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“This War of Mine”

“This War of Mine” di 11 bit Studios è un videogioco venduto in 700 mila copie e ambientato in guerra che mette in modo inusitato al centro i civili invece che i combattenti. L’idea politica del gioco è rimettere in scena la guerra asimmetrica che colpisce indiscriminatamente i civili, come nel caso delle guerre nei Balcani a quelle in Medio Oriente

«In guerra non tutti sono soldati», afferma This War of Mine di 11 bit Studios. La maggior parte dei videogiochi ambientati in un conflitto bellico cancella l’esistenza dei civili, trasforma le città in parchi di divertimento al servizio della guerra, feticizzata e glorificata, resa spettacolo e spettacolare, adrenalinica. Esistono eccezioni a questo, anche all’interno dei generi più commerciali e l’esempio più interessante è ancora oggi Spec Ops: The Line  di Yager, quasi una parodia del videogioco di guerra, con protagonisti che sembrano usciti da un videogioco sparaspara qualsiasi, da unCall of Duty (celebre serie di guerra di Activision e principale serie di videogiochi per console), ma che poi si trovano a confrontarsi con le terribili conseguenze delle loro azioni.

This War of Mine va anche oltre, spostando tutta l’attenzione sui civili e sulla loro vita durante la guerra. Una città immaginaria (Pogoren) di uno Stato immaginario dell’Est Europa (Graznavia) è divisa dalla guerra civile tra due eserciti, uno legato al governo di Graznavia e uno legato a una minoranza etnica storicamente oppressa. Ma ai civili coinvolti nella guerra i due schieramenti appaiono indistinti, diversi aspetti di una tempesta che si scatena casualmente sulle loro teste. Chi gioca guida un gruppo di sopravvissuti. Di notte, uno dei sopravvissuti esce dal rifugio comune alla ricerca di cibo, medicine, materiali e in generale risorse, sgattaiolando in posti sempre più pericolosi e cercando di portare a casa più roba possibile. Di giorno, i sopravvissuti sfruttano gli oggetti e i viveri trovati durante la notte per arredare il loro rifugio, costruendo magari una cucina di fortuna o ingrandendo l’officina dove costruire attrezzi da lavoro.

 

 

Ma il tempo, le risorse e lo spazio sono limitati ed è allora necessario fare scelte, è necessario decidere quali siano le priorità. Sono pronto a rischiare la vita di uno dei sopravvissuti per entrare nell’ospedale, magari pieno di soldati o di bande armate, alla ricerca di medicinali per il mio compagno gravemente malato? Sono pronto a rubare cibo e medicine a una vecchia coppia indifesa che vive in periferia pur di salvarmi? Sono pronto a uscire allo scoperto e uccidere un soldato per salvare un altro civile sconosciuto? This War of Mine non è speciale perché è «un videogioco di sopravvivenza in cui sei un civile durante un conflitto», ma perché ci mette di continuo in situazioni da cui non si esce semplicemente “giocando bene”, perché ci mette di fronte a scelte che nessuno dovrebbe essere costretto a fare e poi ce ne mostra le conseguenze sui personaggi e sugli altri.

This War of Mine è anche un caso esemplare di come un videogioco indipendente possa trovare un successo duraturo affrontando un tema come la guerra con serietà. Come ha racconta Paweł Feldman di 11 bit Studios, anche se, come per quasi tutti i videogiochi, pure per This War of Mine l’anno migliore è stato il primo (con 700mila copie vendute), il pubblico è cresciuto regolarmente man mano che il videogioco veniva adattato per piattaforme diverse e arricchito con espansioni. Oggi, This War of Mineè disponibile per PC, Mac e Linux, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, Androide iOSe ne è stato creato anche un adattamento come gioco da tavolo. Ha un supporto ufficiale per le mod (le modifiche create dagli utenti), la possibilità di giocare scenari personalizzati, un’espansione dedicata all’esperienza dei bambini in guerra (The Little Ones, incluso nelle versioni per console) e, a partire da fine 2017, ha una trilogia di espansioni narrative ambientate nel suo mondo e riunite sotto l’etichetta This War of Mine: Stories.

 

 

La prima delle StoriesLa promessa di un padre, è una breve narrazione lineare su un padre e la sua figlia malata. È disponibile su dispositivi mobili Androide iOS   come gioco indipendente da This War of Mine e può fungere da piccola introduzione alle meccaniche dell’opera inserendole in una storia sugli effetti della guerra sui bambini (e sugli adulti). Le altre due Stories, L’ultima trasmissionee Braci morenti, modificano invece This War of Mine aggiungendo meccaniche apposite e ponendo nuove domande a chi gioca. L’ultima trasmissione parla del valore della verità (e della bugia) in guerra e Braci morenti ci fa gestire quello che resta di un museo di Pogoren, con tutto il carico di responsabilità che questo comporta. Ci sono opere d’arte da recuperare e da salvare dai bombardamenti, mentre un gelido inverno che non sembra lasciare scampo a nessuno porta i personaggi a chiedersi se non sia meglio bruciare alcuni quadri per scaldarsi e sopravvivere, soprattutto perché c’è in gioco anche la vita di un gruppo di bambini. Ha senso sacrificare il presente e il futuro per salvaguardare il passato? E che futuro ci attende se perdiamo il nostro retaggio culturale?

This War of Mine è riuscito a raccontare queste tematiche stando all’interno di un genere popolarissimo, il “videogioco survival con crafting” (cioè con la possibilità di usare le risorse raccolte per costruire nuovi strumenti). Su Dinamopress  abbiamo già parlato di un’altra opera appartenente a grandi linee allo stesso genere e ugualmente contenutisticamente impegnata:Hard Timesdi Radical Fiction, un videogioco di sopravvivenza in cui interpretiamo un senzatetto in una delle nostre indifferenti e ostili città ossessionate dal decoro e dalla lotta contro il degrado (la metropoli di Hard Timesè, più nello specifico, ispirata a Roma). L’ambientazione di This War of Mine è forse meno vicina all’esperienza di chi ci gioca rispetto a quella di Hard Times, ma è basata sugli eventi reali dell’assedio di Sarajevo ed è familiare a decine di milioni di civili coinvolti (e spesso uccisi) nei conflitti.

Non credo che sia un caso che entrambi questi giochi riescano a inserire simili tematiche nello stesso genere. I videogiochi sono prevalentemente progettati per dare continue risposte positive a chi gioca, vogliono gratificare e consolare per le difficoltà della vita reale: nella realtà alcuni ostacoli sono insormontabili, mentre nel videogioco ogni ostacolo è progettato per essere alla fine superato, nella realtà le persone hanno opportunità diverse in base alla loro etnia, alla loro identità di genere, al loro orientamento sessuale, alla loro religione, alla loro classe sociale, mentre il videogioco promette una vera “meritocrazia” dove chiunque può alla fine vincere. Non voglio arrivare ad affermare che questi elementi siano totalmente assenti nei videogiochi di sopravvivenza: sono opere comunque pensate per essere completabili e dare alla fine soddisfazione a chi le gioca. Ma credo che chi ama i videogiochi di questo genere (e anche di altri, come quelli della serie Dark Souls) sia abituato a una durezza maggiore, all’accettazione del fallimento, della noia, della tristezza. Credo, insomma, che il videogioco di sopravvivenza possa essere sorprendentemente adatto per esperienze che non cerchino di intrattenere e non abbiano timore di far provare sensazioni ed emozioni negative, perché il pubblico che ama questo genere è forse più aperto di altri ad accettare queste sensazioni e queste emozioni all’interno di un videogioco.

Ma This War of Mine  è interessante anche per chi normalmente non si avvicinerebbe a un videogioco del genere, o a un videogioco. Si controlla usando solo il mouse, o il tocco del dito su dispositivi mobili, è ormai disponibile ovunque, gira su macchine poco potenti ed è localizzato in italiano. Non è un gioco difficile, non come solitamente lo è un videogioco, non perché ha “livelli” difficili da superare, o nemici troppo potenti: This War of Mine è un videogioco difficile perché parla di temi di cui ancora parliamo con difficoltà, anche in media che si credono “adulti” come il videogioco.