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Dentro e Contro. “Adulti nella Stanza” di Varoufakis

La battaglia contro l’establishment politico-finanziario dell’Europa raccontata da Yanis Varoufakis in “Adulti nella Stanza”. Un romanzo verità che pone molte domande alla vigilia delle elezioni europee

«Uno dei migliori memoir politici di tutti i tempi», l’ha definito il “Guardian”. Un politico ed un economista straordinario – l’autore – secondo Noam Chomsky. Se volete comprendere come funziona realmente il meccanismo del debito imposto alla Grecia e agli altri stati del Sud Europa dal governo politico-finanziario informale della Troika (Banca Centrale Europea, Commissione, Fondo Monetario Internazionale) dovreste leggere le 896 pagine di Adulti nella stanza. La mia lotta contro l’establishment europeo (La nave di Teseo) «un racconto che tiene con il fiato sospeso come nei migliori noir»,dell’economista greco Yanis Varoufakis, ministro delle finanze del governo di Syriza per sei mesi, fino al 13 luglio del 2015, giorno in cui il primo ministro ellenico Alexis Tsipras accettò di firmare il terzo memorandum imposto alla Grecia «dall’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi», condannando di fatto il popolo greco a un nuovo ciclo di austerità, a una profonda schiavitù per debiti che durerà fino al 2060». In tal modo, ha scritto Yanis Varoufakis: «i creditori hanno spinto il nostro popolo fuori da una scogliera e hanno celebrato il loro rimbalzo sulla dura roccia di una grande depressione come prova di recupero».

È la metafora del Bailoutistan, la trasformazione della Grecia in una prigione per debiti per conto delle banche dell’Europa del Nord. «Non hai il diritto di farlo, vota no», urlava una giovane donna a un membro del Parlamento greco, mentre un politico cercava di attraversare la folla che occupava piazza Syntagma, per andare a votare in Parlamento uno dei decreti del Bailoutistan 2.0. È dalla sconfitta economica di uno stato, è da qui, dunque, che comincia un romanzo politico che parla del tempo in cui un governo, quello greco, fu costretto a dichiarare il più grande default di pagamenti della storia mondiale, e, nello stesso tempo, ad accettare il più grande prestito della storia mondiale. Cento miliardi di euro, per accompagnare il popolo greco nel Bailoutistan, la prigione per debiti; grazie a quella parolina magica che rappresenterà una vera e propria truffa semantica, il secondo salvataggio. È il 2012, ad Atene. Il piano economico finanziario ideato «dall’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi» prevedeva il taglio del debito pubblico a carico dei pensionati, delle associazioni professionali e di piccoli risparmiatori proprietari di obbligazioni. Non soltanto. Che la Grecia, contemporaneamente, si vedeva costretta ad accollarsi un finto prestito rinnovabile, anche questo record mondiale, di 130 miliardi di euro, dei quali poco o nulla sarebbe andato a finire allo stato greco. Perché la fetta più grossa della torta sarebbe andata alle banche nazionali, come compensazione per le perdite subite con il taglio dei titoli di stato, e i due altri pezzi consistenti del prestito dovevano andare, poi, ai creditori privati stranieri dello stato greco, le banche tedesche in particolare, e agli interessi sul debito contratto con «l’insieme dei creditori ufficiali» per il primo prestito di salvataggio, cioè con le istituzioni politico-finanziarie della Troika.

 

La democrazia con il fucile puntato

Tre anni dopo, all’alba del 25 gennaio 2015, il popolo greco sembra crederci nell’ immaginare politicamente una via di uscita dalla prigione per debiti, e infonde speranze di cui si nutrono il resto dei popoli euro-mediterranei in sofferenza e che scelgono di lottare. È il giorno in cui il partito della sinistra unita, Syriza, vince le elezioni per il rinnovo del Parlamento greco, ottenendo 149 seggi, mancando per soli due seggi la maggioranza assoluta, ma riuscendo, comunque, a formare in seguito un governo con l’appoggio dei deputati del Partito dei greci indipendenti. Da subito si viene a sapere che il ministro delle Finanze del nascente governo sarà il professore di Austin, Yanis Varoufakis, uno dei protagonisti maggiori di quella vittoria elettorale. Così, Yanis, poco prima di prendere parte ai festeggiamenti in piazza Syntagma – simbolicamente scelta in continuità con lo spirito delle proteste del 2011 contro il Bailoutistan – scrive due post sul suo blog. Nel primo, scritto in greco, ringrazia i suoi elettori.

Nel secondo, invece, in inglese, Yanis vuole lasciare un messaggio di speranza per il mondo.  Scrisse allora Varoufakis che «una volta al governo non avrebbe pensato allo spread dei tassi di interesse, non alla rendita dei buoni del tesoro, non al memorandum di intesa con la Troika, ma – così continuava il messaggio rivolto al mondo: «Oggi la democrazia greca ha scelto di smettere di andare docilmente nella notte, la democrazia greca ha scelto di infuriare contro il morire della luce». E ancora: «il popolo greco ha mandato un messaggio di solidarietà al Nord, al Sud, all’Est e all’Ovest del nostro continente, che è finito il tempo della negazione della crisi, della punizione, dell’accusa», si concludeva il messaggio di ottimismo della volontà del neoministro: «che è arrivato il tempo di rinnovare gli ideali di libertà, razionalità, democrazia e giustizia che sono tornati al continente che li ha inventati». O almeno così si sperava. In Adulti nella stanza, nel romanzo che si fa realtà,il sogno si infrange, «oltre le porte degli uffici della Commissione Europea, negli incontri confidenziali con i vertici del Fondo Monetario internazionale, nelle sale illuminate della Ue con il livido chiarore del neon», il romanzo verità di Varoufakisprosegue lungo un intreccio che è tutto kafkiano, «all’interno di un castello popolato all’apparenza da personaggi disponibili, ma che si rivelerà  inarrivabile e impenetrabile per Yanis, l’intruso».Un intreccio di vicende che ci conducono, poi, «al centro del dedalo, nel cuore del marchingegno».

 

Dentro e contro

Il potere. Un piede dentro e l’altro fuori; dentro e contro, si sarebbe detto una volta; dalle manifestazioni in Piazza Syntagma agli incontri con la Casa Bianca negli uffici di Washington dove una notte di primavera, Larry Summers, segretario al tesoro degli Stati Uniti d’America, chiede al ministro greco: «ci sono due specie di politici, quelli che giocano dentro e quelli che giocano fuori, allora Yanis, tu come giochi?». Essere dalla parte giusta pur sapendo di perdere. È la scelta di Yanis, Varoufakis, che lo porterà il 13 luglio del 2015 a rassegnare le dimissioni da ministro dopo soli sei mesi dalla nomina, mentre lo stesso giorno il primo ministro Alexis Tsipras dichiarava la resa, accettando di firmare il terzo memorandum della Troika, nonostante il popolo greco in una consultazione referendaria tenutasi dieci giorni prima si fosse pronunciato in maggioranza (60%) per il no al terzo piano di salvataggio.

È la fotografia di una sconfitta, e come il negativo di una foto, la tragedia custodisce al suo interno la possibilità inespressa, così come emergono da questo romanzo/ verità alcune domande del possibile: «cosa sarebbe accaduto se la Grecia fosse fallita? E se fosse stata salvata, cosa sarebbe oggi l’Europa? E infine, cosa possiamo fare noi per trasformare la realtà?», restando dentro e contro – aggiungiamo noi – senza dover mai andare in guerra da soli.

 

L’illustrazione di di Luca Bowles

www.lucabowles.com

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https://vimeo.com/mamboluca