ITALIA

La lunga strada che da Minneapolis porta a Milano-Cortina

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno imboccato una strada di non ritorno. Ma è forse anche una strada senza uscita. L’Ice, il corpo militare privato del presidente, sta distruggendo il tessuto sociale statunitense ed è pronto a sbarcare alle olimpiadi invernali in Italia. La manifestazione sabato 31 gennaio a Milano alle 14.30

«Contro il fumo e i proiettili di gomma/ Alle prime luci dell’alba/ i cittadini si sono schierati per la giustizia/le loro voci risuonavano nella notte/e c’erano impronte insanguinate/ dove avrebbe dovuto esserci la misericordia/ E due morti, lasciati a morire su strade innevate/ Alex Pretti e Renee Good». Così canta Bruce Springsteen nella sua dolente e bellissima Streets of Minneapolis, scritta in poche ore per piangere le due persone assassinate a Minneapolis dall’Ice (Immigration and customs enforcement) l’agenzia federale statunitense, parte del Dipartimento della sicurezza interna, responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione.

Il suo non è solo un canto di dolore, è un canto di ribellione di fronte all’indicibile, perché un salto di paradigma si è compiuto nel “paese delle opportunità e delle libertà”. Svelando quanto il Re Trump sia orrendamente nudo e il mondo desolatamente muto.

Nessuno sa con esattezza quante siano, finora, le persone deportate in campi di concentramento, persone nemmeno più straniere “colpevoli” solo di essere migranti, non tutti irregolari, tra di loro cinque bambini. Selezionati grazie dalle schedature di massa messe gentilmente a disposizione dai grandi gruppi dell’e-commerce oppure dal servizio sanitario o da qualsiasi altra piattaforma dell’intelligenza artificiale, negli Usa come dappertutto.

Nel campo di Hereford in Texas c’è Liam Conejo Ramos, 5 anni, non mangia e chiede quando usciranno da lì. Vuole tornare a scuola, chiede di continuo anche del suo zainetto e del cappello che indossava quando è stato preso dall’Ice. Lo hanno detto alcuni deputati democratici che sono stati fatti entrare per trenta minuti.

Ice vuol dire ghiaccio ed è quel freddo del cinismo, del razzismo e del calcolo politico che rischia di produrre una glaciazione totale come nei peggiori incubi di certi film di fantascienza. Solo che questa è la realtà. E non solo in Usa. Un solo esempio a noi vicino: I centri di detenzione per migranti in Albania, inaugurati nell’ottobre 2024 a Gjader e Shengjin, strutture gestite dall’Italia per trattenere richiedenti asilo e organizzare rimpatri. Possono “contenere” fino a tremila persone anche se, grazie a quel po’ di giustizia che ancora per qualche settimana può operare senza bavaglio, al momento sarebbero una quarantina. Ma se anche ce ne fosse uno, la sostanza non cambierebbe perché il signor Trump è già riuscito nel suo intento, quello di produrre replicanti un po’ ovunque. Da anni, mentre nel Mediterraneo continuano ad annegare migliaia di persone, l’Europa si produce in un patetico scaricabarile. Così, arriva Taco e trova la soluzione finale, affidandola al suo corpo miliare in camicia nera e passamontagna.

E la paura cresce, e con la paura il controllo, le strade e le piazze si svuotano, chi ha un buco in cui nascondersi lo fa affidandosi alla sola possibilità di sopravvivenza: il mutualismo, l’aiuto di chi può a chi non può più.

Ed ecco Springsteen «Oh, nostra Minneapolis, sento la tua voce/ cantare attraverso la nebbia di sangue/ prenderemo posizione per questa terra/e per lo straniero tra noi/».

Poi arriva un giudice del Minnesota, John Tunheim, del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti e ordina agli agenti federali di interrompere la detenzione e l’espulsione dei rifugiati in Minnesota che erano stati ammessi legalmente negli Stati Uniti, e di rilasciare immediatamente quelli attualmente detenuti.

Ora pare che anche l’Europa stia cominciando a dare segni di disgelo: un gruppo di deputati europei ha esortato l’Ue a imporre misure restrittive all’Ice, sostenendo che «l’agenzia non dovrebbe operare in Europa a causa delle preoccupazioni sul controllo democratico e sui diritti umani» e a bloccarne l’ingrasso nel nostro continente. In Spagna il governo ha appena approvato una sanatoria  che porterà alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di migranti oggi prive di documenti. Circa mezzo milione di persone in condizione di irregolarità amministrativa potranno beneficiare di questa misura: sarà sufficiente dimostrare di aver soggiornato nel Paese per almeno cinque mesi al momento della richiesta.

E finalmente in Italia, a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali, sabato a Milano, “armati” di fischietti, manifesteranno coloro che pensano che l’arrivo dell’Ice per “difendere” il vice-presidente Usa Vance e Marco Rubio sia una strada senza ritorno. Alle 14.30 in piazza Venticinque Aprile. Qualcuno ricorda cosa successe il 25 aprile del 1945?

«Nei nostri cori “Fuori l’ICE ora” il cuore e l’anima della nostra città resistono/tra vetri rotti e lacrime di sangue/Sulle strade di Minneapolis» – canta Springsteen. E noi con lui.

La copertina è Ken Fager (Flickr)

SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS

Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno