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L'Internazionale femminista

Appello dall'Argentina al mondo per uno sciopero globale delle donne il prossimo 8 marzo.
Per una grande manifestazione delle donne il 26 novembre a Roma

Il 25 novembre noi donne rivendicheremo il nostro tempo, smetteremo di fare ciò che ci viene imposto per dedicarci a quel che desideriamo fare. Incontrarci, pensare assieme, prendere parola, occupare le strade, le piazze, appropriarci dello spazio pubblico e trasformarlo in uno spazio di accoglienza e di libertà di movimento per tutte. Metteremo in pratica la nostra utopia antipatriarcale. Per scongiurare la paura, per rendere visibile ciò che non siamo più disposte a sopportare e potenziare la nostra forza in ogni territorio. Per creare legami di solidarietà, reti di autotutela e cura tra di noi. Non vediamo nell'altra accanto a noi una rivale, come vorrebbe il patriarcato, ma piuttosto una compagna: diventiamo complici l'un l'altra creando una insolita alleanza.

Noi ci organizziamo: per questo il 25 novembre, qui e in tutto il mondo, ci riuniremo ed organizzeremo in molteplici e differenti forme: assemblee popolari, radio aperte, escraches, lezioni pubbliche, interruzione delle attività nei luoghi di lavoro, interventi artistici e politici nello spazio urbano.

Noi ci organizziamo e la nostra organizzazione è globale. Il 25 novembre confluiremo tutte assieme in una mobilitazione che connette Ciudad Juarez con Mosca, Guayaquil con Belfast, Buenos Aires con Seul e Roma. Questa articolazione nasce con lo sciopero delle donne, inaugura il nostro ottobre rivoluzionario e si proietta verso lo sciopero globale delle donne del prossimo 8 marzo.

Intrecciando lingue e superando frontiere, come fanno le donne migranti che sfidano l'illegalizzazione della nostra mobilità, emerge la ribellione contro la violenza, contro la femminilizzazione della povertà, contro il razzismo, contro l'assenza di rappresentazione politica, contro il tentativo di confinare le donne e le ragazze nello spazio domestico, contro i dogmi religiosi che si appropriano dei nostri corpi e delle nostre vite, contro la maternità come obbligo e contro la criminalizzazione dell'aborto, contro le nuove forme di sfruttamento capitalistico e la precarizzazione delle nostre esistenze. Contro le spoliazioni che avvengono su molteplici livelli, perché né la terra né i nostri corpi sono territorio di conquista.

In tutto il mondo, ci organizziamo con uno slogan comune: #NiUnaMenos #VivasNosQueremos #NosMueveElDeseo

Appello pubblico di Ni Una Menos - Argentina, traduzione a cura di DinamoPress. Foto di Revista MU - LaVaca.org

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