ITALIA

Napoli, la salute al centro del festival Abbramà

A Napoli, dal 16 al 18 ottobre, la seconda edizione di Abbramà riunisce collettivi, associazioni e realtà dell’autogestione per ripensare il diritto alla salute da una prospettiva transfemminista, meridionale e anticoloniale, tra accesso alle cure, autodeterminazione dei corpi e difesa della sanità pubblica

Arriva la seconda edizione del festival di comunità per l’autodeterminazione di genere a Napoli dal 16 al 18 ottobre.

Che salute vogliamo? È questo il titolo dell’assemblea che concluderà la seconda edizione di Abbramà, festival di comunità per l’autodeterminazione di genere, promosso da “’Ccà nisciun’ è fessa – SOS Aborto Napoli”, la rete napoletana che, dal 2020, sostiene l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e lavora sulla salute sessuale e riproduttiva.

Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, a Napoli (a largo Banchi Nuovi, nei locali di Zero81 e della chiesa dei Santi Cosma e Damiano), singoli, collettivi, associazioni ed esperienze di autogestione si incontreranno in una tre giorni di laboratori, dibattiti, performance e musica per (re)immaginare da una prospettiva transfemminista, meridionale e anticoloniale la vita in comune e per tessere nuove alleanze e reti attorno al tema al centro di questa seconda edizione: il diritto alla salute.

Il festival si presenta in un momento che è insieme eccezionale e tristemente ordinario. Da un lato, la dignità, la rabbia e la forza costituente che nelle piazze spagnole e francesi rompono la governance neoliberale europea, rimettendo al centro la vita delle persone al cospetto dell’arroganza delle élite economiche; dall’altro un paese, l’Italia, in cui i conflitti seguitano a consumarsi in maniera individuale, come ci suggeriscono le recenti statistiche sulle dimissioni volontarie del personale ospedaliero, cresciute nel 2025 del 150% rispetto all’anno precedente, o si manifestano via rappresaglie della controparte, come nel caso dell’inchiesta della Procura di Ravenna sui “certificati di non idoneità al trattamento nei CPR delle persone migranti”, o ancora si articolano in forme collettive che, tuttavia, faticano a intersecarsi tra loro e ad assumere una prospettiva e una vocazione maggioritaria.

«Abbiamo un’ambizione, che il tempo storico impone: allargare lo sguardo, incontrarsi nella diversità di percorsi e bisogni e invertire la rotta di chiusura del sistema di sanità pubblica che sembra ormai ineluttabile», racconta Serena, tra le promotrici del festival.

«Vogliamo parlare di liste d’attesa infinite, di pronto soccorso stracolmi, di presidi sanitari chiusi e mai più riaperti, delle esigenze dei territori e dei bisogni delle persone, di accessibilità e autodeterminazione dei corpi. Vogliamo mettere al centro le difficoltà quotidiane di chi per ragioni economiche non riesce ad accedere alle cure e alla prevenzione, le barriere all’accesso per le persone con background migratorio, vogliamo aprire un dibattito reale sulla salute mentale, vogliamo ritornare a parlare di salute sessuale e riproduttiva, di aborto, di scelta».

Le condizioni del dibattito nazionale sembrano essere piuttosto mature. Nel corso degli ultimi anni, le fragilità e le crescenti diseguaglianze del Sistema Sanitario Nazionale sono divenute un tema trasversale, “cavallo di battaglia” delle flebili opposizioni parlamentari al Governo Meloni, oggetto crescente di attenzione e di inchiesta dei media mainstream. L’affanno del Governo sulla legge di Bilancio, l’inflazione galoppante e il più recente rapporto Gimbe sui tagli invisibili, che nel periodo 2023-2026 si quantificano in circa 19 miliardi di euro, disegnano un quadro dei prossimi anni in inevitabile peggioramento.

Il prossimo fine settimana ci dirà qualcosa sullo stato delle condizioni soggettive e se la proposta di Abbramà avrà contribuito a portare avanti il dibattito e, soprattutto, l’azione collettiva.

Immagine di copertina del festival Abramà

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