approfondimenti
ITALIA
CPR, l’inchiesta nei confronti dellə medicə rivela la fragilità del sistema
L’inchiesta contro medicə accusatə di aver certificato l’inidoneità al trattenimento nei CPR è un inquietante segnale di portata generale. La vicenda colpisce l’autonomia del sapere medico, ma rivela anche la fragilità di un sistema che dipende da collaborazioni quotidiane e automatismi contestabili
Nella notte tra il 15 e il 16 settembre, su disposizione della Procura di Ravenna, la polizia ha eseguito 23 perquisizioni in diverse città italiane. Sono stati sequestrati cellulari, computer e altri dispositivi elettronici di medicə coinvolti, a vario titolo, in un’inchiesta in relazione al rilascio di certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio. L’ipotesi investigativa è che quei certificati siano stati prodotti deliberatamente per impedire il trattenimento e il rimpatrio.
Secondo la tesi accusatoria, dietro le valutazioni cliniche ci sarebbe una rete organizzata, impegnata a ostacolare il funzionamento dei CPR. A sostegno di questa ricostruzione vengono richiamati una bozza di modulo per la valutazione sanitaria e alcune conversazioni nelle quali alcunə medicə coinvoltə esprimevano la propria contrarietà alla detenzione amministrativa. La critica pubblica ai CPR e la condivisione di uno strumento di lavoro diventano così, nella lettura della Procura, indizi di un progetto criminale. Al di là della fragilità giuridica delle accuse, moltə osservatorə denunciano il clima fortemente intimidatorio che accompagna l’inchiesta. Un clima che potrebbe produrre effetti duraturi, ben oltre i fatti specifici contestati e le persone oggi coinvolte.
Un’ampia galassia di associazioni, collettivi, ONG e reti ha preso parola a sostegno dellə medicə. In molti territori sono in programma iniziative e mobilitazioni, accompagnate da una consapevolezza diffusa: questa inchiesta colpisce le condizioni stesse di possibilità del lavoro quotidiano – medico, legale, sociale e politico – di critica ai CPR.
La salute nei CPR: da questione umanitaria a snodo politico
Questa vicenda interroga nel profondo il rapporto tra il sapere medico e il funzionamento dei CPR. Il sistema della detenzione amministrativa ha bisogno della collaborazione quotidiana di figure professionali chiamate a piegare il proprio mandato e i propri saperi alle esigenze del trattenimento.
Per molto tempo la salute delle persone trattenute nei CPR è stata frettolosamente classificata come una questione umanitaria, da affrontare attenuando le sofferenze senza interrogare il dispositivo che le produce. Negli ultimi dieci anni, grazie al costante lavoro di medicə, collettivi e organizzazioni, questo tema ha progressivamente smesso di essere relegato alla sfera della compassione o dell’assistenza.
Report dettagliati, contenzioso giudiziale, accessi e visite costanti, prese di parola pubbliche e mobilitazioni hanno contribuito a mostrare che il rispetto del diritto alla salute è strutturalmente incompatibile con i CPR.
La tutela della salute non è, quindi, soltanto un limite interno al sistema dei CPR, ma la leva che può metterne in discussione la legittimità. È in questo passaggio che la questione sanitaria diventa uno snodo politico decisivo – e, quindi, oggetto di questa feroce offensiva.
Un sistema feroce ma fragile
In questo scenario, la pratica dell’indipendenza del sapere – medico, in questo caso, ma anche giuridico – è il vero bersaglio dell’offensiva. Le parole del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, sintetizzano efficacemente la posta in gioco: «I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico».
I CPR non si reggono soltanto su un’infrastruttura giuridica, amministrativa e logistica articolata e capillare. Per funzionare hanno bisogno della collaborazione quotidiana di una vasto insieme di soggetti formalmente estranei alla sua governance, chiamati a certificare in modo seriale l’idoneità delle persone al trattenimento. È attraverso la quotidiana successione di atti standardizzati che una decisione politica – privare una persona della libertà – prende forma.
L’inchiesta appare dunque, allo stesso tempo, come un atto di intimidazione e come un indizio della precarietà del sistema. Se una valutazione clinica indipendente sull’idoneità al trattenimento può diventare un ostacolo decisivo alla sua effettiva configurazione, significa che il dispositivo – rappresentato come una macchina inarrestabile – è in realtà molto fragile.
Difendere l’autonomia dellə medicə non significa dunque soltanto tutelare le singole persone coinvolte nell’inchiesta e l’indipendenza del sapere professionale. Vuol dire rendere visibili i meccanismi materiali su cui il sistema dei CPR si regge e sottrarre le procedure di valutazione dell’idoneità alla funzione di ingranaggio standardizzato delle politiche di trattenimento. Le fragilità del dispositivo CPR sono una traccia politica fondamentale: non solo è necessario, ma è anche effettivamente possibile rompere gli automatismi che riproducono la detenzione amministrativa.
Foto di copertina: Steve Pavey
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