OPINIONI

Tra green pass e dubbi sui vaccini, quale strategia politica?

La confusione su quale posizione prendere nel campo progressista e di sinistra è massima. Le domande rimaste aperte nel dibattito italiano ed europeo

Nell’ultimo anno tutte e tutti ci siamo ritrovati invorticati in discussioni difficili riguardanti la gestione della pandemia, abbiamo ricevuto messaggi ambigui di catene whatsapp sui vaccini, o abbiamo visto video un po’ imbarazzanti contro l’uso della mascherina. Questa confusione è forse il problema maggiore del nostro secolo. Nel corso degli ultimi decenni, infatti, sono venute a mancare le categorie fondamentali che permettevano di comprenderci anche se eravamo su posizioni contrapposte dello spettro politico.

Sono venute, cioè, a mancare quelle categorie che permettevano di dare per scontate le premesse del nostro discorso politico, come ad esempio il posizionamento destra e sinistra. Oggi venendo a mancare queste basi, è profondamente compromessa la nostra capacità di comprensione reciproca. Un problema enorme per la costruzione di una strategia politica condivisa di ampio raggio, evidente nella discussione pubblica sulla vaccinazione e il green pass nel campo progressista e di sinistra.

Le posizioni contrarie ai vaccini si sono iniziate a diffondere negli ambienti della politica progressista e di sinistra diversi anni fa e in Italia si sono organizzate politicamente nell’opposizione al decreto legge n.73 del 2017 che ha reso obbligatori dieci vaccini per bambine e bambini.

Non si tratta solo di “mamme pancine” o “complottisti rossobruni”, ma di tante e tanti che vagano dal campo della spiritualità alternativa all’educazione libertaria, da ambienti dei ceti urbani medio-alti alle tecnoscienze, dalle campagne a coltivazione biodinamica alle comunità anarchiche urbane. I dubbi sui vaccini sono molti ma si possono suddividere principalmente in due grandi insiemi correlati tra loro: da un lato la paura per la propria salute personale e tutto ciò che riguarda gli effetti collaterali dei vaccini, dall’altro la mancanza di fiducia nei confronti delle case farmaceutiche che hanno l’obiettivo del profitto e non della salute comune.

Paul Becker (da commons.wikimedia.org)

Queste paure si innestano su una sempre maggiore mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni, dei media, e dei governi considerati delle élites lontane dagli interessi popolari, il cui primo effetto evidente è la sempre minore partecipazione alle elezioni per le istituzioni rappresentative a qualsiasi livello. Nel nostro come in altri paesi i dubbi nei confronti dei vaccini si sono mischiati alla contrarietà al green pass e alle altre misure di gestione della pandemia, alimentando mobilitazioni ambigue, fino alla manifestazione di sabato scorso a Roma, dove i militanti di Forza Nuova hanno guidato l’assalto alla sede della Cgil.

Il green pass è una misura di soft law, che, evitando l’approvazione di un vero e proprio obbligo vaccinale, rende di fatto il vaccino l’unica soluzione possibile per vivere la socialità e – dal 15 ottobre – anche per lavorare.

L’Unione Europea ha reso il certificato COVID digitale obbligatorio per viaggiare tra i paesi membri dal 1 luglio 2021, ma ogni singolo stato ha deciso se e come renderlo obbligatorio nel proprio territorio. Il primo paese a rendere il pass sanitario obbligatorio è stato la Francia, qui è necessario anche per sedersi ai tavolini esterni di un bar, oltre che nei luoghi di lavoro e in tutti gli spazi chiusi.

L’Italia ha seguito i cugini d’oltre Alpe e da questo venerdì il pass sarà obbligatorio anche qui per entrare al lavoro. Similmente hanno deciso molti Länder tedeschi, mentre la Spagna e la Danimarca sono tornate sui propri passi e hanno revocato l’obbligatorietà del pass, la prima dopo che diversi tribunali regionali lo hanno dichiarato invalido, la seconda non ritenendolo più necessario dati i numeri in calo delle infezioni.

In Francia, paese con un radicato movimento antivaccinale, l’approvazione del pass sanitario ha scatenato fortissime proteste, che ogni sabato hanno riempito le piazze del paese con grandi tensioni con le forze dell’ordine. Anche lì, come nel nostro paese, c’è chi incolpa la sinistra antagonista di non essere stata in grado di comprendere la rabbia diffusa contro il controllo sociale implementato da una misura come il pass sanitario, e ci si domanda come e se attraversare queste mobilitazioni per non lasciarle nelle mani dell’estrema destra.

La strategia di France Insoumise, Sud Solidaire e di alcuni gruppi di Gilet gialli è stata quella di convocare piazze separate senza alcuna commistione con i gruppi di estrema destra, comunque molti forti nell’organizzazione di queste mobilitazioni.

Anche in queste piazze, però, non si può non notare che oltre agli slogan contro il green pass, misura considerata autoritaria e liberticida, si muovano profondi dubbi rispetto alla vaccinazione.

In Italia le mobilitazioni no green pass nascono dalle stesse reti che hanno organizzato le manifestazioni no-mask, contro le chiusure, oltre che dalla galassia no-vax. Reti che hanno funzionato come spazio di rilegittimazione di gruppi e posizioni di estrema destra ben note. Nonostante questo, alcuni gruppi hanno cercato di portare contenuti anticapitalisti all’interno delle mobilitazioni contro il green pass.

Certo condividiamo l’idea che sia necessario domandarsi da dove viene questa rabbia sociale contro l’ennesima e mal gestita misura di gestione della pandemia, però il luogo di enunciazione da cui si pongono certe domande è importante tanto quanto le domande poste. E se si arriva ad ascoltare dal palco leader riconosciuti dell’estrema destra, forse qualcosa non funziona nella strategia di riposizionamento adottata. Ma questo non è un tema in discussione solo tra qualche piccolo gruppuscolo italiano, ma una problema di tutto il campo delle sinistre nel mondo occidentale, dove esiste un accesso gratuito e garantito ai vaccini.

Potremmo forse provare a comprendere le divisioni nel campo progressista dividendole in tre posizioni: chi è contro il green pass e contro la vaccinazione; chi è contro il green pass ma non contro la vaccinazione; chi è per la vaccinazione ma non prende pozione contro il green pass, anche se non lo ritiene una buona misura.

La prima posizione riprende le vecchie idee e teorie antivaccinali che si sono diffuse in Italia nella lotta contro il decreto del 2017, con la differenza che lo si fa al tempo di una pandemia globale. Chi supporta questa posizione oltre a esprimere una paura individuale, una profonda sfiducia nei confronti delle multinazionali farmaceutiche e ospedaliere, di fondo ha molti dubbi sulla pandemia stessa e se il covid-19 sia una malattia veramente così grave.

(da commons.wikimedia.org)

E nonostante si possano anche condividere le critiche alle case farmaceutiche e sulla medicalizzazione diffusa della società, sembra mancare a questa posizione una visione d’insieme complessa sulla produzione capitalista, non un gruppo elitario composto da poche persone che decidono sul mondo ma un insieme di relazioni di produzione e classi globali. Mancando una dimensione della contrapposizione di classe, il capitalismo diventa un complotto delle élites, della massoneria e di qualche banchiere, spesso di origine ebraica.

Poco o niente viene detto sulla necessità di eliminare i brevetti dai vaccini, di avere più trasparenza sui dati e la ricerca e infine non si fa mai cenno al fatto che enormi strati della popolazione mondiale più povera non hanno alcun accesso né ai vaccini né alle cure contro il covid-19.

La seconda posizione, che è poi quella portata avanti da France Insoumise e Sud Solidaire e molti gruppi anti autoritari, attacca il green pass come misura liberticida, autoritaria, e approvata senza alcun voto democratico. Seguendo questo pensiero, il green pass è l’ultima espressione di un governo della pandemia che, dal lockdown alle quarantene, è diventato sempre più sorvegliante schiacciando le libertà di scelta degli individui. Ma libertà di scelta su cosa? La libertà di non vaccinarsi? La libertà di uscire per strada anche quando si poteva essere veicolo di contagio?

Come spiega un sanitario francese antivaccinista e pronto ad andare incontro alla sospensione dal lavoro intervistato da “Lundi Matin”: «Dubito anche che si possa dissociare l’adesione alla vaccinazione obbligatoria dall’adesione al pass sanitario: quest’ultima è, nella società realmente esistente, la modalità di attuazione della prima». Insomma, scavando dietro le posizioni contro il green pass come misura di controllo sociale ci sembra di ritrovare comunque profondi dubbi nei confronti dei vaccini e sulla necessità di vaccinare tutta la popolazione. In questo modo la difesa della libertà individuale, del proprio corpo, della propria scelta diventa, anche senza volerlo, un modo di cancellare dal discorso pubblico il tema della sanità pubblica, dell’accesso alle cure, e il problema della gestione di una pandemia globale. Un problema collettivo non una semplice questione di libertà individuale.

Rimane però da chiedersi: possiamo portare avanti come posizione progressista una visione del mondo in cui la salute pubblica è subordinata alla scelta personale?

Infine c’è una terza posizione che sostiene apertamente la vaccinazione e non prende pozione contro il green pass, nonostante lo ritenga una misura che scarica sugli individui il carico della gestione della pandemia, perché ritiene ambigue le altre posizioni contrarie a questa misura. Questa terza posizione rimane debole, schiacciata politicamente e non agendo apertamente contro il green pass potrebbe essere accusata di supportare tacitamente il governo Draghi, le grandi multinazionali farmaceutiche, o la Scienza con la esse maiuscola.

In questo modo la vaccinazione come scelta di responsabilità collettiva rimane un tema che viene sbandierato dai governi neoliberali, come quello di Draghi o Macron, svuotandola di senso e alimentando dubbi sull’efficacia dei vaccini. Mentre il tema meno discusso nel dibattito pubblico rimane quello «per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte». Così come portato avanti dalla campagna “Nessun profitto sulla pandemia” (di cui vi invitiamo a firmare la proposta dei cittadini europei).

Individuare queste tre posizioni non ha però diminuito la confusione di questo dibattito, anche perché all’interno di ogni posizione esistono mille sfaccettature individuali che dovrebbero in qualche modo essere ascoltate (coloro che non si vaccinano ma non si dichiarano antivax, coloro che si vaccinano, hanno il green pass, ma sono contrari al vaccino…). E non da ultimo le posizioni dei portuali che da sinistra criticano il green pass.

(da commons.wikimedia.org)

Così la confusione rimane massima, mantenendo stabile lo status quo. In fin dei conti, dalla manifestazione di sabato scorso esce più forte solo il governo Draghi, governo che nega qualsiasi discussione democratica su ogni tema economico, politico, sociale o sanitario. Rinforzando l’idea che solo un uomo forte al comando ci potrà traghettare fuori da questa crisi, a scapito di qualsiasi idea di società, collettività, o relazione di cura.

Immagine di copertina da flickr