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ITALIA
«Non si può vivere di industria bellica»: nuova mobilitazione nella Valle del Sacco
La riconversione di una fabbrica di Anagni per produrre esplosivi sta facendo montare in Ciociaria la protesta contro la guerra. Questo fine settimana sono previsti due appuntamenti: sabato 18 aprile la conferenza stampa ad Anagni alle 17.30 e domenica 19 aprile alle 15.00 davanti alla fabbrica ex-Winchester
Un altro weekend di mobilitazione è atteso nella Valle del Sacco, da tempo al centro di preoccupanti progetti di conversione bellica e militarizzazione. A ottobre avevamo intervistato Federico Bernardini della Assemblea No War Valle del Sacco, che ci aveva spiegato nel dettaglio i progetti di KNDS – ex-Winchester– e di allargamento di Avio Group. In vista delle mobilitazioni di sabato 18 (dalle ore 17:30 in Piazza Cavour, Anagni) e domenica 19 aprile (davanti l’ex-Winchester ore 15 – organizzate assieme al movimento No Kings – abbiamo intervistato Marta, sempre della Assemblea No War, per aggiornarci sulla vertenza.
Rispetto all’autunno scorso è cambiato qualcosa riguardo al progetto proposto sulla fabbrica?
Non è cambiato nulla di significativo. Rispetto al progetto della ex-Winchester – oggi KNDS – c’è stata la prima conferenza dei servizi a metà marzo. Si è conclusa con un nulla di fatto. La documentazione prodotta da KNDS non è stata ritenuta sufficiente. Sono state chieste integrazioni per le quali è necessario il parere di Arpa Lazio, dalla prossima conferenza sapremo qualcosa in più.
L’aspetto che ci ha lasciato più sconcertatə è stato che ancora una volta la cittadinanza è rimasta sola. Eravamo presenti noi e alcune associazioni, nessun ente comunale né regionale si è presentato per informarsi e discutere rispetto a un progetto di questa portata e di questa gravità.
Stiamo provando nel frattempo in tutti i modi a rallentare l’attuazione del progetto di riconversione. Sappiamo che KNDS ha molta fretta di concludere la partita. I fondi che utilizzerà sono parte di una tranche di finanziamenti per conversione bellica successivi all’inizio del conflitto in Ucraina, non sono parte di ReArm Europe. Rientrano nel fondo europeo ASAP [Act in Support of Ammunition Production, varato nel luglio 2023 per incrementare la capacità produttiva di munizioni, ndr]. Per questa ragione hanno urgenza di spenderli.
Puoi ricordarci cosa prevede il finanziamento e il progetto?
Asap è un programma europeo che prevede la spesa di circa 30/40 milioni di euro per la ex-Winchester di Anagni. Attualmente è una fabbrica utilizzata per la dismissione di proiettili, mentre si vuole trasformarla in una fabbrica per la produzione di nitro-gelatina. Ne prevedono una produzione di 150 kg all’ora.
L’azienda aumenterà l’area per altri 11 capannoni mentre si stima che verranno impiegati in tutto 25 operai in più di quelli attuali. La nitro-gelatina è un materiale altamente esplosivo utilizzato per propellenti militari. La fabbrica si situa a 350 metri dall’autostrada e a 300 metri da un quartiere residenziale. Il 21 aprile c’è la seconda conferenza dei servizi in cui speriamo partecipino finalmente anche le istituzioni.
Ricordiamo che nella Valle del Sacco siamo in area SIN [Sito di Interesse Nazionale: aree che sono state gravemente inquinate da forme di sviluppo industriale nel corso degli anni e che devono essere sottoposte a bonifica, ndr] che però non è mai stata bonificata, teoricamente non si potrebbe neanche costruire su quel terreno.
Anche le istituzioni dei comuni limitrofi sembrano finora disinteressate al progetto?
Purtroppo sì, non si presenta né interessa nessuno. Siamo però abituate, nella Valle del Sacco, a questo genere di atteggiamento da parte delle istituzioni. Da moltissimo tempo lottiamo contro l’inquinamento. Ognuno in famiglia ha avuto qualcuno che ha avuto un tumore a causa dell’inquinamento. Ci aspettiamo un po’ di considerazione che poi puntualmente non arriva.
Come è nato in tal senso il vostro legame con il movimento No Kings?
Ricordiamo che siamo venutə a conoscenza di questo progetto di ampliamento [della fabbrica, ndr] per puro caso grazie a una visualizzazione sul sito della Regione Lazio che riportava i nuovi programmi. Abbiamo organizzato pertanto una serie di mobilitazioni, la prima è stata il 3 maggio 2025, in cui abbiamo avuto una risposta soltanto da parte della popolazione locale.
Successivamente c’è stata una conferenza organizzata da istituzioni locali, qui ad Anagni, in cui erano invitati la Fondazione Med-Or, legata a Leonardo, e altri soggetti coinvolti nel business delle armi. Sono venuti proprio loro a parlare di geopolitica e sicurezza.
A quel punto abbiamo deciso che il progetto va fermato, per il suo valore simbolico, perché accade ora in questo scenario mondiale, perché non è ancora stato realizzato, perché è un’area SIN e perché siamo stanche di dover scegliere tra lavoro e salute. Abbiamo perciò attraversato una serie di assemblee romane in cui abbiamo cercato formule di convergenza con la rete “No DDL sicurezza” e poi fino a No Kings, e così siamo arrivati fino a questo weekend. Mercoledì 15 aprile alle 18.00 abbiamo un’assemblea di lancio al Brancaleone a Roma.
Questo percorso ha permesso che la mobilitazione assuma un valore e una risonanza nazionale: un fattore che per noi era importantissimo, per uscire fuori dalla nostra bolla e per coinvolgere di più il territorio. Purtroppo la popolazione locale è ancora molto poco informata e consapevole dei rischi a cui andiamo incontro con la presenza di una fabbrica di questo tipo.
Come è strutturata la vostra protesta nel corso del prossimo weekend?
Sabato 18 aprile faremo ad Anagni alle 17.30 un’assemblea pubblica con microfono aperto, con una impronta locale, perché la città possa rendersi conto dei vari rischi a cui va incontro. Per domenica 19 aprile invece abbiamo chiamato un presidio alle 15.00 davanti ai cancelli della KNDS e abbiamo pensato a interventi, musica e altro. Siamo in attesa di conferme rispetto alle presenze ma a breve sapremo qualcosa in più.
Vuoi mandare un messaggio sulla vostra lotta a chi si è mobilitato in questi mesi contro la guerra?
Intanto mi auguro di non sentirci più solə. Mi auguro che questo abbia un senso. Credo che siamo tutte stanchə di questa deriva bellicista. Nessuno di noi vuole essere complice. La Valle del Sacco ha vissuto in passato di agricoltura e allevamento. Non si può vivere dell’industria bellica. Bisogna investire in altro, salute, istruzione, tutela dell’ambiente intorno a noi. L’industria bellica pesa tantissimo sulla qualità dell’ambiente attorno a noi. Abbiamo dato tanto sia a livello di salute che di lavoro. Non siamo più disposte a scendere a compromessi. Nessunə deve scendere a compromessi quando si parla di fabbriche di armi che portano morte dove già ce ne è troppa.
La copertina è di Marta D’Avanzo, Dinamopress
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