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In Grecia: dietro la proposta di chiusura per la procedura per deficit eccessivo

La Commissione raccomanda al Consiglio di chiudere la procedura per deficit eccessivo aperta dal 2009 sulla Grecia . Cosa significa questa decisione e che cosa si cela dietro i numeri del deficit.

«La Commissione raccomanda al Consiglio la chiusura della procedura per deficit eccessivo». Così si intitola il comunicato stampa della Commissione, così abbiamo letto sulle pagine di tutti i giornali.

Potremmo continuare e scrivere le parole di Moscovici, che definisce questo un momento simbolico, perché dopo tanti sacrifici il Paese ha finalmente ripagato i suo sforzi. Il deficit della Grecia è oggi dello 0.7%, quindi molto al di sotto della soglia del 3% richiesta dai trattati. Per questo la Grecia può uscire dalla procedura per deficit eccessivo. E ancora, come dice il Commissario: «la Grecia è pronta a trasformare la pagina sull'austerità e aprire un nuovo capitolo di crescita, investimenti e occupazione». E conclude: «la Commissione rimarrà accanto al popolo greco durante questa nuova fase». E un brivido ti percorre la schiena.

Infatti, nonostante le parole roboanti sulla nuova fase greca, la realtà è un’altra. La Grecia continua a essere una sorvegliata speciale e anche se la sorveglianza della procedura per deficit eccessivo finisse, altri programmi di sorveglianza sono previsti, come quello legato all’aiuto finanziario. Anche quando quel programma sarà chiuso, si prevede il controllo post-programma.

E in ogni caso, dopo l’approvazione del Six-pack, del Fiscal Compact, del Two-pack e del semestre europeo, si può dire che oggi tutti gli Stati membri siano sotto il continuo controllo della Commissione Europea e della sua Direzione generale economia e finanza, il cui commissario Moscovici non a caso si sente ‘vicino’ al popolo greco. Così vicino forse perché ne può controllare (e decidere?) ogni entrata ed uscita di bilancio.

Se il deficit - il rapporto tra le entrate e le uscite nell’anno – scende, il debito pubblico sale. E salgono gli interessi sul debito. Sul sito National Debt Clock ne potete controllare l’andamento al secondo. Ogni secondo lo stato greco paga 571€ di interesse sul debito. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui l’economia greca non cresce? Mentre se guardiamo dietro al deficit allo 0.7% si trovano tagli alle pensioni, alla sanità, al sistema scolastico, ai servizi sociali, alle infrastrutture, l’iva più alta d’Europa, privatizzazioni e vendita del patrimonio pubblico. Se volessimo spiegarlo in una parola: povertà. Povertà che si vede nelle strade di Atene piene di siringhe, nelle piazze piene di persone che dormono, nelle file alle mense, nelle mani che chiedono due spicci. Moscovici si rallegra per un programma economico che ha massacrato un Paese, lo ha impoverito e lo ha reso una prigione a cielo aperto per i migranti che provano ad arrivare nell’Unione Europea.

Moscovici si rallegra perché i greci hanno smesso di essere delle cicale, di spendere troppo, di vivere al di sopra delle loro possibilità. E anche, e soprattutto, perché questo cambiamento è stato portato avanti proprio dal governo Tsipras. Un po’ come quando le potenze coloniali nel XVIII secolo scendevano ad Atene, per farsi custodi della storia greca per il bene di tutti, smontandola e rimontandola nei musei di Berlino, Londra o Parigi. Si ricostruiva la storia dell’Europa unica culla di civiltà, una storia a immagine e somiglianza dei grandi imperi coloniali europei, che in questo modo potevano esportare l’unica civiltà nel resto del mondo, colonizzandolo. Una storia eurocentrica, di cui la Grecia non era in grado di essere custode, per questo la si smontava e rimontava da altre parti. Perché in Grecia si potevano trovare le tracce del resto della storia che non bisognava né vedere né raccontare, quella storia spuria, fatta di incontri con la Persia, con le popolazioni asiatiche, con gli ottomani. Una storia che oltrepassava la polis, la democrazia cittadina, e la filosofia. In Grecia si potevano incontrare le storie d’Europa, non la sua idea della storia.

È così, ancora oggi, dietro ai numeri della Commissione Europea, le statistiche del deficit e le proiezioni sulla crescita, basta andare in Grecia per rendersi conto delle storie delle crisi finanziarie, economiche, politiche e democratiche. Non solo greche, ma dell’Europa intera.

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