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Occhi ben aperti. A proposito di repressione e nazisti "in vacanza"

Eyes wide open. On repression and nazis “on holiday”
Roma: ondata di misure restrittive contro attivisti antifascisti. Solidarietà a tutt*!
Chi erano i quattro personaggi all’interno del van preso d’assalto a via Bixio al passaggio del corteo CasapoundNotWelcome dello scorso 21 maggio? La domanda non è superficiale, se in queste ore a 13 compagni e compagne sono state notificate misure cautelari per aver attaccato quel furgone.

Tanto Casapound quanto la stampa mainstream (che evidentemente si limita a rilanciare le versioni di comodo di fascisti, polizia e magistratura) si sono affrettati a derubricare quell’episodio a un momento di insensata violenza, un gesto di vandalismo gratuito dettato forse dalla troppa tensione che il corteo dei neofascisti aveva portato nel cuore della Capitale. Un corteo che giova ricordare, era stato autorizzato, avallato e tutelato dalla stessa amministrazione commissariale di Roma, in concerto con la Questura, che aveva rinchiuso gli antifascisti a piazzale Esquilino permettendo a Casapound un concerto di fronte al Colosseo, con contorno di saluti romani e scivoloni nostalgici in diretta televisiva.

Eppure, gettare luce sul profilo dei passeggeri del van di via Bixio ci permette non solo di raccontare la verità, ma porre anche domande sugli inquietanti legami di Casapound con la scena neonazista tedesca.

Jan Weissberg, Andreas Gaus, Sven Goehner e Robert Kempeter infatti non sono solo quattro amici molto tatuati in vacanza a Roma. Le informazioni che arrivano dalla Germania dipingono infatti un profilo assai più complesso. Provenienti dalla regione della Ostwestfalen – Lippe, Land Nordrehin-Westfalen, tutti e quattro sono figure di spicco della scena musicale e sottoculturale di estrema destra, da tempo nei radar tanto del movimento antifascista quanto dei servizi investigativi della Polizei. Conosciuti in tutta la Germania, hanno tutti fatto parte di un gruppo di biker (Road Crew Ostwestfalen) e di svariate band. In particolare, Andreas Gaus e Jan Weissberg risultano proprietari di quella che è stata la sede del gruppo, una vecchia stazione abbandonata nel territorio di Lage Kachtenhausen, come risulta da questo articolo.

Della loro attività si sono interessati anche i giornali della regione, in particolare la Neue Westfalische e la Lippische Landes- Zeitung. Appena un anno prima della azzardata manovra ai margini del corteo antifascista di Roma, infatti, il gruppo Road Crew OWL era sotto i riflettori del dibattito del Land su negazionismo e attività dell’estrema destra, con al centro proprio la sede gestita da Gaus e Weissberg.

Entrambi i giornali riportavano l’interesse dei servizi di sicurezza tedeschi per le attività di questo circuito e le proteste della società civile per l’attività del gruppo. In particolare, segnaliamo questi articoli:

200 Lagenser planen Protest gegen "Road Crew OWL"

Widerstand gegen rechtsextreme "Road Crew OWL" wächst

Rechtsextreme Road Crew hat einen neuen Treffpunkt in Lage

Intorno alla crew di motociclisti e ai nomi dei “turisti per caso” girano infatti vari progetti, non solo di carattere musicale. Gauss e Goehner hanno suonato con gruppi come Knock Out e Sleipnir. Quest’ultimo progetto, nato intorno alla figura di Marco Bartsch, originario della stessa regione, è schieratissimo a destra senza particolari ambiguità, con testi e iconografia che rimandano alla nostalgia per il reich guglielmino, alla xenofobia più becera e all’identitarismo nazionalista. Ma non di sola musica si parla. Assente nel furgone al centro dell’inchiesta della digos romana, ma assai attivo in patria nello stesso circuito di biker nazisti, risulta un nome: quello di Bodo Greweling. In una precedente operazione di polizia, insieme a materiale di propaganda, nel corso di una perquisizione la polizia rinvenne 6,8kg di esplosivo in suo possesso.

Queste poche righe, dunque, per dimostrare due semplici cose: la prima è che la scelta di Questura e, quindi dei media, di continuare a sostenere la tesi dei turisti in vacanza per caso oggetto di una brutale aggressione, non solo non sta in piedi, ma è anche indice della poca capacità investigativa e di gestione dell’ordine pubblico della Questura stessa. Quelle riportate, infatti, sono informazioni reperite in poche ore, con qualche giro sul web a partire dai nomi dei neonazisti nel van assaltato. La seconda, è che il corteo di Casapound del 21 maggio 2016, avvallato, autorizzato e protetto dalle forze dell’ordine, non era una banale convention politica, ma una raduno internazionale di neofascisti negazionisti e nostalgici.

*Tratto da Indipendenti

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