ROMA

Il Cinema Palazzo a San Lorenzo non si è salvato

Al Cinema Palazzo si è materializzato per una lunga stagione un innegabile bisogno di diritti e lì si è scritta una quotidiana dichiarazione di libertà. È questo che si è voluto cancellare e colpire duramente per continuare a negare lo spazio politico che si era aperto. Ora lì ci sarà un locale alla moda per gli affamati consumatori di eventi che affollano il quartiere.

Per chiarire cosa è stata l’esperienza del Cinema Palazzo dobbiamo partire dal ciclo di seminari che lì si è tenuto da marzo a giugno del 2013, promosso dalla Libera Università Metropolitana e l’Istituto Svizzero: Dalle pratiche del comune al diritto alla città. Sono stati sei incontri che hanno visto la partecipazione di numerosƏ docentƏ universitarƏ provenienti da tutto il mondo e che si sono conclusi con una bellissima conferenza di Saskia Sassen della Columbia University. Saskia Sassen ha incentrato i suoi studi sull’analisi dei cambiamenti politici e socio-economici che la globalizzazione ha innescato nelle città.

Il Nuovo Cinema Palazzo ha incarnato appieno la complessa spazialità della metropoli e dei suoi territori. È stato uno spazio occupato da quando la proprietà decise di affidarne la gestione a una società pronta a trasformarlo in un casinò, cancellando in tal modo il valore sociale e simbolico riconosciutogli dagli e dalle abitanti di San Lorenzo. Un quartiere dotato di una memoria storica, politica e civile molto forte, che non ha accettato di assistere passivamente alle trasformazioni imposte dall’alto. I cittadini e le cittadine di San Lorenzo hanno resistito e difeso il Cinema Palazzo e, attraverso l’occupazione, lo hanno liberato e restituito alla cittadinanza, come spazio culturale e sociale aperto, inclusivo, partecipato. Si sono avviate pratiche di incontro, dibattito, confronto, che hanno ri-disegnato le connessioni territoriali e rafforzato la capacità della cittadinanza di intraprendere percorsi di autogoverno, come quello della Libera Repubblica di San Lorenzo. 

Il Cinema Palazzo è stato il luogo dove è stato possibile riarticolare il conflitto per la difesa dello spazio urbano contro le ingiustizie e le frontiere, che determinano l’esclusione di gruppi, classi e individui e dove si è costruita un’idea di città inclusiva e solidale. In quel luogo ci si è opposti alla gestione dello spazio urbano con una continua privatizzazione dello spazio pubblico e con uno sciagurato consumo di suolo portato avanti dall’amministrazione, che ha mostrato la sua totale incapacità di gestione complessiva della città, subendo le pressioni dell’individualismo proprietario e degli interessi della finanza.

Battersi contro l’esclusione dallo spazio urbano è battersi contro l’esclusione dallo spazio politico, dai processi di civilizzazione e quindi dalla società. Al Cinema Palazzo si è materializzato un innegabile bisogno di diritti e lì si è scritta una quotidiana dichiarazione di libertà. È questo che si è voluto cancellare e colpire duramente per continuare a negare lo spazio politico che si era aperto.

Adesso dentro quelle mura succederanno altre cose. La proprietà ha deciso di metterlo a disposizione di «una cordata di giovani imprenditori romani» dopo aver rifiutato di venderlo all’amministrazione comunale, disposta ad acquistarlo per la cifra congrua stabilita dall’Agenzia del Demanio. «Oggi c’è un futuro brillante per l’edificio di piazza dei Sanniti, fatto di eventi culturali, formazione, apertura al territorio» è quello che ci raccontano. Si costruisce un’immagine di luogo buono, desiderabile, sicuro da contrapporre a quella di luogo cattivo, pericoloso e respingente per allontanare il conflitto, privatizzare lo spazio. Il potere stabilisce le proprie regole, sorveglia i confini e stabilisce chi è dentro e chi è fuori.

Non è questo che il quartiere aspettava. Un quartiere lasciato all’abbandono e all’incuria, privato di servizi e spazi verdi, in cui le cittadine e i cittadini per anni hanno reclamato e formulato proposte di riqualificazione delle aree dismesse, convinte che solo una vivibilità che si fondi su spazi per attività sportive e di socializzazione di carattere vario possa prevenire le situazioni di disagio, di cui in questi anni il quartiere ha vissuto numerosi esempi. Un primo significativo risultato si era quasi raggiunto con l’area Lucani, ma l’attuale amministrazione ha preferito cancellarlo per lasciare spazio a condomini di dubbia qualità edilizia. Per risolvere l’emergenza abitativa, che attanaglia tante famiglie e tantƏ studentƏ? No, per garantire gli affitti temporanei e il turismo che, in linea con le intenzioni elettorali dell’attuale amministrazione comunale, si espande dal centro (dove sono ben visibili le conseguenze allarmanti) alla città storica, determinando una monocultura commerciale. Un locale storico come il bar Marani, che per decenni è stato sfondo della vita del quartiere e luogo d’incontro delle generazioni che vi si sono avvicendate, ha riconosciuto che nell’ultimo anno sono stati più gli avventori stranieri che romani.

La memoria come “marketing brand” favorisce l’attuale gestione economica di San Lorenzo, attira il capitale internazionale e snatura progressivamente proprio le caratteristiche socio-culturali di questo quartiere storico. Un progetto «unitario e condiviso, che garantisse un equilibrio complessivo del territorio», chiesto da cittadinƏ  in tanti incontri pubblici con l’amministrazione, si è scontrato con una condivisione fittizia, fatta di contatti rassicuranti ma ininfluenti e di marketing comunicativo, e con una unitarietà di interessi finanziari privati, le cui realizzazioni (dalla Dogana a De Lollis) sono sotto gli occhi di tutti.

Il Nuovo Cinema Palazzo è stato luogo di incontro di corpi diversi per età, provenienze, attese, che hanno scambiato desideri, esperienze e costruito un sapere condiviso per decifrare e agire il conflitto che interessi opposti determinano nella città.  Vi hanno trovato spazio reti informali di cittadine e cittadini, di genitori che potevano organizzare merende e proiezioni, di lavoratorƏ, di impegno solidale. E reti più formali come  giovani attivistƏ per il clima o la Libera Repubblica di San Lorenzo con le sue battaglie per il verde pubblico e i suoi percorsi progettuali sulle trasformazioni urbane. Nel Nuovo Cinema Palazzo la vita personale si è intrecciata con quella collettiva, dai pranzi con i partigiani e Tina Costa, alle tante ricorrenze festose sino ai giorni in cui abbiamo salutato chi ci ha lasciato lungo il percorso: Antonello, Germana, Giorgio.

La conclusione forzata di quella esperienza e l’irrompere di dolore e precarietà a seguito della pandemia hanno spinto moltƏ verso scelte sempre più individuali, ad accontentarsi di soluzioni che riconducano le cittadine e i cittadini protagonisti al ruolo di consumatori e utenti.

L’entusiasmo che traspare dalle parole della presidente del Municipio e dagli articoli di stampa che hanno riportato la notizia della nuova gestione è destinato a spegnersi, come è avvenuto a Trastevere dove l’ex cinema Alcazar “riqualificato” da Luca Carinci (lo stesso che gestirà il Palazzo insieme a Davide Dose, uno degli ideatori di “Spaghetti Unplugged”) ha provocato le ire di abitanti e la forte opposizione della Soprintendenza di Roma per lo stravolgimento degli spazi. Il cinema Alcazar, uno dei più antichi di Roma, è diventato una discoteca dove si balla fino all’alba, con il bistrot che somministra cibo e bevande a prezzi proibitivi.

Viene presentato così «Una location esclusiva e polifunzionale nel cuore di Trastevere, ideale per eventi aziendali, meeting, cene, feste private. Sala da concerto, ristorante, cocktail bar mixology, possibilità di proiettare video e trasformarlo in teatro di posa o set per cinema e tv». Saranno queste le parole che verranno utilizzate per presentare il Cinema Palazzo?

Contro ogni regola stabilita dal Piano Regolatore che dispone il divieto di realizzare in ex sale cinematografiche attività di natura commerciale superiori a 250 metri quadri, l’amministrazione consentirà l’apertura di un locale che fa di tutto lo spazio un locale commerciale? Estrarre profitto da un brand, da un logo, da una storia finita il 25 novembre del 2020 quando, in piena pandemia, l’allora prefetto di Roma Matteo Piantedosi decise di sgomberare lo spazio, non sarà consentito.

Non chiamatelo Cinema Palazzo!