ROMA

Valerio vive nelle lotte

Come ogni anni, la Roma antifascista si ritrova al Tufello per commemorare Valerio Verbano, giovane militante dell’autonomia operaia assassinato dai fascisti nel 1980. Il corteo partirà sabato 21 febbraio alle 16.00 da via Monte Bianco

Questo fine settimana le strade di Roma si riempiranno di nuovo per ricordare Valerio Verbano, militante comunista ucciso a casa sua a 18 anni nel 1980 da un gruppo di fascisti. Sabato 21 febbraio, alle 12.30 al csa Astra, si svolgerà un evento dedicato al caso di Maja T., attivista antifascista tedesc* sotto processo in Ungheria, recentemente condannat* in primo grado a una pena di 8 anni per aver contestato un raduno neo-nazista nella capitale magiara. La giornata proseguirà con il corteo in ricordo di Valerio Verbano, che partirà da via Monte Bianco alle 16.00.

Il 22 febbraio del 1980 un commando neofascista irrompeva in casa di Valerio Verbano, sequestrando i genitori e attendendo il suo rientro da scuola, per poi ucciderlo a colpi di pistola. Studente del Liceo Archimede e militante dell’Autonomia Operaia, aveva costruito una corposa inchiesta militante sui gruppi neofascisti e i loro rapporti con lo Stato.

Come collettivi studenteschi, reti transfemministe, centri sociali e sindacalismo conflittuale, esperienze di mutualismo e solidarietà, quarantasei anni dopo saremo nelle piazze e nelle strade per una mobilitazione antifascista nel nome di Valerio, riannodando ancora una volta i fili rossi che legano conflitti e movimenti di decenni diversi.

Mentre il potere utilizza lo spettro dei cosiddeti “anni di piombo” per criminalizzare ogni forma di conflittualità sociale, e l’offensiva revisionista dell’estrema destra al governo è arrivata a far sparire dal linguaggio istituzionale le responsabilità del fascismo nella Shoah e del neofascismo nelle stragi di Stato, la storia di Valerio Verbano rappresenta un’anomalia. Un’anomalia per la sua capacità di parlare al presente e di essere oggi più che mai partigiana, lontana da ogni tentativo di pacificazione e riconciliazione, irriducibilmente di parte.

Quando il fascismo bussa alle porte nella forma del suprematismo etnico-religioso che compie un genocidio a Gaza, o in quello del terrore dell’ICE di Donald Trump o delle distopie degli oligarchi tech come Musk e Trump, mentre Giorgia Meloni organizza la svolta autoritaria nel nostro paese, il nostro antifascismo non solo non è negoziabile, ma è la pratica con cui difendiamo le nostre strade e i nostri quartieri.

Il nostro antifascismo non può che essere parte della lotta contro il regime di guerra – che impone la riconversione bellica e la crisi con un autoritarismo sempre più forte che sta portando all’Orbanizzazione dell’Europa – e contro le frontiere interne ed esterne, per la libertà di movimento e di circolazione.

Mentre seguiamo i processi per i fatti di Budapest, “ANTIFA” è stata già da tempo denominata come sigla di un’organizzazione terroristica dagli USA e dall’Ungheria. Per questo il corteo vedrà la partecipazione dei genitori di Maja T. e avrà al centro la campagna internazionale Free All Antifas, con cui chiediamo la liberazione di tuttз lз antifascistз in Europa.

Il nostro antifascismo, infine, non può che essere transfemminista, nelle pratiche e nei discorsi necessari a contrastare ogni forma di disciplimento e controllo sui nostri corpi, sulle nostre voci, sulle nostre libertà. Per questa ragione metteremo al centro la mobilitazione di fine febbraio contro l’emendamento Bongiorno, verso un 8 marzo di lotta e di sciopero.

La copertina è tratta dal manifesto di convocazione del corteo

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