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#2 Venezia 79. Divorati dall’amore: Bones and All di Luca Guadagnino

Accolto con grandissimo entusiasmo alla 79ima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, “Bones and All” di Luca Guadagnino esplora i margini della società americana tramite la storia di un “coming of age” e della scoperta del primo amore.

Siamo negli anni Ottanta in Virginia. Maren (Taylor Russell), una giovane donna nera, abita con il padre in una delle tante case mobili che si aggregano per formare i quartieri della miseria sociale americana. Una notte, Maren, la cui libertà – apprendiamo – viene limitata da quell’unico genitore, fugge per unirsi alle amiche di scuola da poco conosciute per andare a dormire da una di loro. Giocano loro quattro, due sotto il tavolo a scambiarsi confidenze, le altre due a mettersi lo smalto per esaminarne con attenzione il colore, quando in quell’atmosfera intima, già delicatamente carnale, Maren osserva l’indice dell’amica come per annusarlo e lo azzanna, fino all’osso, i frammenti si spezzano, mentre lei continua a sgranocchiare. Da quel momento, la sanguinaria Maren e il padre sono costretti a ritornare sulla strada e ricominciare a fuggire – dalla polizia, dalla mostruosità che Maren si porta con sé e che il padre non regge più, tanto che decide di abbandonarla, non prima di averle lasciato una cassetta a nastro da infilare nel walkman per trasmetterle – letteralmente – le sue conoscenze sul suo oscuro passato. 

Dopo Call Me by Your Name (2017), Suspiria (2018) e la miniserie televisiva We Are Who We Are (2020), Luca Guadagnino torna sui grandi schermi – con un cinema sempre più elegante e autoriale – con un film che ha qualcosa dei tre precedenti, slittando tra l’horror e il romanzo di formazione che educa al primo amore. Mentre scopre se stessa in quanto cannibale, Maren comincerà a incontrare i propri simili, altri cannibali che vivono ai margini della società: un vecchio inquietante con cui condividere “una cena” (Mark Rylance), Lee, un ragazzo magrissimo che riesce ad avere cura solo del legame con la sua sorella più giovane (Timothtée Chalamet) e ancora una strana coppia formata da un cannibale e un guardone – che hanno il merito di dare titolo al film quando suggeriscono quanto sia speciale arrivare fino all’osso e mangiare tutto. Sarà proprio con Lee che Maren proseguirà il suo viaggio da Columbus in Ohio, verso il Minnesota in cerca della madre e del proprio passato – come se la costituzione del sé non potesse che passare, contemporaneamente, dal risalire indietro nella genealogia e dallo spingersi in avanti verso il futuro di un nuovo amore. 

Il cannibalismo, allora, diventa metafora della scoperta dell’altro – come suggerisce lo stesso Guadagnino nel suo commento di lancio del film – dell’impossibilità del riconoscimento se non per incorporazione e digestione in cui il desiderio diventa sempre anche eccesso d’amore, smisuratezza, fatica nel trovare un bilanciamento tra piacere e distruzione. Ma il rapporto con il superamento del divieto – per esempio, di mangiare gli altri – si presenta in forme diverse, perché la fame interiore può prendere la forma dell’ambivalenza, nel caso di Maren – che non accetta fino in fondo la sua condizione di cannibale – oppure di pura accettazione goduriosa ed estatica, come è per Lee, fino a spingersi alla completa follia che è quella della madre di Maren (Chloë Sevigny), la quale si fa rinchiudere volontariamente in un ospedale psichiatrico per impedirsi di mangiare. La cifra comune di questa diversa attitudine al superamento del limite, all’attaccamento morboso e affamato a un desiderio irrefrenabile è il vagabondaggio. L’oltrepassamento del tabù si presenta, soprattutto in quell’America del Nord conservatrice e razzista dai paesaggi asciutti e lunari (nel cinema contemporaneo, il deserto americano sta quasi diventando una topica), come impossibilità di rientrare all’interno della società. E l’amore – sempre sottilmente tratteggiato da Guadagnino – sembra rappresentare l’unica possibilità di sopravvivenza in una società segnata dall’avanzata della marginalità sociale.