ROMA
“Roma è tutta qui”, non si può cancellare la ricchezza degli spazi sociali
Dopo gli sgomberi di Milano e Torino si manifesta la minaccia di voler cancellare l’esperienza romana di Spin Time, spazio abitativo e luogo di aggregazione sociale e culturale. Sabato 10 gennaio alle 14.00 si terrà un’assemblea cittadina per discutere di come difendere uno spazio dove si costruisce la città accogliente per tutti e tutte
Fra il 2012 e il 2013, 50 occupazioni di immobili inutilizzati riescono a dare una casa a migliaia di persone, nuclei di famiglie immigrate e italiane. È lo Tsunami Tour, una mobilitazione enorme promossa dai movimenti di lotta per la casa uniti contro la mancanza di soluzioni al problema abitativo, che a Roma condanna decine di migliaia di persone a vivere in precarietà.
Spin Time è una di queste occupazioni. Il palazzo di dieci piani nel quartiere Esquilino era stata la sede dell’Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) l’ente che gestiva la previdenza e l’assistenza per le e i dipendenti pubblici fino alla sua soppressione nel 2011, quando le sue funzioni sono state trasferite all’INPS. L’immobile viene allora acquisito da un fondo di investimenti immobiliare Investire SGR per essere “valorizzato”.
In realtà la sua valorizzazione sociale inizia da subito dopo l’occupazione. Con il “cantiere di rigenerazione urbana” si mette in moto un processo che porta il palazzo ad aprirsi verso l’esterno, facendo coesistere la dimensione abitativa con quella dei servizi alla cittadinanza, tanto di carattere sociale quanto culturale.
Sfruttando le potenzialità dell’ex-sede Inpdap, infatti, gli spazi cambiano rapidamente forma e scopo. La sala conferenze diventa un auditorium, sede di spettacoli teatrali e concerti di musica classica, la vecchia mensa si trasforma in un’osteria popolare e a queste attività se ne aggiungono molte altre: dalle residenze artistiche al doposcuola per il quartiere, dalla falegnameria agli sportelli sociali.
A Spin Time arrivano in tanti e tante: la comunità proveniente dal Teatro Valle, le associazioni cattoliche, quelle lgbtqia+, i comitati di quartiere e l’associazione della vicina scuola elementare Di Donato. In breve tempo si sperimenta un modello di convivenza che riguarda non solo le oltre 300 persone di 25 nazionalità diverse che abitano nel palazzo, ma decine e decine di realtà che qui cominciano a incontrarsi e a contaminarsi.
Si aggiungono poi negli anni seguenti i ragazzi e le ragazze della rivista “Scomodo”, che utilizzano una parte dello spazio per dar vita a una redazione e a un centro di aggregazione giovanile.
Come le occupazioni hanno insegnato, la città è disseminata di edifici lasciati inutilizzati per anni, che possono essere riconvertiti a uso abitativo. Queste esperienze sono state capaci di rigenerare pezzi di città e trasformare ruderi urbani in comunità solidali per l’abitare di tanti e tante.
Il valore di queste esperienze è stato riconosciuto dall’amministrazione Capitolina, tanto da inserire nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare 2023-2026, Spin Time, insieme a Metropoliz-MAAM, fra gli immobili da acquisire e riproporre quello che è già avvenuto per l’occupazione di Porto Fluviale per la quale, dopo l’acquisto, è stata avviata la ristrutturazione utilizzando i fondi del bando europeo Pinqua.
Acquistare e regolarizzare Spin Time significherebbe restituire a tutta la cittadinanza ciò che gli spetta di diritto. Riconoscere formalmente la funzione pubblica che svolge da anni. Dare finalmente a centinaia di famiglie e individui in emergenza abitativa una soluzione sicura, senza sradicarli da quello che ormai da dieci anni è il loro luogo di vita.
Ma ecco che nell’ottobre 2023 si manifesta l’intenzione del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi di voler sgomberare il palazzo, nonché della volontà della proprietà Investire SGR di trasformarlo in un albergo. Parte allora una resistenza che vede la solidarietà di molte associazioni, movimenti e sindacati per non cancellare un’esperienza importante per tutta la città.
Dopo quanto accaduto a Milano con lo sgombero del Leoncavallo e a Torino con quello di Askatasuna, la minaccia per Spin Time diventa reale. Si manifesta da parte del governo un piano di attacco agli spazi sociali in quanto luoghi di aggregazione e di partecipazione. Spazi in cui si dimostra che immaginare un’altra città è possibile, mettendo insieme esperienze diverse che sappiano convivere e progettare il loro futuro.
È quello che la comunità di Spin Time intende fare, e per discutere con tutta la città ha convocato un’assemblea pubblica per sabato 10 gennaio alle 14 in via di Santa Croce in Gerusalemme 55.
Nel comunicato di convocazione scrivono: «Abbiamo visto crescere l’onda di solidarietà in seguito ai numerosi articoli che minacciavano lo sgombero del nostro palazzo. Associazioni, cittadin3, partiti, sindacati, giornalist3 e attor3 hanno risposto al nostro appello. Ora dobbiamo rimetterci all’opera e dare una risposta organizzata a questa minaccia. Perché se vogliono chiudere gli spazi sociali e abitativi, bisogna rispondere come comunità. Incontriamoci perché abbiamo bisogno di una città a misura di tutt3, in cui l’educazione è garantita a tutte le fasce d’età, in cui il diritto all’abitare non è ostacolato dalla speculazione privata. Una città che non esclude, ma che accoglie».
E concludono: «Questa battaglia dobbiamo vincerla, non solo per Spin Time, ma per tutte le esperienze che dal basso organizzano i mondi possibili che questa destra di governo disprezza».
La copertina è di Marta D’Avanzo
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