ITALIA

Un movimento, mille linguaggi: in piazza contro il Ponte sullo Stretto

La pluralità della partecipazione e la varietà delle sensibilità presenti in piazza ha creato non pochi scompensi a chi avrebbe voluto collocare ai margini del dibattito politico il movimento No Ponte. E invece il movimento No Ponte si è mostrato largo, unitario e compatto, ma, allo stesso tempo, capace di parlare i mille linguaggi presenti nei nostri territori

Ci siamo presi un paio di giorni prima di commentare la manifestazione No Ponte di sabato scorso. Volevamo ancora vivere nell’atmosfera di un evento gioioso e determinato che dà a tutti noi la forza di continuare a lottare contro l’incombenza della furia devastante della grande opera, volevamo ancora risentire le tante voci che hanno attraversato quella giornata, volevamo ancora rivedere i tanti volti che l’hanno resa importante.

Il nostro giudizio non può che essere positivo, per le dimensioni del corteo, per i contenuti che lo hanno attraversato e per la generosità di tante e tanti che hanno contributo a rendere possibile un fine settimana denso di iniziative. Da questo punto di vista un grazie e un abbraccio grande non può non andare a chi è venuto a sostenerci nella gestione del campeggio, della piazza e del concerto. Queste giornate ci hanno permesso di fare incrociare i tanti movimenti di lotta che nei loro territori si battono per la difesa dalle opere nocive alle popolazioni e questo è un risultato prezioso da mettere a diposizione. Come sempre, quando fai alcune cose le sbagli e qualcuna ci è stata fatta notare. Per noi è solo uno stimolo a fare meglio e di più.

La pluralità della partecipazione e la varietà delle sensibilità presenti in piazza ha creato non pochi scompensi a chi avrebbe voluto collocare ai margini del dibattito politico il movimento No Ponte. E invece il movimento No Ponte si è mostrato largo, unitario e compatto, ma, allo stesso tempo, capace di parlare i mille linguaggi presenti nei nostri territori. Questo nostro essere indefinibili genera reazioni scomposte che provano, senza riuscirci, a incasellarci. Allo stesso modo, spuntano già i tentativi di dividerci tra buoni e cattivi. Li abbiamo conosciuti già in altre occasioni. Non ci cascheremo di certo.

Noi sappiamo bene che intorno alla ripartenza dell’iter progettuale si è formato un blocco sociale, costituito da gruppi e categorie che traggono vantaggio, non già dalla realizzazione dell’opera, quanto dall’avvio della cantierizzazione. Non sono molti, ma sono influenti poiché appartengono all’élite delle nostre città. Hanno un solo problema: il loro consenso è in caduta libera. E questo li rende nervosi. Noi sappiamo bene che non dobbiamo dare loro troppa importanza e che, invece, dobbiamo continuare con ancora maggiore impegno il nostro percorso.

Quello di sabato è stato un secondo passo, oltre, naturalmente, alle tante iniziative di questa estate, dopo quello fatto con la straordinaria manifestazione del 17 giugno a Torre Faro. Siamo in crescita e questa è una notizia che ci rende felici, ma dobbiamo impegnarci ancora di più per aumentare la nostra capacità di coinvolgere sempre più persone. I prossimi mesi saranno dedicati ad andare a parlare a coloro con i quali non ci siamo riusciti ancora, a migliorare la nostra capacità comunicativa, ad approfondire un’analisi che ci consenta di guardare al ponte dentro un contesto più ampio.

Quello che abbiamo fatto è già tanto, ma sappiamo quanto sia ancora insufficiente. Ciò che, però, per noi è chiaro è che questa è la lotta di una intera comunità, di un territorio che si riprende il diritto di decidere del proprio futuro. Da questo punto di vista ci piacerebbe che sempre più le nostre manifestazioni fossero attraversate prevalentemente da magliette e bandiere No ponte. Siamo un movimento che parte dalla società, tra le persone comuni, tra gli abitanti, ma non siamo il basso di un qualche vertice. Quello che si decide lo si decide tutti quanti insieme e lo si gestisce tutti quanti insieme.

Stiamo ancora smontando le strutture che ci hanno consentito di dare vita a queste giornate, ma siamo già pronti a ripartire.

Comunicato pubblicato sulla pagina No Ponte.

Immagine di copertina di Giordano Pennisi – Scattomancino