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Un meme vi seppellirà

“La Guerra dei Meme” di Alessandro Lolli è un saggio che parla di meme seriamente, cercando di comprendere i fenomeni emergenti del mondo virtuale e lanciando la sfida di una “sinistra memetica”

A sentire parlare di un libro sui meme non è difficile farsi scappare una risata. Un libro sui meme, sì, proprio quelle immagini buffe e talvolta incomprensibili, spesso accompagnate da un testo a caratteri cubitali, che circolano sulle pagine social e nel resto del web in modo caotico e virale. Ma a fare da sottofondo a La guerra dei meme – Fenomenologia di uno scherzo infinito, edito in ottobre da effequ, è proprio la constatazione che il mondo è davvero tutto ciò che accade, e nell’era di Trump, dove gruppi non ben definiti di utenti si ritrovano su piattaforme online per produrre contenuti e finiscono per trasformare un general intellect in un contributo alla campagna elettorale di un candidato per la Casa Bianca (poi vincente), non resta che prendere la cosa seriamente, cercando di comprendere i nuovi fenomeni emergenti del mondo virtuale e riconoscendone la rilevanza nel determinare processi reali.

Lolli parte proprio da Richard Dawkins e dal suo saggio Il gene egoista, apparso nel 1976, nel quale il biologo formula il concetto di meme culturale. Grazie a questa introduzione, l’autore torna spesso nel saggio ad utilizzare analogie tra i meme e il mondo della biologia, oltre a ricondurre la nascita del fenomeno a ben prima di internet: nelle leggende metropolitane, nell’arte, nella musica.

Ma se nell’82 nascono i primi smiles, le faccine composte da punteggiatura, che Lolli considera come i primi memi di Internet citando un paper di Linda Börzsei, è negli anni 2000 che i meme sono apparsi, si sono fatti immagini sui nostri schermi, diffondendosi su tutti i livelli di comunicazione fino a diventare oggetto di studio dei colossi del marketing. Gli Advice animals con il loro sfondo colorato e le caratteristiche didascalie top text e bottom text, ovvero i buffi gattini lolcats e i socially awkward penguin con il loro imbarazzo da vita quotidiana, hanno dato il via a una sconfinata produzione di cosiddette Macro, dove l’immagine di sfondo è spesso presa da frame di pellicole (Boromir dal Signore degli Anelli, Willy Wonka…). Meme che si re-inventano oltre a ri-prodursi, fornendo un caso esplicito di morte dell’autore: il realizzatore originale viene dimenticato nelle varie riproduzioni via via modificate dell’immagine, spesso seguendo un processo iterativo di ironia e trolling che finisce per generare levels of irony via via più criptici.

Il saggio passa poi ad occuparsi dei memers, a coloro che stanno dietro ai meme, talvolta individui ma spesso comunità di utenti di piattaforme, originariamente Reddit o 4chan, fino ad arrivare più recentemente a Facebook. Questo passaggio offre a Lolli l’opportunità di fare riflessioni approfondite sul fenomeno dell’anonimato online, e di come questo abbia fatto i conti con una piattaforma che impone l’uso del nome proprio tra le sue policy. Lolli infine arriva alla guerra di cui parla nel titolo, o meglio le guerre, politiche e culturali di cui i meme sono vettori. Se gli autist e i normie tendono a riprodurre tra memers l’infinita contesa culturale tra underground e mainstream, è l’uso politicizzato di alcuni meme, tra tutti Pepe The Frog, che ha gettato le basi per la nascita del fenomeno dell’Alt-Right e che permette un’analisi approfondita sul rapporto controverso tra mondo nerd e ideologie reazionarie. Lolli passa in rassegna tutti i riferimenti culturali anche cinematografici tra cui V per Vendetta, che ha regalato ad Anonymous la maschera-simbolo insieme a tante ambiguità, o il caso di Matrix e delle sue famose pillole, usato da Lolli per analizzare l’elaborazione fatta dal mondo nerd delle difficoltà dovute all’impatto con il mondo esterno e di come un immaginario composto da uno sterile anti-conformismo possa essere utilizzato in direzione reazionaria, dove il mondo finto finisce per essere quello raccontato dalle femministe, dai buonisti. La rassegna dei pochi e non ben riusciti progetti di memetica di sinistra portano quindi l’autore a interrogarsi sui linguaggi, usando Jesi, e a lanciare la sfida di un’elaborazione collettiva del gioco semiotico e delle nuove forme comunicative, perché “sarebbe un peccato abbandonare lo scherzo infinito alle grinfie dei fascisti, e poi perché vogliamo ridere pure noi”.

 

Le prossime presentazioni di La Guerra dei Meme saranno:

Mercoledì 13 dicembre presso Bar Osteria da Picchio di Bolzano, con Flavio Pintarelli

Venerdì 15 dicembre a eXploit (Pisa)