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OPINIONI

We the people a Minneapolis

Quel che sta accadendo nel Minnesota non riguarda solo l’immigrazione, ma l’avvento del fascismo statunitense, la democrazia e il futuro degli Stati Uniti. Le e gli abitanti reagiscono, organizzano chat di gruppo e coordinano servizi di vigilanza volontari per proteggere i migranti, producendo una potente politica del “noi, il popolo”

Cosa fate se volete più informazioni sulle “streets of Minneapolis”, come dice, anzi canta, Bruce Sprinsteen? Leggete i grandi giornali italiani? Poca roba, per di più inquinata. Se un inviato, per esempio, ha gli occhiali sbagliati, non capirà come mai nella città del Michigan succede quel che succede, cioè una resistenza diffusa ed efficace ai miliziani di Trump armati come in guerra e con la faccia mascherata.

Allora, siccome sono un vecchio giornalista con le sue astuzie del mestiere, vado a cercare reportage e commenti in giornali come La Jornada, che si pubblica a Città del Messico e che, siccome sono «tan cerca de los Estados Unidos» («…y lejos de Dios», dice l’antico adagio), conoscono bene lo Stato-predone del nord e ha un corrispondente dagli Usa molto bravo: si chiama David Brooks e, nonostante il nome anglosassone e l’aspetto rossiccio di un irlandese, è un vero messicano, ma conosce gli States come casa sua.

Oppure ricorro a El Pais di Madrid, che, dato il passato coloniale della Spagna, è molto competente su quel che succede nell’America ispanica, e nel Paese dove ormai lo spagnolo è alla pari con l’inglese.

Ed è sul giornale di Madrid che ho trovato un articolo illuminante. Autore ne è Michael J. Lansing, che si presenta così: «Sono uno storico della democrazia e della polizia, e la quarta generazione della mia famiglia vive e lavora a Minneapolis. La mia città torna a essere al centro di un dibattito nazionale sulla violenza di Stato, appena cinque anni e mezzo dopo che agenti della polizia di Minneapolis assassinarono un uomo nero chiamato George Floyd. E una volta ancora vedo la mia città rispondere con furia, dolore e speranza».

Citando l’autore, El Pais presenta l’articolo con questo sommario: «Quel che sta accadendo nel Minnesota non riguarda solo l’immigrazione, ma l’avvento del fascismo statunitense, la democrazia e il futuro della nostra repubblica».

Oggi, scrive Lansing, «migliaia di agenti dell’Ice ci minacciano nelle nostre strade, strappano con violenza persone dalle loro auto e dalle loro case senza ordini giudiziari né ragione, e fanno retate negli ospedali, nelle scuole. Le loro agenzie manipolano le immagini, si oppongono a investigazioni indipendenti e ribadiscono che quel che si può vedere con i propri occhi non è la verità».

Ma le e gli abitanti di Minneapolis hanno complicato loro le cose: «Abbiamo visto video di persone comuni che fanno resistenza armati di chat nei telefoni, di fischietti e delle loro parole. Si vedono persone che portano da mangiare ai loro vicini, o appostate davanti alle scuole per avvisare studenti e professori quando appaiono agenti dell’Ice, che partecipano a proteste pacifiche e veglie solenni, che raccolgono soldi per pagare il cibo e l’affitto alle famiglie assediate, che hanno organizzato lo sciopero generale più grande del Paese da decenni. Vediamo persone che nonostante siano state picchiate, detenute e deportate continuano a partecipare appoggiandosi mutuamente. In altre parole, lo spettacolo della crudeltà messo in scena dal governo e che alimenta un autoritarismo poco statunitense è ostacolato da una espressione comunitaria di democrazia profondamente statunitense».

Come si spiega tutto questo? «Osservatori esterni hanno tentato di spiegarlo sottolineando la storia liberale di Minneapolis, il suo orientamento civico e una cultura dell’occuparsi l’uno dell’altro in un clima difficile (Minneapolis ha gli inverni più rigidi del Paese, ndr). Senza dubbio, il Partito contadini-lavoratori (Il Partito democratico nel Minnesota si chiama così, ndt) ha modellato in maniera peculiare la cultura politica dello Stato.

Ma le radici della risposta di molte e molti abitanti a questa brutale aggressione poliziesca si trovano in una storia più recente di organizzazione, di relazioni silenziose, costanti e persistenti, che lavora intenzionalmente attraverso ogni tipo di differenza e riunisce le persone attorno a valori condivisi».

Per esempio? «Nel 2012 un gruppo chiamato Minnesota United for Families è nato per bloccare l’approvazione di un emendamento alla Costituzione statale che avrebbe proibito il matrimonio LGBTQ. La coalizione non centrò il suo lavoro nel mobilitare una base liberale né nell’attaccare l’importante elettorato conservatore. Piuttosto si concentrò sul modo in cui le persone immaginano e sentono la famiglia. Riconoscendo le differenze individuali e allo stesso tempo appellandosi ai valori condivisi dalla maggioranza. Minnesota United for Families sconfisse l’iniziativa e l’anno seguente utilizzarono la stessa impostazione per far approvare una legge che garantì l’eguaglianza dei matrimoni.

L’organizzazione delle relazioni attraverso le differenze, con un nucleo di valori condivisi, ha gettato radici in altri spazi. L’organizzazione religiosa Isaiah riunisce credenti di ogni tipo per provocare cambiamenti sociali e politici. Il suo lavoro tra moschee, sinagoghe e chiese rafforza la capacità di azione civica e ha aiutato a spianare la strada per una nuova legislazione sull’energia pulita, l’ampliamento del diritto di voto, l’accesso a patenti di guida indipendentemente dalla condizione migratoria.

I sindacati delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi – con una presenza sproporzionata di persone immigrate – sono cresciuti di grandezza e forza nel Minnesota durante il decennio 2010. Hanno insegnato ai loro aderenti che la solidarietà dipende dall’identificare e adottare valori e esperienze condivise prima delle differenze di lingua, origine etnica e tipo di lavoro. Nel 2024 un giornalista intelligente ha chiamato questo “il modello del Minnesota” e ha suggerito che potrebbe essere il futuro della organizzazione della classe lavoratrice.

Questo tipo di organizzazione ha disseminato nella popolazione persone che hanno cominciato a immaginare un aumento del potere cittadino allo stesso modo. Ha promosso il mutuo aiuto locale che ha caratterizzato la vita quotidiana di Minneapolis durante l’insurrezione del 2020 dopo la morte di Floyd.

Di fronte all’arrivo dei suprematisti bianchi e l’assenza di servizi di sicurezza pubblici, le e gli abitanti scambiarono numeri di telefono, organizzarono chat di gruppo e coordinarono servizi di vigilanza volontari per proteggere abitazioni e negozi.

Che gran parte di Minneapolis e Saint Paul (la città gemella di Minneapolis), così come i quartieri suburbani e diversi per etnie, contino ora su madri che fanno suonare fischietti quando appare l’Ice testimonia dell’importanza della costruzione di relazioni. L’azione diretta, alla cui testa ci sono le e i manifestanti di Black Lives Matter e chi chiede di abolire la polizia, non sempre ha ottenuto vittorie politiche, ma ha allargato l’immaginazione delle e degli abitanti del Minnesota.

Ora, alleate con i gruppi storici di difesa dei migranti, queste molteplici correnti, dopo l’assassinio di Renee Good hanno ottenuto di mobilitare molti liberali bianchi che, fino a poco tempo fa, si erano mostrati ostinatamente restii a combattere l’intensa disuguaglianza razzializzata delle Città Gemelle. Vedendo l’omicidio di una madre bianca e cristiana come una delle loro, hanno riconosciuto se stessi nella lotta – e le e gli abitanti del Minnesota già organizzati lo hanno accolti tra le loro fila.

Insieme stanno producendo una potente politica del “noi, il popolo” (sono le celebri prime parole della Costituzione statunitense: “We the people”) che sfida l’autoritarismo sfacciato promosso dal presidente Trump. La loro organizzazione scelta e decentrata – che può sembrare senza una leadership e che invece è piena di molte leadership– va oltre il tribalismo dei partiti. Sanno che la posta in gioco è enorme».

Che si possa prendere esempio anche qui da noi?

L’articolo di Michael J.Lansing è stato pubblicato da Zocalo public square e ripreso da El Pais

La copertina è di Fibonacci Blue (Flickr)

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