ROMA
Ruspe all’opera agli ex-Mercati generali
Mentre convoca i tavoli per la partecipazione alle decisioni che riguardano l’area pubblica lungo la via Ostiense, il Comune di Roma manda le ruspe a distruggere l’habitat fluviale che lì si è formato e che andava difeso. Il Comitato continua a opporsi e prepara una manifestazione cittadina per il 28 febbraio
Nonostante le promesse del Campidoglio di rendere pubblici tutti i documenti relativi alla convenzione e al progetto che riguarda l’area degli Ex-Mercati generali, nulla è pervenuto al Comitato che si è formato per difendere quell’area pubblica lungo la via Ostiense.
I tavoli di confronto per discutere della trasformazione dell’area, promessi a fine novembre nel corso dell’assemblea pubblica al centro anziani di Ostiense, sono stati fissati solo ora. Prevedono tre incontri pubblici dal 30 gennaio al 13 febbraio con temi di discussione già fissati. Appare evidente che si dà per scontato che il progetto è quello già deciso, si parla di residenze universitarie, di verde, di spazi pubblici per la cultura e il tempo libero, non viene preso in considerazione che si possa annullare la convenzione e ricominciare l’iter dall’inizio per decidere insieme ai cittadini e le cittadine cosa si vuole fare di quell’area pubblica.
GUARDA L’EVENTO A “LA STRADA” DEDICATO AGLI EX-MERCATI GENERALI
Il dibattito, che si è svolto venerdì 17 ottobre 2025 a La Strada csoa nell’ambito della due giorni di iniziative intitolata “Comporre la resistenza per un mondo comune”, ha affrontato il tema dell’urbanizzazione predatoria e speculativa degli spazi verdi o post-industriali nelle città. Sono intervenute e intervenuti: Raja Ibnou Quounain, csa Lambretta; Sarah Gainsforth, saggista; Sara Vegni, A Sud; Giulia D’Aguanno, Agenzia Diritti; Lorenzo Giardinetti, consigliere Municipio VIII
Qui negli anni la natura ha ricreato l’habitat fluviale con numerose specie di piante e animali intorno allo scavo dove è affiorata l’acqua che scorre sotto il terreno. Tutto questo ha un grande valore naturalistico che continua a essere ignorato, tanto che del tutto inaspettata, la settimana scorsa nell’area è comparsa una ruspa che ha cancellato la vegetazione che si era formata.
La reazione di chi si oppone al progetto di cementificazione dell’area è stata immediata. Al Comune, che ha giustificato quei lavori parlando di pulizia dell’area, messa in sicurezza e ripristino delle condizioni di decoro, i cittadini hanno risposto con un presidio di fronte all’ingresso, che si è trasformato in un corteo comunicativo per raggiungere l’Assessorato all’Ambiente e per poi proseguire verso l’Assessorato al Patrimonio.
A tutti gli esposti immediatamente presentati agli uffici preposti alla tutela del verde non ha risposto nessuno. L’amministrazione sostiene che l’intervento di giovedì 15 gennaio ha riguardato soltanto lo “sfalcio” di «vegetazione cresciuta nel tempo in modo spontaneo, composta prevalentemente da specie erbacee e infestanti tipiche di contesti urbani degradati, e la pulizia di materiali abbandonati».
Simona del Comitato ci dice: «Lo sfalcio consiste nel taglio dell’erba con attrezzature specifiche come tosaerba, decespugliatori o falciatrici e non con la ruspa, come è avvenuto in quell’area. In quella zona umida riconosciuta e censita dal WWF come risorsa ambientale preziosa per la città, gli alberi sono stati sradicati, il terreno completamente stravolto, il paesaggio trasformato, cancellando anche la memoria dell’alveo del fiume Almone».
Per fare un semplice sfalcio è stata chiamata una società specializzata in demolizioni e bonifiche e non qualcuno che si occupi della manutenzione di aree verdi o naturali.
Così senza informazione, senza partecipazione i lavori nell’area sono partiti distruggendo quello per il quale il Comitato, che raggruppa realtà sociali e ambientaliste, cittadini e cittadine, si sta battendo da mesi. «Si è volutamente ignorata la richiesta da parte del Comitato di avviare un’indagine relativa all’area umida e definirne la caratterizzazione», continua Simona: «non riconoscere l’importanza di quell’habitat e descriverlo come degradato, giustifica qualsiasi operazione speculativa».
Ancora una volta vengono usate parole come “degrado e sicurezza” per giustificare azioni che hanno ben altro fine. Roma ha conosciuto molte volte queste operazioni di estrazione di valore dal suo territorio. Si comincia sempre con descrivere un sito come «vuoto, abbandonato, degradato, inaccessibile, potenziale focolaio di pericoli» per poi parlare di rigenerazione ed esaltare il rapporto «pubblico-privato fondato su trasparenza e responsabilità». Quale è in questo caso l’interesse pubblico che è stato votato dal Consiglio Comunale? Le opere previste sono private e avranno un rendimento altamente remunerativo per la società. I costi sociali e ambientali sarà la città a pagarli, contro ogni interesse pubblico.
Il Comitato ha più volte dichiarato che per avviare una reale partecipazione si deve annullare la convenzione. Di questo non si parlerà nei tavoli annunciati, non si discuterà insieme del futuro degli ex-Mercati Generali, perché quel futuro sembra essere già segnato.
Intanto i cittadini e le cittadine continuano a incontrarsi per mettere a punto strategie di resistenza, analizzare le questioni legali e urbanistiche, approfondire se e come partecipare ai tavoli. E soprattutto lavorare alla preparazione del corteo cittadino del 28 febbraio, che chiamerà tutta la città a manifestare perché Roma non sia più preda di famelici investitori, liberi di agire per estrarre valore dalla nostra città, con la complicità dell’amministrazione.
Chiedono: revoca della concessione, restauro pubblico e gratuito, area naturale libera e curata, zero consumo di suolo, stop ai lavori e un nuovo progetto partecipato.
Appuntamento sabato 28 febbraio alle 14.30 a Largo delle Sette Chiese.
La copertina è del comitato Ex-Mercati generali (Facebook)
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