ROMA

Progetto Lucani: un piccolo passo per San Lorenzo, un grande passo per Roma

Nonostante l’esproprio delle aree di proprietà privata e l’avvio delle opere pubbliche, il progetto di riqualificazione di via dei Lucani non ha fatto in tempo ad arrivare per la definitiva approvazione in Assemblea Capitolina: la lotta per riconsegnare l’area dei Lucani al quartiere e alla città dunque non si ferma qui e la prossima amministrazione è già attesa al varco

La Sindaca di Roma, giorni fa, aveva annunciato che si era concluso l’iter della Conferenza di servizio per il progetto di via dei Lucani a San Lorenzo e noi avevamo accolto la notizia con una certa soddisfazione. Ora l’assessore Montuori comunica che il 27 agosto il progetto è stato approvato in Giunta, ma l’atto conclusivo dell’iter, con la dichiarazione di interesse pubblico e l’avvio dell’esproprio, non ha fatto in tempo ad arrivare per la definitiva approvazione in Assemblea Capitolina, essendone l’attività ormai limitata agli atti urgenti ed improrogabili fino alle elezioni.

La promessa riqualificazione dell’area di via dei Lucani sembrava finalmente avviata, tramite l’esproprio delle aree di proprietà privata e l’avvio delle opere pubbliche che dovranno destinare quegli spazi alle funzioni di cui il nostro quartiere ha più bisogno: verde pubblico, luoghi di socialità, spazi sportivi, spazi per l’artigianato e per il piccolo commercio di prossimità.

Non grandi opere, non ulteriori strutture ricettive, non gli ennesimi mini-appartamenti di lusso destinati solo a pompare il mercato immobiliare e a restare vuoti. Invece ora siamo di nuovo in attesa! Cosa succederà adesso?

Nei mesi scorsi avevamo partecipato, a modo nostro, al percorso avviato da Roma Capitale su via dei Lucani. Non perché credessimo ciecamente nelle possibilità concrete di questa iniziativa, solo nominalmente partecipativa e difficilmente traducibile in strumento concreto di intervento. Ma perché occupandoci da anni delle trasformazioni che il tessuto urbano subisce (e opponendoci a queste e alle conseguenze sulla vita sociale) non potevamo non dare forma alle nostra idea di città rivendicando il protagonismo sociale, la tutela degli usi civici, la costruzione partecipata dello spazio pubblico e la difesa dei beni comuni.

Ciò che resta del Parco dei Galli.

«Voglio pubblicamente ringraziare i residenti e le associazioni che in questi mesi hanno dato il loro contributo all’interno del percorso di partecipazione avviato dall’amministrazione» aveva dichiarato l’Assessore, presentando il progetto predisposto dall’Amministrazione.

Noi rivendichiamo i meriti dei tanti abitanti di San Lorenzo e della città intera, delle tante associazioni e realtà territoriali che – insieme alla Libera Repubblica di San Lorenzo – con caparbietà hanno continuato in questi anni a rivendicare quei luoghi all’uso pubblico, elaborando dal basso una progettualità alternativa e denunciando la violenza dei proprietari privati che, in attesa delle possibilità speculative, hanno sistematicamente destinato le aree all’abbandono e al degrado, fino alla drammatica morte di Desirée Mariottini.

Violenza speculativa che, da ultimo, si è confermata nella scelta dei proprietari di non aderire, sdegnosamente, alla proposta di riqualificazione pianificata che pure l’Amministrazione aveva loro offerto, tramite il bando per manifestazione di interesse.

Il Comune di Roma con quell’iniziativa aveva tentato di forzare la mano alla proprietà (frammentata e in parte anche pubblica), ponendo una scadenza per presentare una manifestazione di interesse: chi intendeva intervenire con un progetto urbanistico e edilizio sul quadrante che affaccia su via dei Lucani, doveva farsi avanti proponendo le sue idee ma rispettando la destinazione d’uso stabilita, verde e servizi pubblici. Ma, appunto, i padroni non si avvicinano a tavoli in cui non si possono sedere a capotavola.

E così, mentre il quartiere discuteva, alcuni di loro mettevano mano alla ruspa e, tirati fuori dai cassetti vecchi permessi a costruire, edificavano nel giro di pochi mesi nuove palazzine in barba alla futura visione unitaria dello sviluppo dell’area. Non si può non ignorare in proposito, tra le altre cose, un atteggiamento quantomeno poco lineare da parte del Municipio II, i cui uffici non hanno impedito il rilascio rapidissimo di quei permessi a costruire, nonostante l’iniziativa comunale fosse già stata lanciata. L’esito attuale, purtroppo, è che le nuovissime costruzioni hanno in parte compromesso un futuro progetto complessivo sull’area di Lucani, spezzettandone l’unità territoriale.

Il territorio di San Lorenzo e il quadrante Lucani-Scalo da anni risulta emblematico della transizione urbana e dei processi che la governano. Gli strumenti urbanistici avevano individuato quel settore come Ambito di Valorizzazione finalizzato al «raggiungimento di nuove condizioni di qualità morfologico-ambientale e di complessità funzionale». I cittadini per ben due volte hanno partecipato attivamente ai percorsi partecipativi istituzionali per l’elaborazione delle proposte per il Progetto Urbano. Entrambi naufragati per ragioni che restano sconosciute. L’ultima volta nel 2015 quando, alla fine del percorso, il progetto partecipato è approdato negli Uffici Comunali.

Scritte contro l’amianto a San Lorenzo.

Il progetto attuale dell’Amministrazione, approvato dalla Giunta, tiene conto almeno in parte delle richieste che la Libera Repubblica di San Lorenzo ha condensato nel suo progetto “Cantieri del possibile”. Una serie di elementi certamente interessanti questo progetto pubblico li prevede: una quota consistente destinata a verde pubblico, che ci auguriamo possa aumentare il più possibile in un quartiere che strutturalmente ne è privo; la sacrosanta assenza di ennesimi spazi con destinazione residenziale, in un quartiere che vive una dinamica del mercato delle case tra le più assurde della Capitale.

Con questo atto si afferma una priorità dell’azione pubblica al di fuori dei patteggiamenti e vincoli privati, attraverso gli strumenti dell’esproprio e dello stanziamento di fondi pubblici per costruire servizi alla città. Questo esempio – pure se non sembra! – di intervento pubblico nella città privata, è un unicum assoluto nella città (almeno dagli anni 70!) ed è stato molto osteggiato, proprio per il portato politico che ha. Infatti, le politiche urbanistiche neoliberali degli ultimi 20 anni hanno appaltato non solo la costruzione, ma l’idea di città all’interesse privato.

Il progetto riafferma il principio costituzionale sui limiti della proprietà privata e della sua funzione sociale, mentre riconosce la necessità di dotare lo spazio urbano di servizi per chi abita la città.

La gentrificazione, legalizzata dalle normative della rigenerazione urbana, costruisce palazzine di miniappartamenti per persone in residenza temporanea (e quindi in transito) che nutrono e vengono nutrite da una miriade di attività commerciali attorno alle quali ruota la Movida. La struttura sociale del quartiere ne è risultata modificata attraverso una lenta e costante immissione di nuovi soggetti, turisti, studenti benestanti, aspiranti artisti.

Le pizzerie e i bar, da sempre luogo d’incontro per famiglie e studenti, sono state sostituite da attività commerciali di somministrazione veloce, alcolica e non. La concorrenza al prezzo più basso sugli shottini attira utenti sempre più giovani alla ricerca delle prime forme di trasgressione. Il gioco che si acquista è sempre più diffuso negli spazi attraversati quotidianamente e si configura come una delle attività più redditizie.

Nuove forme di “resistenza sociale” hanno occupato spazi per sottrarli a investimenti poco trasparenti, favorito il confronto tra le diverse culture, realizzato servizi per gli universitari a cui La Sapienza sembra in grado di offrire solo nuove aule espandendosi nel quartiere, costruito percorsi di cooperazione e di analisi dei modi di vivere la città e di governare i cambiamenti. Sono le forme della democrazia diffusa e della partecipazione alle decisioni il vero “controllo” sui mutamenti di un territorio e non le sole opportunità del mercato (che rende tutto merce per produrre rendita) o la militarizzazione delle strade.

Incrocio tra via dei Dalmati e via De Lollis.

L’analisi di quanto è accaduto negli ultimi anni nel quadrante Lucani-Scalo, ci dice che non siamo davanti a fenomeni incontrollati ma davanti a un’idea di città che sottrae a chi abita questo territorio (residenti e studenti universitari) la memoria storica (le ex-fonderie Bastianelli), i vuoti, i cortili, le strade che vengono acquisite da privati.

Per questo la procedura adottata per il progetto di via dei Lucani non riguarda solo San Lorenzo, ma l’intera città. Adesso dobbiamo chiedere con forza che la sua realizzazione venga portata avanti dalla prossima Amministrazione, tramite l’esproprio delle aree di proprietà privata e l’avvio delle opere pubbliche che dovranno finalmente destinare quegli spazi alle funzioni di cui il nostro quartiere ha più bisogno.

Conosciamo infatti i rischi insiti in questa operazione – rischi che nei mesi passati hanno destato la perplessità di una parte del quartiere, e che pure non vanno ignorati: in particolare, il rischio che – tra lentezze amministrative, oscillazioni politiche e ricorsi giudiziari – il progetto fatichi ad essere effettivamente realizzato. Crediamo tuttavia che questi ostacoli, pure assai probabili e pericolosi, non possono tradursi nella resa ad un destino condannato, il destino dell’abbandono e del degrado, oppure il destino della speculazione privata (due facce della stessa medaglia). Come è sempre stato a San Lorenzo, solo un costante, vigile, severo protagonismo dal basso potrà fare in modo che l’esito di questa battaglia non sia nullo.

Speravamo insomma che il risultato di questa faticosa lotta per riconsegnare l’area dei Lucani al quartiere e alla città, si sarebbe raggiunto appieno prima della fine di questa consiliatura. Così non è stato. Un passo in avanti è stato compiuto, altri ancora ne mancano. Noi siamo ancora qui!

Tutte le immagini dalla pagina Facebook della Libera Repubblica.