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Licorice Pizza. Procedere incuranti del mondo

Licorice Pizza, il film con cui Paul Thomas Anderson ricostruisce la San Fernando Valley in cui è cresciuto negli anni Settanta, si anima dell’energia di una corsa continua: quella della giovinezza contro una società incessantemente esposta al baratro della regressione.

Il momento più affascinante di Licorice Pizza è quasi demenziale. È il campo lungo su un gruppo di adolescenti, tra cui vi è il protagonista quindicenne Gary (Cooper Hoffman), che mima atti sessuali utilizzando alcune taniche di benzina, a fianco di un camion in panne. Le luci dell’alba aggiungono poesia e contrastano con la frivolezza della situazione. In verità, già dall’inquadratura precedente sappiamo che si tratta di una soggettiva. Alana (Alana Haim), co-protagonista venticinquenne, è seduta sul ciglio della strada e sta osservando la scena. La sua espressione è incerta. Non si sa se la giovane sia sgomenta o attratta da quello che vede. Di certo è stravolta. Ha appena guidato quel camion in folle e in retromarcia per alcuni chilometri, e, assieme al gruppo, ha affrontato con nonchalance una delle sfide più incredibili che appaiono nel film. Intanto, il compagno erotomane di Barbra Streisand, Jon Peters (Bradley Cooper), appare delirando, rompe una vetrina e cerca di abbordare un gruppo di ragazze. Non si accorge che quella cricca di giovani è la stessa che poche ora prima gli ha distrutto la Ferrari e messo a soqquadro la camera, punendolo per la sua prepotenza (e per tanto altro). Mentre Peters si allontana, Alana vede un manifesto elettorale. È l’inizio, casuale, di un nuovo capitolo del film.

Questa è una delle poche scene contemplative di Licorice Pizza. O forse è contemplativa solo agli occhi di chi guarda. In effetti, è più probabile che Alana stia semplicemente osservando distaccata il siparietto o, in alternativa, che non ci sia stato tempo a sufficienza per lei di rifletterci adeguatamente. L’irruzione di Jon Peters la porta, infatti, a dover rispondere istintivamente, ed evitare che quello squinternato megalomane la noti. Del resto, c’è poco da speculare. Quando la sua attenzione cade su qualcosa che le potrebbe dare l’opportunità di iniziare un nuovo percorso di vita, Alana decide di procedere. Viene in mente – a costo di risultare triviali – un esempio letterario. Nel Purgatorio II, il musico Casella intona una canzone per confortare Dante della fatica del viaggio. Il canto ammalia gli astanti, al punto che Catone, sopraggiunto all’improvviso, rimprovera tutti e li esorta a continuare il cammino. Come per i protagonisti di Licorice Pizza, non c’è spazio per l’elegia, bisogna andare avanti.

Il procedere incuranti del mondo circostante è, infatti, il tema del film. O, meglio, il procedere insieme, nonostante la differenza di età non rispecchi i canoni di appropriatezza della società contemporanea in materia di relazioni romantiche (e il titolo del film di questo è metafora). Il mondo sembra scorrere sotto agli occhi di Alana e Gary. Si tratti della crisi del petrolio del 1973 o dei fallimenti lavorativi della loro vita, i due sembrano essere in grado di tirarsene fuori, trovare nuovi escamotages e manovrare questo mondo a noi tanto ostile. Sono giovani, possono fare ciò che vogliono e vivere unicamente il presente. Non sono spaesati, come i personaggi della maggior parte dei prodotti coming of age o delle ‘no-longer’ teen comedies (si pensi a film di Judd Apatow). Semmai sono gli adulti a essere spaesati, a ritrovarsi ridicoli, stupidi e problematici proprio perché intrappolati nei cliché che li definiscono. Come stupidissimo – quindi perfetto – è il modo in cui vengono introdotti i cammei del film. Quanto è dozzinale, infatti, il carrello in avanti con cui viene rivelato il volto di Bradley Cooper. Quanto è banale Sean Penn che appare avvolto dal fumo di sigaretta. E quanto è prevedibile la voce rauca di Tom Waits che emerge dalle luci soffuse di un bar! Solo un obiettivo, dunque, muove le azioni di Alana e Gary: il corrersi incontro. È in quei momenti che i due protagonisti procedono più decisamente, sorpassando tutti gli ostacoli che incontrano. Si tratti del teenager a cui Alana urla “Fuck off!” perché le intralcia la corsa verso Gary arrestato per errore; o di un Sean Penn in moto che va nella direzione contraria a Gary, mentre quest’ultimo si appresta a soccorrere Alana caduta dal sellino posteriore. Proprio nell’ultima corsa – questa volta a due direzioni – i protagonisti cadono, per poi rialzarsi e continuare, assieme, il percorso. Perché, conviene ribadirlo, non c’è tempo per fermarsi in un film – certamente tra i migliori dell’anno – i cui personaggi principali sono così spudoratamente anti-nostalgici.