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Stay afraid, but do it anyway

Da tutte le ragazze in giro per la galassia, grazie, Principessa Leila.

Ian Solo: “Io mi sono rimesso a fare l’unica cosa che mi viene bene”

Generale Leila Organa: “Io anche”

(Star Wars, episodio VII, Il risveglio della forza)

Sono passati all’incirca trent’anni dal punto in cui si era interrotta la narrazione della trilogia originale.

Poco ci è dato sapere su cosa ne sia stato della Repubblica, su come il Lato Oscuro si sia riorganizzato e sia tornato ad essere così potente. Quello che sappiamo per certo, è che anche le forze ribelli si sono nuovamente organizzate, in qualcosa che le cronache chiamano Resistenza. Sappiamo che Ian Solo è tornato a fare il contrabbandiere e – un po’ per caso, un po’ per lo zampino della Forza, come sempre – si ritrova di nuovo impigliato in una storia a cui non ha mai propriamente scelto di appartenere: quella dell’eterna lotta del Bene contro il Male.

Sappiamo che le forze ribelli sono numerose, e sappiamo che hanno una figura di riferimento a organizzarle. Luke Skywalker, penseremmo secondo lo schema più banale.

Poi il portellone dell’astronave si apre, appare in controluce una figura. Intorno alla sua testa sembra esserci la sagoma di un diadema, ma quando la luce si fa più netta appare, pian piano, un’altra immagine: si tratta di una lunga treccia di capelli castani, arrotolata intorno al capo, a mo’ di corona.

C’è esitazione nella voce di chi la chiama, perchè quella che ora si chiama Generale, trent’anni fa ci aveva lasciati con l’appellativo di Principessa. Principessa Leila Organa.

Le storie, di solito, cominciano con “C’era una volta”.

Sono storie in cui le principesse vestono di rosa, hanno lunghi capelli fluenti, e sono indifese. In cui le donne sono fate inoffensive oppure streghe rancorose, e basta. Storie in cui i re, i leader, gli eroi, hanno sempre nomi maschili, e hanno sempre al loro fianco una donna bellissima e virtuosa, come premio delle loro imprese. Storie in cui il brutto anatroccolo ottiene il suo riscatto trasformandosi in bellissimo cigno.

E poi ci sono storie che cominciano “in una galassia lontana lontana”.

Storie in cui c’è una principessa che non è la fidanzata di nessun principe, la figlia di nessun re.

È una che del patriarcato non sa proprio che farsene, visto che il “padre oscuro” che si porta dietro l’ha decisamente già ammazzato – lei sì, a differenza di Luke. Una che non segue la causa di un uomo di cui si è innamorata: al contrario, una che gli uomini – mercenari drammaticamente spoliticizzati, per quanto affascinanti! – cercano di seguire, con un misto di incostante convinzione e semplice fascinazione.

Era questo, la principessa Leila: una che ti faceva venire voglia di essere sia principessa che guerriera, da grande. Una che ti faceva pensare di poter essere tutto – anche se ti piacevano i fumetti, i videogiochi, la fantascienza e “le cose da maschi”.

Una che ti faceva dire: non voglio più essere un cigno. Voglio essere il Generale dell’Alleanza Ribelle.

E allora, a volte, mentre ti pettini i capelli, ti capita ancora di fermarti, per un attimo, davanti allo specchio: giusto il tempo di arrotolarli intorno alle tempie in due chignon, gemelli, che coprono le orecchie, giusto il tempo di immaginarti sotto non un vestito rosa, ma un dolcevita bianco, e una sottile tracolla nera, che regge un blaster appeso al collo.

Eppure, non ha sempre portato gli chignon sulle tempie, la Principessa Leila.

Ha fatto irruzione sullo schermo e nella storia, nel 1977, proprio con quella stessa lunga treccia a cingerle la testa, come l’unica corona di cui ha bisogno una guerriera mai paga di essere sovrana. Perchè ci sono storie, in molte galassie più o meno lontane, in cui le principesse di molte alleanze ribelli si intrecciano i capelli un attimo prima di andare a combattere per la propria terra, e non hanno nessuna voglia di essere salvate.

Ci sono storie – ancora tutte da scrivere – in cui il potere non ha bisogno di corone, e non viene dall’affermazione di sé, ma dal riconoscimento. Storie di alleanze ribelli, in cui i protagonisti hanno nomi femminili e capelli di ogni forma. Storie di donne che combattono: storie che, se abbiamo sempre avuto così tanta voglia di scrivere, è anche un po’ merito tuo, principessa ribelle.

Non so che fiabe racconteremo un giorno ai nostri figli – o a quelli degli altri. Ma so che vorrei che fossero storie in cui i cattivi si chiamano “Impero” e i buoni si chiamano “Ribelli”. Storie in cui non bisogna per forza essere fate indifese oppure streghe rancorose.

Vorrei che si addormentassero, la sera, sognando che quella in cui le principesse non hanno bisogno di essere salvate da nessuno, non sia per forza una galassia così lontana lontana.

E ora che sei tornata a far parte della forza, Generale Leila Organa, non può che avvertirsi più forte che mai la stessa vibrazione di sempre. È solo il rimettersi in marcia di quella piccola principessa che si è fatta generale delle forze ribelli, che è dentro ognuna di noi.

E vorrei tanto, cara Leila, che la prossima volta che questo succederà potremo, innanzi tutto, dire che non è niente di eccezionale.

Ci siamo solo rimesse a fare l’unica cosa che ci viene bene: ribellarci.

Ps. Carrie Fisher odiava la pettinatura con cui è diventata celebre. La odiava come quel bikini dorato de Il ritorno dello Jedi, quello che l’aveva trasformata nel più grande sex symbol che l’universo nerd abbia, forse, mai conosciuto. La odiava col sarcasmo e l’ironia di una ragazza irrequieta e brillante, che a vent’anni appena compiuti era stata trasformata in un’icona incancellabile, con la quale forse non avrebbe mai imparato a convivere. “Ogni volta che mi guardo allo specchio, devo dare un dollaro a George Lucas” rideva amaramente, poco dopo l’uscita del secondo episodio della trilogia originale. E se oggi è praticamente impossibile anche per noi pensarla separatamente dal suo personaggio, è stata anche quella ragazza fragile che si portava sulle spalle il peso di un’icona più grande di lei; una donna che ha visto da vicino l’abisso, imperfetta e vulnerabile, in bilico sul ciglio del lato oscuro che si portava dentro: proprio per questo, ancora più simile ad ogni principessa guerriera di questa galassia.