioni. Eppure viene definito «il cuore pulsante del quartiere e luogo di attrazione per tutta la Capitale». È stata pubblicata anche una monografia da Maggioli Editore che nella presentazione lo descrive così: «il centro commerciale MaXimo Shopping, a Roma, è  stato progettato con la volontà di concepire un edificio che diventasse non solo un nuovo luogo nella città, ma “il luogo” dove le persone dei quartieri limitrofi, indipendentemente dall’età e dalla condizione sociale, potessero ritrovarsi durante le diverse ore della giornata».

Per consumare cibo forse, anzi food, nei 40 locali che offrono bevande con l’assistenza dei Wine Specialists. Attivi anche con il servizio delivery, che invita a ordinarsi la cena e procurarsi le bottiglie più adatte per accompagnarla. Oppure per prendere un caffè da Illy, dove «l’eleganza del design, il richiamo all’arte e alla bellezza negli elementi iconici, decorativi e di comunicazione contraddistinguono l’identità del brand». E ancora Maybu, margaritas e burritos messicani in chiave gourmet oppure Hoodie Hotdog direttamente dagli USA ci parlano di un mondo che non conosce confini e offrono l’illusione di annullare le differenze sociali.

Eppure le differenze sociali sono aumentate, come sanno bene le persone che vivono al Laurentino 38 e ogni giorno devono fare i conti con il costo della vita altissimo, la sanità a pezzi, l’emarginazione e lo stigma che li segna. Questo quartiere rischia di essere privato di uno spazio prezioso, L38Squat, il centro sociale del sesto ponte, è sotto sgombero. Le attività culturali, sociali e politiche che hanno costruito con il quartiere rappresentano qualcosa da cancellare e sostituire con il mostruoso centro commerciale.  

Per parlare alla città e difendere il centro sociale che, come altri spazi della città, è minacciato di sgombero è stata organizzata una Street Parade che partirà venerdì 27 ottobre alle 18,30 dal 1° Ponte a via Ignazio Silone. Gli organizzatori scrivono: «Con la musica e con le parole vogliamo raggiungere chi abita con noi il quartiere e vuole riscatto perché rifiuta l’immagine cupa e negativa che vogliono incollarci addosso».

Immagine di copertina dal manifesto della Street Parade