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ITALIA

Una Olimpiade insostenibile

Partono le gare olimpiche invernali, una manifestazione a elevato impatto sociale e ambientale che sconvolge un ecosistema fragile e delicato quale è la montagna. Molte opere realizzate non erano necessarie né richieste e la loro costruzione, avvenuta in deroga a norme edilizie e amministrative, implicherà un’ulteriore cementificazione privatizzatrice dell’ambiente montano. Dietro le medaglie e le luci, si nasconde l’ennesimo sfruttamento del territorio

Il 6 febbraio avranno inizio le Olimpiadi di Milano-Cortina. 20 anni dopo quelle torinesi del 2006, la competizione olimpica nella sua versione invernale torna in Italia. In contemporanea alla cerimonia di apertura, a Milano si svolgeranno giornate di protesta, come ce ne sono state nei lunghi anni dalla vittoria della candidatura fino a oggi.

Ormai è dato consolidato, le Olimpiadi sono una manifestazione a elevato impatto sociale e ambientale, quelle invernali in modo particolare, visto che si svolgono in un ecosistema fragile e delicato quale la montagna. Due candidate a ospitare l’edizione 2026, Sion in Svizzera e Calgary in Canada, si sono ritirate a seguito di referendum cittadini, che in Italia non si sono voluti organizzare.

Il Comitato internazionale olimpico (CIO), per far fronte alle numerose critiche rispetto all’impatto della competizione, nel 2020 stabilì alcuni criteri minimi di sostenibilità per l’organizzazione dell’evento, come ad esempio riutilizzare strutture esistenti. Il comitato organizzatore di Milano-Cortina sulla carta promise di rispettarli, ma è evidente che questo non è avvenuto e che non si sia creato nessun meccanismo di controllo di un reale rispetto di tali principi. Le Olimpiadi di Cortina sono “sostenibili” solo nella narrazione di chi le organizza.

C’è una questione di fondo che va premessa. A oggi la macchina organizzativa dei giochi non è sostenibile a prescindere. Molti tratti sono evidenti e sono in comune con i giochi estivi, ossia l’avvio del meccanismo della “grande opera” predatrice che non dialoga con i bisogni di chi vive i territori. Conseguenze di questo sono: processi di gentrificazione violenti, regole sugli appalti stravolte, assenza di Valutazione di Impatto Ambientale, rischio corruzione e infiltrazione mafiosa, infrastrutture costruite in deroga alle norme vigenti e finalizzate a un evento di durata limitatissima ma dall’impatto ecologico irreversibile. Il CIO può pure stilare la lista della sostenibilità e il comitato fingere di rispettarla, ma è evidente quanto sia una foglia di fico per coprire una realtà ontologicamente insostenibile.

Le Olimpiadi invernali non sono solo gare di discesa tra i boschi su piste innevate come raccontano slide di promozione su instagram, ma sono sopratutto villaggi olimpici costruiti per due settimane di utilizzo, parcheggi, disboscamenti, sbancamenti di terreno, macchine, traffico, nuove strade, cemento e asfalto in un area già soggetta a turistificazione eccessiva quale è quella dolomitica.

Nello specifico a Cortina ci sono state due opere particolarmente dannose. Una pista da bob nuova che ha comportato il disboscamento di 800 abeti secolari e il costo di circa 131 milioni di euro, e la costruzione di una ulteriore cabinovia da 35 milioni di euro in una zona franosa che ha provocato una grave lunga faglia di 50 centimetri di ampiezza. La cabinovia – progetto bloccato per via della faglia – era finalizzata a facilitare un collegamento già presente, la pista da bob perché si è deciso di non riparare la pista esistente utilizzata durante Olimpiadi del 1956.

Il bob, in Italia, è praticato da un centinaio di persone. Terminate le Olimpiadi, la pista cadrà in disuso come accadde alla precedente e come accadde quella costruita a Cesana di Torino per le Olimpiadi del 2006. Scopriremo nei prossimi mesi quanto il debito pubblico costituito da questi giochi impatterà sulla nostra economia e sulle future scelte economiche di governi regionali e nazionali.

C’è poi un problema più ampio in cui queste Olimpiadi si inseriscono, ossia l’assenza di sostenibilità dello sport invernale oggi, con l’innalzamento delle temperature e una riduzione generalizzata delle precipitazioni nevose che determina l’impiego massiccio di neve artificiale che ha costi economici e ambientali enormi – dal consumo di acqua a quello elettrico. Un chilometro di pista da discesa innevata artificialmente costa oggi tra i 30 e i 40 mila euro.

A Cortina ha iniziato a nevicare attorno al 22 gennaio per la prima volta in questa stagione che, in tutto l’arco alpino orientale è stata estremamente secca. Già tra 20 anni, si stima, ci sarà neve naturale solo oltre i 1800 metri, eppure l’industria dello sci continua a correre per macinare denaro e investimenti.

Si è stimato che le Olimpiadi comporteranno complessivamente una emissione di 930 milioni di tonnellate di Co2. Le ricerche condotte da Scientists for Global Responsibility hanno dimostrato che questa immissione provocherà nel corso del tempo lo scioglimento di 14 milioni di tonnellate di ghiacciai. Ossia, le Olimpiadi invernali causano la fine di se stesse in un prossimo futuro.

C’è poi il problema delle opere non concluse. Cortina oggi è ancora una selva di gru e si stima che saranno completate solo il 43% delle opere progettate. I difensori delle stesse si nascondono dietro al «così il progetto non sarà solo per gli sportivi ma anche per gli abitanti». É però vero che molto spesso queste opere non erano necessarie né richieste e che la loro costruzione, avvenuta in deroga a norme edilizie e regolamenti ambientali, alla fine implicherà una ulteriore cementificazione, privatizzando ulteriormente l’ecosistema montano. Ricordiamo che la popolazione di Cortina si è ridotta da 8000 a 5000 abitanti in soli 18 anni e che le Dolomiti stanno progressivamente svuotandosi di popolazione per due motivi principali, il costo della vita esorbitante e la carenza di servizi come ospedali o scuole.

Paesi interi si stanno trasformando in inquietanti luna park per un turismo predatore e desertificatore tanto in inverno quanto d’estate, mentre è difficile pensare che l’eredità dell’Olimpiade – parcheggi, cavalcavia, servizi turistici, varianti stradali – siano infrastrutture che rispondano ai bisogni di chi vuole vivere il territorio anche al di fuori delle stagioni turistiche.

Tra le tante opere forse un’unica sarebbe servita davvero, un ammodernamento della linea ferroviaria Venezia – Calalzo, cittadina a 40 minuti da Cortina. La linea oggi è lenta, non elettrificata, a binario unico, in forte disuso ma se fosse efficientata invece potrebbe un po’ decongestionare la statale Alemagna, unica arteria del flusso turistico che dalla pianura è diretto all’alto bellunese. Ammodernamento che ovviamente non c’è stato.

Va inoltre ricordato che queste sono anche le Olimpiadi di Milano – tutte le discipline da Palaghiaccio si svolgeranno nel capoluogo – città tutt’altro che protetta da speculazioni, gentrificazione e aumento del costo della vita. A Milano le montagne si vedono solo quando c’è davvero bel tempo e Cortina dista 412 km. Risulta chiaro quanto questa sia una ulteriore operazione di messa a valore speculativa della città, arricchita da opere accessorie come il villaggio olimpico di Porta Romana che, finiti i giochi, diverrà, ça va sans dire, uno studentato di lusso, o il Palaghiaccio che diverrà una arena concerti. Entrambe le opere sono private ma sussidiate in parte significativa da fondi pubblici.

Da ultimo, in questi giorni, è divenuta pubblica la notizia che l’ICE sarà presente a protezione degli atleti statunitensi. Ancora una volta una grande opera diventa anche il pretesto per la militarizzazione del territorio e delle vite.

Ci sarebbero alternative? Ne vengono a volte proposte, ad esempio dislocare la manifestazione in un arco geografico più ampio per ridurre le nuove infrastrutture e utilizzarne di esistenti. L’Olimpiade in realtà si snoda già tra varie località quali Bormio, la Val di Fiemme, Anterselva e Cortina. A conti fatti non sembra però che questo abbia realmente ridotto l’impatto complessivo. Quando il CIO suggerì di svolgere alcune gare come lo slittino e il bob in Austria – dove esistevano piste adeguate – il governo regionale di Zaia e nazionale di Meloni si opposero fermamente.

Più semplicemente si potrebbe ammettere che la brillante idea avuta 130 anni fa dal barone De Coubertin oggi non è sostenibile in un pianeta in grave crisi eco-climatica e in un contesto di feroce attacco capitalistico alle città e ai luoghi del turismo.

Purtroppo sembra che questa riflessione sia ben lontana dall’essere condivisa nei centri di potere economico e politico.

Prima di goderci lo spettacolo delle discese e delle danze sul ghiaccio, consigliamo allora vivamente un ottimo video in cui il collettivo milanese Off Topic, che ha seguito la vicenda, racconta pezzo per pezzo l’assurdità e la dannosità di questo evento, per farci conoscere il lato oscuro che si cela dietro a medaglie, luci e scintille.

La copertina è dal profilo Facebook di Ape Milano.

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