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Leggendo Macerie Prime con Zerocalcare

È da pochi giorni in libreria Macerie Prime (ed. BaoPublishing), l’ultima fatica di Zerocalcare. Questo articolo vuole provare a far arrivare il lettore al libro, andando un po’ oltre le banalizzazioni di alcune recensioni e la semplificazione delle interviste che a tantissimi in questi giorni sarà capitato di leggere/vedere/ascoltare. Un tentativo che è frutto di diversi colloqui con Zerocalcare, condotti con amicizia e non con l’obiettivo esplicito (questa esigenza è maturata nei giorni) di trarne fuori qualcosa.

Andiamo con ordine:

1# Macerie Prime non racconta che Zerocalcare si è rotto il cazzo dei centri sociali e delle loro cause perse, spiega invece l’ansia di deludere, di dover dire sempre sì a tutti, di sentirsi perennemente in difficoltà. Non per fare l’avvocato del diavolo, ma questo accade quanto uno scrittore (che faccia fumetti o meno), o un cantante, vende centinaia di migliaia di copie del suo lavoro, ma non per questo aumenta i filtri tra sé e il mondo, continuando a rispondere ai messaggi e alle sollecitazioni personalmente, senza agenti o agenzie. Una cosa fuori dal comune e (forse) portata all’eccesso, alla nevrosi. Macerie Prime racconta lo stress di non potersi dedicare alle cause che si sceglie per fare il testimonial di quelle degli altri, di essere risucchiato da un vortice perdendo a volte di vista gli affetti, le amicizie, le cose quotidiane che poi hanno un peso essenziale nella vita e nella felicità di ognuno di noi.

In sintesi: ci dispiace ma ancora non è arrivato il tempo del disimpegno.

2# Macerie Prime non racconta le sfighe dei trentenni che non crescono, non racconta la voglia di normalità a tutti i costi e di farsi una famiglia, non è un inno all’individualismo (sì, tocca leggere anche di queste cazzate in giro). Il libro invece racconta la difficoltà di provare empatia l’uno per l’altro di una generazione, pur volendosi bene. Della difficoltà di affrontare il dolore, di riconoscersi. Scoppiata la bolla delle promesse che ci sono state fatte, rischia di rimanere il rancore e l’invidia, le passioni tristi, in primis la rassegnazione. Allora perché non ci si ribella? Perché senza riconoscersi, senza provare empatia, non c’è rivolta possibile insieme. È poi la fotografia della cronicizzazione della precarietà nelle nostre esistenze: in cui la scelta di fare un figlio deve essere possibile per tutte e tutti, in cui la mancata realizzazione di alcune aspettative di continuo rimandate si trasforma in sconfitta.

In sintesi: no, il manifesto di Zerocalcare non è diventato: “sticazzi dell’altri tanto io ho svortato”

3# Macerie Prime è allora un lavoro profondamente politico, a tratti difficile, per cui forse Zerocalcare deve ancora trovare una forma espressiva e narrativa adeguata. La solitudine, l’esasperato individualismo in cui siamo immersi, la fatica di volersi bene non risparmiano neanche chi fa scelte radicali, chi si crede immune in virtù delle proprie idee e che lotta per metterle in pratica ogni giorno. È un racconto che ci costringe a fare i conti con noi stessi in modo onesto, come prova a fare l’autore, abbassando le difese e i ponti levatoi che ci costruiamo.

In sintesi: leggete Macerie Prime, poi pensateci su per un paio di giorni.