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EUROPA

Solidali con i migranti: una co-ricerca sullo sfruttamento razziale del lavoro in Grecia

Solidarity with Migrants è un’assemblea aperta di locali&migranti, indipendente da organizzazioni statali, dalle ONG e da ogni autorità, che cerca di costruire rapporti di mutuo aiuto, solidarietà e antagonismo politico al razzismo al fascismo e al patriarcato dello Stato greco e dell’Unione Europea

 N.1 — Versione breve – Lavori in corso

«Le persone si svegliano alle 4 o alle 5 del mattino per andare a lavorare nei campi. A volte non vengono nemmeno pagate. I padroni si approfittano di loro. In alcuni casi vengono pagate 25 euro per 12 ore di lavoro. Da fame! Ci si sveglia alle 4, si torna alle 18, quando hai tempo per mangiare e riposare? Quando hai tempo di fare qualcos’altro oltre al lavoro. Questa non è vita!».

Premessa

Negli ultimi mesi, l’Assemblea Solidarity with Migrants ad Atene ha raccolto e discusso esperienze sulle condizioni di lavoro dei lavoratori migranti ad Atene e dintorni, attraverso assemblee comuni di solidali-locali-migranti. Questo documento è il primo passo di uno sforzo collettivo. Include delle riflessioni iniziali, un tentativo di mappare i luoghi di sfruttamento, testimonianze e alcuni punti di analisi su come il razzismo e le politiche migratorie si intersecano con i meccanismi dello sfruttamento sul lavoro.

Tuttavia, non è sufficiente raccogliere e condividere informazioni. Le pagine che seguono sono una con-ricerca: un punto di partenza di un processo collettivo e autonomo in cui la produzione di conoscenza è anche un’opportunità di apprendimento e di autodeterminazione, di espressione di contraddizioni e conflitti; di riconoscimento e superamento delle differenze di classe, razza e genere tra persone che condividono prospettive politiche e ideologie diverse. Scriveva R. Alquati: «o la co-ricerca è l’organizzazione dell’autonomia dei lavoratori, o non esiste».

Luoghi / Settori

Inizialmente abbiamo incontrato e mappato insieme i luoghi chiave dello sfruttamento del lavoro migrante, in particolare a Ritsona, Mandra e Aspropyrgos, e l’area portuale che si estende tra il Pireo ed Elefsina, ma anche altre esperienze raccolte a Rodi e nelle aree agricole intorno a Patrasso.

«Ci portano alla stazione degli autobus e ci assegnano a diversi lavori, tra cui: impacchettamento del pesce; la divisione della spazzatura da riciclare; lavare le lenzuola degli alberghi; etichettare prodotti; caricare e scaricare camion; lavorare in una grande stamperia di quotidiani»

Nei dintorni di Mandra e Aspropyrgos, le persone vengono prese alle stazioni degli autobus in città e portate in una zona industriale dove sorgono molti magazzini, che dall’esterno sembrano chiusi, all’interno dei quali i lavoratori e le lavoratrici vengono impiegati in diverse mansioni.

1. Etichettatura (codici a barre) per aziende nazionali e multinazionali, come Jumbo e Henkel.

2. Lavaggio di lenzuola e asciugamani provenienti da alberghi e ospedali.

3.  Confezionamento del pesce.

4. Stampa di quotidiani.

5. Riciclo dei rifiuti.

6. Carico e scarico merci da TIR e container.

«Ho lavorato per Jumbo. Ho etichettato prodotti per 9-10 ore ogni giorno. Mi pagavano 28 euro, ma se spendi 5-10 euro per raggiungere il posto di lavoro, che senso ha? Me ne sono andata. Ma ho i documenti e posso trovare qualcos’altro. Molte persone lavorano in queste condizioni perché non hanno documenti e possono essere facilmente ricattate. Non hanno alternative».

Le persone lavorano per aziende che operano in subappalto per altre aziende più grandi. Per le mansioni di etichettatura, ad esempio, i lavoratori e le lavoratrici non sono assunti da Jumbo, Henkel o dalle grandi aziende che forniscono i prodotti da etichettare, ma da committenti in subappalto.

Le persone lavorano dalle 6 del mattino in poi, per una media di 8-10 ore, 8 ore sono pagate 28 euro (3,5 euro/ora), 10 ore sono pagate 36 euro (3,6 euro/ora). Chi gestisce la manodopera sono di solito intermediari, non i veri e propri responsabili delle aziende per cui le persone lavorano. Di solito vengono preferite persone senza documenti, ma c’è anche chi i documenti li ha. Quest’ ultime vengono pagati leggermente meglio.

«I capi sono greci e mettono soldi, camion e furgoni. Gli intermediari sono stranieri e si tengono una parte dei soldi».

A partire dagli anni della Pandemia, il processo che sta trasformando gli hotspot e i campi di accoglienza in un sistema carcerario a cielo aperto non si è mai interrotto. Per la regione dell’Attica, ciò ha significato la chiusura dei campi all’interno e nelle vicinanze della città di Atene (i campi di Elefsina, Skaramangas, Eleonas, Oinofita) e la concentrazione della popolazione migrante in un minor numero di campi più isolati (Schisto, Ritsona, Malakasa, Thiva), con restrizioni più severe, muri perimetrali e sicurezza privata 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non è casuale che i campi ancora aperti si trovino in luoghi chiave per lo sfruttamento del lavoro.

Intorno a Ritsona, le persone lavorano nell’agricoltura e nell’industria alimentare, ad esempio in aziende subappaltate a LIDL. Alcuni magazzini apparentemente chiusi operano nei pressi dei campi profughi di Malakasa, Oinofyta e Ritsona. Il salario giornaliero è compreso tra i 30 e i 40 euro, le ferie e i permessi per malattia non vengono pagati e viene detratto arbitrariamente un importo se si arriva in ritardo. Sul posto di lavoro non vengono seguite misure di sicurezza e alle persone non vengono forniti dispositivi di sicurezza.

«Mi sono già ferito 3 volte alla macchina da taglio per il formaggio… se non sono abbastanza veloce, il capo mi urla parole come “merda”… ma non voglio andare più veloce perché questo si ripercuote sugli altri lavoratori della catena di montaggio».

A Rodi, soprattutto le donne vengono assunte per pulire gli alberghi durante la stagione turistica. Il lavoro è di solito di circa 8 ore al giorno e sulla carta siha diritto a un giorno di riposo a settimana, ma è molto difficile ottenerlo. Spesso si è costretti a rimanere oltre l’orario stabilito se il lavoro non è finito e queste ore non vengono pagate. Queste pratiche sono utilizzate anche per rafforzare la discriminazione razziale tra lavoratori bianchi, e neri.

«Quando lavoravo in un hotel, i lavoratori bianchi finivano alle 15:30. Per noi [neri] era diverso, ci costringevano a rimanere più a lungo e le ore extra non venivano pagate».

Nei dintorni di Patrasso, molte persone vengono impiegate nei campi agricoli della zona a seconda delle stagioni e dei prodotti, soprattutto per la raccolta di arance e olive. Le persone vengono “ospitate” in edifici abbandonati e in rovina e nelle giornate in cui il tempo non è buono per lavorare nei campi vengono lasciate senza alcun pagamento o sostegno.

«La gente si sveglia alle 4 o alle 5 del mattino per andare a lavorare nei campi. A volte non vengono nemmeno pagati. I padroni si approfittano di loro. In alcuni casi vengono pagati 25 euro per 12 ore di lavoro. Da fame! Svegliarsi alle 4 del mattino e tornare alle 18, quando si ha il tempo di mangiare e riposare? Quando hai il tempo di fare qualcos’altro oltre al lavoro? Questa non è vita!».

Documenti e contratti

A seconda del tipo di lavoro e di altri fattori, per questi lavori vengono impiegati sia lavoratori e lavoratrici migranti privi di documenti che con documenti. Secondo le testimonianze raccolte, le persone senza documenti sono preferite nell’agricoltura e nella logistica, (come descritto sopra). Le aziende non offrono alcun contratto, risparmiando su tasse, assicurazioni e contributi. Quando lavorano insieme persone con e senza documenti, i lavoratori senza documenti sono spesso pagati meno. Per chi invece ha i documenti, i contratti spesso indicano solo una parte delle ore effettivamente svolte. Inoltre, spesso solo una parte del salario viene versata sul conto bancario dei lavoratori, mentre il resto viene dato in contanti. I cambiamenti delle condizioni di lavoro e di retribuzione vengono imposti ai lavoratori, senza modifiche sul contratto.

Intermediari

In molte testimonianze si parla di intermediari. Hanno nomi e compiti diversi (caporali, intermediari, autisti, supervisori), ma agiscono sempre come “mediatori” tra il datore di lavoro e il lavoratore. In alcuni casi, sono l’unico contatto che il lavoratore ha con l’azienda in cui lavora. I loro compiti sono ingaggiare nuove persone, controllare i lavoratori sul posto di lavoro, in alcuni casi accompagnarli al lavoro. Inoltre, pagano i lavoratori e prendono una percentuale del loro stipendio.

In molti di questi casi, anche il genere, soprattuto l’essere donna, è usato come forma di sfruttamento: diverse donne hanno raccontato di essere state abusate sul posto di lavoro.

«Il capo le ha detto che può trovare lavoro se fa sesso con lui. Lo ha già fatto con altre ragazze».

Auto-organizzazione, autodeterminazione e autonomia

Molte persone ad Atene non sono consapevoli delle lotte quotidiane attive nei quartieri, nei sobborghi e nelle aree industriali della periferia della città, dove la gente lotta per la propria autonomia e autodeterminazione contro il razzismo, il sessismo e i padroni.

Gli attori istituzionalizzati, ad esempio i sindacati, non sono in grado di organizzare le lotte nella maggior parte dei luoghi di lavoro, soprattutto per i lavoratori appartenenti a gruppi marginalizzati, come i Rom, o per le persone razzializzate e sessualizzate per il colore della loro pelle o per le differenze di genere. In generale, le persone costrette a vivere la condizione di “migrante” sono istituzionalmente escluse dai diritti sociali. Nonostante queste condizioni, le persone non solo resistono e sopravvivono a questo sfruttamento sistemico, ma si auto-organizzano.

«Ci hanno detto che avrebbero preso 10 euro in più dal nostro pagamento – quindi avremmo preso 30 euro al giorno. Ci pagano 50 euro e ne tengono già 10 per il trasporto dalla stazione degli autobus al magazzino. Io ho guardato l’altro operaio e quando il caporale è venuto a prenderci mi ha chiesto: “Oggi vieni a lavorare?” e io ho risposto: “No!”. E quando ha chiesto all’altra operaia: “E tu?”, lei ha risposto: “No!”. Non siamo andati a lavorare e il giorno dopo ci siamo incontrati con il grande capo, che ci ha detto che non sapeva che il caporale volesse 10 euro in più da noi e infine ha detto che tutto sarebbe tornato come prima».

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Questo testo è il primo di una serie di pubblicazioni, interventi, azioni di uno sforzo collettivo in itinere sullo sfruttamento del lavoro in Grecia e soprattutto nella provincia dell’Attica

Gli autorx di questo contributo sono parte di un gruppo di lavoro dell’assemblea di Solidarity with Migrants

Immagine di copertina e nell’articolo a cura degli autorx