approfondimenti
ITALIA
Studentə migrantə e diritto riproduttivo: un cortocircuito italiano
Nelle ultime settimane con Obiezione Respinta abbiamo affrontato il caso di Stella, ragazza straniera extra-UE,
studentessa pisana arrivata in Italia con visto di studio. Accompagnarla nel suo percorso di Interruzione
volontaria di gravidanza (IVG) ci ha mostrato, ancora una volta, quante falle esistano in un Sistema Sanitario
Nazionale (SSN) che ancora oggi non è lontanamente in grado di garantire un accesso libero, sicuro e gratuito
all’aborto per tuttə
Stella (nome di fantasia) ha ventidue anni e studia veterinaria all’Università di Pisa. Viene da un Paese extra-UE ed è arrivata in Italia tramite visto per motivi di studio.. Frequenta le lezioni universitarie, sostiene gli esami, conduce la sua vita. Stella ha rapporti sessuali e, come può accadere, resta incinta. Non vuole portare avanti la gravidanza: vuole abortire. Perché? Perché è studentessa, giovane, straniera? Per qualsiasi altra ragione? Non è questo il punto. Non è affar nostro: riguarda solo Stella.
Quello che dovrebbe richiamare urgentemente la nostra attenzione è invece la difficoltà che Stella incontra nel portare avanti la sua scelta: una scelta sul proprio corpo, che parla del diritto di decidere se, quando e come riprodursi. Una scelta che dovrebbe essere sempre possibile, accessibile, sicura e gratuita, per tuttə.
Il contesto giuridico
In Italia, il percorso di IVG è tutt’altro che semplice. Il contesto giuridico in cui operiamo è quello di una legge, la 194, che concepisce l’aborto come un’eccezione da limitare e prevenire, non come un desiderio da garantire nel modo più rapido e sicuro possibile. Questa legge, frutto di compromessi storici con la Democrazia Cristiana, lega a doppio filo l’aborto a una gravidanza che comporti «un serio pericolo per la salute fisica o psichica» della gestante, oppure a particolari ragioni economiche, sociali e familiari. Deve esserci sempre una giustificazione.
Non si contempla la possibilità di non desiderare la genitorialità, nella propria vita o in uno specifico momento dell’esistenza. La stessa legge istituisce la cosiddetta “settimana di riflessione” dopo il rilascio del certificato di IVG (articolo 5) e l’obiezione di coscienza (articolo 9), oggi praticata da circa il 65% del personale medico.
Questa percentuale è possibile perché, pur prevedendo che gli ospedali siano tenuti a fornire il servizio di IVG, non vengono posti limiti all’obiezione di coscienza. Si arriva così a situazioni in cui il 100% del personale è obiettore e quindi non si praticano interruzioni: in questi casi si parla di obiezione di struttura.
Come se non bastasse, le associazioni antiabortiste (articolo 2) sono legittimate a essere presenti in consultori e ospedali sotto le spoglie di «associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Il loro ruolo, però, è da sempre quello di cercare di dissuadere e stigmatizzare chi sceglie l’aborto.
Molte delle difficoltà che si incontrano quando si vuole abortire in Italia — e le strategie esistenti per aggirarle — sono indicate nella guida IVG Senza Ma, materiale prodotto dal basso che contiene informazioni tecniche su come, entro quando e in che modo sia possibile accedere ai diversi tipi di IVG in Italia.
La possibilità di abortire è prevista legalmente entro i primi novanta giorni: con metodo chirurgico fino alla dodicesima settimana e farmacologico fino alla nona. Per avviare il procedimento serve un certificato, rilasciato da medici, consultori o anche online in telemedicina.
Nonostante l’imposizione della settimana di riflessione, in teoria il medico può richiedere l’urgenza per abbreviare i tempi; nella pratica, però, accade raramente. Inoltre, molte strutture impongono illegittimamente ulteriori passaggi non previsti neppure dalla controversa 194, come l’ascolto del battito fetale. Tutto ciò comporta ritardi e ulteriori disagi.
Per abortire dopo le dodici settimane devono essere presenti motivazioni legate alla salute fisica o psicologica della persona incinta, da dimostrare tramite valutazione psichiatrica, così da poter ricorrere al cosiddetto “aborto terapeutico”.
Per alcune categorie più vulnerabili, come le persone minorenni e straniere, gli ostacoli aumentano e assumono forme molto specifiche.
SSN per chi?
Quando si è stranierə in Italia, il primo nodo da sciogliere riguarda il diritto all’assistenza sanitaria.
Possono iscriversi al SSN: lavoratrici e lavoratori; persone con ricongiungimento familiare; richiedenti asilo e titolari di protezione; persone in gravidanza; minori; persone detenute; persone in attesa di regolarizzazione. Questo consente di accedere agli ospedali, agli ambulatori e all’intera rete di consultori e medici di base.
Chi proviene da Paesi extra UE e viene in Italia con permesso di soggiorno per lavoro è
obbligato a iscriversi al SSN e l’iscrizione è gratuita. Chi viene per studiare, per turismo e per
motivi religiosi non è obbligato a iscriversi, lo può fare volontariamente ma pagando 700
euro. Tutte queste persone hanno il visto, cioè il visto è condizione necessaria per entrare in
modo regolare in Italia.
Il problema è che anche chi ne ha diritto incontra spesso difficoltà linguistiche, richieste burocratiche aggiuntive, informazioni incomplete o errate. Inoltre, l’iscrizione è gratuita per le persone con permesso di soggiorno, mentre è a pagamento per chi possiede un visto. Nel secondo caso si tratta di costi molto elevati, difficili da sostenere da un giorno all’altro, soprattutto in una situazione urgente come un’interruzione di gravidanza.
A queste forme di iscrizione si aggiungono le possibilità di ricorso a codici specifici, come STP ed ENI.
L’STP è un codice per persone straniere irregolarmente presenti sul territorio e significa “Straniero Temporaneamente Presente”. È una tessera valida sei mesi su tutto il territorio nazionale, rilasciata dalle aziende sanitarie o dagli ospedali locali. Se cittadinə UE di passaggio o non regolarmente soggiornante in Italia, è possibile esibire la TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia), parte integrante della tessera sanitaria di uno Stato membro dell’UE. In sua assenza si può richiedere il codice ENI (“Europeo Non Iscritto”), che consente di accedere ai servizi sanitari anche senza iscrizione al SSN e garantisce l’accesso gratuito alle prestazioni ambulatoriali urgenti o comunque essenziali per le persone prive di risorse economiche sufficienti.
Lo status migratorio determina quindi modalità, tempi e costi di accesso alle cure. L’aborto, tuttavia, è una pratica medica salvavita che non concede il lusso di rimandare o attendere, soprattutto in un Paese in cui la 194 impone già sette giorni di attesa – nonostante l’OMS stessa indichi che prima avviene l’aborto più è sicuro.
Stella
Il caso di Stella — quello del visto di studio — è particolarmente complesso, perché questo tipo di documento non garantisce la copertura sanitaria gratuita.
Per accedere all’IVG Stella deve effettuare l’iscrizione volontaria al SSN tramite una procedura burocraticamente complessa e costosa, valida soltanto per l’anno solare. Nessuno le spiega questi passaggi. Nei presidi medici territoriali ci sono mediatrici o mediatori culturali, non ci sono traduttorə.
Alcune persone indirizzano Stella a noi di Obiezione Respinta, che facciamo accompagnamento all’IVG. Da lì inizia una corsa contro il tempo: trovare 700 euro in pochi giorni, recarsi al CUP per ricevere il bollettino, poi alle Poste e di nuovo al CUP con la ricevuta, ottenere una tessera sanitaria temporanea — che, avendo validità annuale, se fatta alla fine dell’anno durerà solo pochi mesi — e scegliere un medico di base.
Bisogna poi fissare un appuntamento con il medico per prescrivere le analisi del sangue e ottenere il certificato, attendere i risultati e, nel frattempo, trovare posto per l’IVG.
Per aiutare Stella a coprire almeno una parte del costo abbiamo aperto una campagna GoFundMe, diffusa attraverso i nostri social. Abbiamo spiegato la situazione, denunciando la difficoltà per le persone straniere con determinate posizioni amministrative ad accedere all’aborto. Siamo rimastə senza parole nel vedere che in dieci minuti avevamo già raggiunto la cifra necessaria. Sorellanza e mutuo aiuto rappresentano un mondo di legami e pratiche dotate di una potenza straordinaria.
Tuttavia, questa campagna — e non è la prima volta — ci ha anche postə al centro di un ciclone di aggressività e violenza social.
Moltə hanno espresso i soliti giudizi non richiesti; altrə ci hanno accusato di voler truffare le persone e di mentire, sostenendo che le persone migranti avrebbero diritto all’IVG gratuita. Questi commenti dimostrano una sostanziale ignoranza della normativa.
La gratuità vale infatti solo per alcunə. Come già sottolineato, riguarda chi può richiedere il codice STP, che consente di effettuare visite e accedere a consultori e ospedali, comprendendo anche l’interruzione volontaria di gravidanza con esenzione dal ticket. Questo codice, però, è richiedibile solo da persone irregolarmente presenti sul territorio italiano.
Una persona con visto studentesco, dunque, non essendo irregolare, non può richiederlo. E non può richiedere nemmeno il codice ENI, accessibile solo a cittadinə europeə indigentə e non iscrittə al SSN. Anche all’interno dell’Unione Europea, dunque, l’accesso ai servizi riproduttivi dipende dalla posizione amministrativa e dalla capacità di dimostrare la propria situazione economica.
Reperire queste informazioni è difficile persino per noi, che siamo cittadine italiane, parliamo bene la lingua e conosciamo le procedure relative all’IVG. Come può orientarsi una persona che non parla italiano? Abortire può essere sicuro solo quando sappiamo dove andare, a quale procedura possiamo accedere, con quali tutele e modalità.
Aborto come pratica di mutuo aiuto
In una procedura sanitaria vincolata ai tempi come l’interruzione volontaria di gravidanza, ostacoli amministrativi e ritardi burocratici possono rendere più difficile — o persino impedire — l’accesso tempestivo alle cure.
Per le persone senza cittadinanza italiana, soprattutto se prive di permesso di soggiorno — ma, come abbiamo visto, non solo — l’accesso all’IVG può dipendere dalla capacità di orientarsi tra codici sanitari, iscrizioni al SSN, documentazione richiesta e modalità di presa in carico che non sempre risultano chiare o uniformi.
Per questo sono necessari servizi in grado di garantire accessi a bassa soglia e informazioni sicure, come dovrebbero fare i consultori, spesso primo punto di accesso ai servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva.
Oltre a fornire informazioni e assistenza sanitaria, i consultori svolgono un’importante funzione di orientamento, aiutando le persone a comprendere i propri diritti e a entrare in contatto con le strutture ospedaliere competenti.
Tuttavia, anche in questo ambito emergono forti disuguaglianze territoriali. La presenza dei consultori sul territorio nazionale è disomogenea, così come la disponibilità di figure professionali specifiche, come mediatrici e mediatori culturali.
La legge italiana garantisce formalmente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza anche alle persone straniere, comprese quelle prive di permesso di soggiorno. Nella pratica, però, il diritto passa attraverso una rete complessa di codici, iscrizioni, documenti e procedure amministrative.
E ancora una volta le risposte arrivano dal basso. Obiezione Respinta non è un servizio sanitario e non vogliamo sostituirci a esso. Le forme di mutuo aiuto che portiamo avanti sono strumenti collettivi per condividere informazioni, esperienze e pratiche di supporto, trasformando l’IVG in un terreno di rivendicazione politica.
L’aborto, la contraccezione e più in generale la salute riproduttiva continuano infatti a essere trattati come questioni marginali, eccezionali o moralmente controverse, anziché come aspetti fondamentali della salute e dell’autonomia delle persone.
Per questo i nostri obiettivi si riassumono nel mettere in discussione il modo in cui l’accesso all’aborto viene regolato e raccontato in Italia, e nel renderlo concretamente possibile laddove emergano limiti, difficoltà e ostacoli. Si riassumono nella possibilità di riuscire, collettivamente, ad aiutare Stella.
Immagine di copertina di Luca Mangiacotti
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