ITALIA

“Torino sottosopra”, il corteo musicale che vuole farsi spazio in città

I recenti attacchi contro la movida nascondono il tentativo di normalizzare le vite dei giovani. Domenica 23 febbraio nel capoluogo piemontese si scende in strada per un’altra idea di città

È davvero la movida torinese a trovarsi sotto attacco? Questa è la domanda troppo spesso dimenticata o ignorata quando nel dibattito pubblico si parla del mondo della vita notturna. L’assenza di questa riflessione ovviamente non è casuale, ma è un preciso calcolo che evita di svelare le contraddizioni che attraversano questa città. È sempre facile attaccare la composizione giovanile, studentesca e non, per il proprio stile di vita troppo trasandato, nullafacente e rumoroso. Dietro questo attacco c’è un tentativo violentissimo di normalizzare le nostre vite: i giovani dovrebbero pensare a lavorare e studiare, non fare casino in piazza fino a tarda notte. I giovani dovrebbero, insomma, essere produttivi e non è un loro diritto spendere il proprio tempo di vita nella forma e nei modi che preferiscono se queste forme e questi modi non creano profitto.

La retorica del degrado che è stata ampiamente utilizzata nell’attacco, mediatico, politico e normativo, ai locali del Valentino che ha portato, in momenti diversi, alla chiusura di praticamente tutte le discoteche che sorgevano un tempo all’interno del parco, che in passato è stata utilizzata per i Murazzi, è il secondo tassello narrativo di attacco alla vita notturna torinese: il mondo della notte, infatti, porta spaccio, violenza, casino e sporcizia, ovviamente appare evidente che trovare una linea di continuità diretta tra la movida e questi aspetti sia completamente insensato e per accorgersene basta attraversare il Valentino di notte ora che la maggior parte dei locali sono chiusi. Il punto, quindi, è questo la risposta è tutta in questi due aspetti: a Torino la movida non è sotto attacco, a Torino sono sotto attacco le esperienze di socialità notturna.

Gli imprenditori della movida hanno impiegato davvero poco a riciclarsi, a trovare altri luoghi di investimento, hanno saputo speculare sulla riqualificazione di alcuni quartieri, San Salvario su tutti e ora si stanno spingendo all’interno di Aurora. I “localari” hanno saputo adattarsi e, anzi, spesso hanno tratto maggiori profitti da una forma di socialità notturna tutta incentrata sul consumo dove a essere eliminata e massacrata è l’offerta musicale e culturale. I “ricchi della notte” hanno trovato certamente grande convenienza nella costruzione di quartieri che diventavano supermercati serali di alcolici, hanno gioito quando hanno scoperto che bastava pagare in nero due o tre bariste e smettere di investire su un progetto culturale, hanno sicuramente festeggiato quando la scena musicale si è spostata dai piccoli club con biglietti a prezzi accessibili a grandi cattedrali dell’intrattenimento dove per assistere ad un concerto serve spendere dai 30€ in su.

Insomma nella città di SOPRA troviamo quello che da sempre denunciamo, la speculazione, lo sfruttamento e i profitti che finiscono nelle tasche di poche persone. Ma se è vero che, come scriveva Calvino ne “Le città invisibili”, «Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.» a questa città di SOPRA si contrappone con forza una città di SOTTO che spinge dal basso nonostante i continui tentativi di attacco. In quella città ci sono le masse di giovani che sono state espulse dai luoghi della cultura notturna e si trovano costrette ad occupare le piazze, a consumare, a vedere ristrette le proprie possibilità di scelta, c’è il lavoro sommerso, precario, spesso sottopagato o addirittura in nero delle migliaia di persone che lavorano di notte: che stanno dietro un bancone, dietro una consolle o per strada.

Nella città di sotto ci sono persone che consumano le merci per i profitti della città di SOPRA, ci sono persone che vengono private quotidianamente della propria possibilità di scegliere come passare il proprio tempo libero, ci sono persone che sabotano la città di sopra con tutti quei piccolo gesti di disobbedienza ad un’ordinanza o a una regola. Questa è la città di SOTTO che domenica 23 febbraio scenderà in piazza, per dire che gli spazi chiusi vanno riaperti, che vogliamo i nostri spazi liberati dal consumo, dai profitti, che le amministrazioni cittadine hanno scelto di appaltare alle grandi fondazioni bancarie il divertimento, ma che la scena musicale e notturna torinese nelle sue mille sfaccettature e nelle sue contraddizioni non è disposta a stare al gioco di chi vorrebbe una città morta e silenziosa.

Per questi motivi saremo in piazza domenica e auspichiamo che sul tema della vita notturna, delle speculazioni nei quartieri e della riqualificazione degli spazi si aprano reti di dialogo tra chi non è più disposto a farsi sfruttare e sentirsi anche accollare la responsabilità dei problemi generati dalla speculazione sulla popolazione giovanile della città.

Come due anni fa, al vostro deserto opporremo ancora le nostre mille isole.

Il laboratorio culturale autogestito Manituana è uno spazio sociale torinese, qui si possono seguire le sue attività