approfondimenti

ROMA

La bonifica del cemento agli ex-Mercati Generali

Un’area di nove ettari, tra via Ostiense e Ponte Spizzichino, oggi tornata alla sua essenza di ecosistema fluviale, viene affidata a un privato per la costruzione della “Città dei giovani”, un altro albergo-studentato dove di cultura e aggregazione non c’è neanche l’ombra . Appuntamento sabato 28 febbraio alle 14,30 a Largo delle Sette Chiese

Un po’ di storia.

Ieri e oggi

È il 1910 quando l’idea dei Mercati Generali inizia a prendere forma, su progetto di Emilio Saffi, con il sindaco Ernesto Nathan, che ne stabilì la realizzazione in via Ostiense con il Piano Regolatore Sanjust del 1909. Da zona agricola il quartiere Ostiense iniziava a vivere la trasformazione, diventando insediamento produttivo, grazie soprattutto alle infrastrutture: gli stessi mercati, lì collocati, erano collegati alla ferrovia Termini-Trastevere, allo scalo fluviale, ai magazzini generali e anche alla ferrovia di Ostia.

I lavori del comprensorio unico, che racchiudevano diversi mercati di Roma come quello delle erbe di viale Manzoni, quello del pesce prima del Portico d’Ottavia e piazza San Teodoro insieme ad altri, termineranno e verranno inaugurati solo dieci anni dopo, nel 1921.

Il progetto, approvato nel 1910, prevedeva due zone: una destinata al mercato della frutta e ortaggi e l’altra dedicata al mercato del pesce, carni e uova. I due settori erano divisi al centro da un’ampia zona destinata al raccordo ferroviario.

Il Mercato e la sua attività, andranno avanti fino all’autunno del 2002, anno in cui i Mercati Generali dell’Ostiense vengono trasferiti a Guidonia, che diventa il più grande centro agroalimentare della città: il CAR, Centro alimentare Roma.

Dagli anni 2000 a oggi

Il complesso verrà chiuso quindi nel 2003 e subito i nove ettari “liberi” diventano boccone prelibato per l’indizione di un bando comunale orientato alla realizzazione della “città dei giovani”, un unico spazio dove convogliare contesto universitario, culturale e ricreativo.

È il gruppo di aziende “Sviluppo Centro Ostiense” (Sco), guidato dalla Lamaro Appalti del costruttore Claudio Toti ad aggiudicarsi la gara: nel 2006 viene sottoscritta una convenzione della durata di 60 anni e nel 2009 approvato il progetto definitivo.

È nel 2008 però, a seguito di alcune difficoltà emerse con i primi scavi – come l’intercettazione di una falda acquifera superficiale – che il progetto iniziale e definitivo viene rimodulato e il gruppo di aziende ne presenta uno nuovo, con un implicito aumento dei costi e una maggiore redditività, che tuttavia non ne pregiudicano l’aggiudicazione l’anno seguente. Accanto ai finanziamenti pubblici poi, ecco che si affacciano quelli privati, provenienti dalla società texana Hines, che sceglie di sovvenzionare il progetto con 381 milioni di euro, e nella nuova proposta progettuale presentata compare l’albergo-studentato.

L’area infatti viene concessa, con anche un posticipo della data di inizio, per 84mila euro l’anno per sessant’anni, che tradotto in canoni mensili significa che lo spazio avrà un canone mensile di 1,94 euro al metro quadro.

È stato votato e ormai approvato (luglio 2025) dalla giunta Comunale, il progetto che interessa l’area degli ex- Mercati Generali e che vedrà la costruzione dell’ennesima struttura presentata come studentato, ma che poi di fatto si rivolge a una cerchia ristretta, visti i prezzi delle stanze, e si profila piuttosto come una struttura alberghiera.

Il progetto garantirà al privato un ricavo preventivato di oltre 32 milioni di euro l’anno, di cui 21 provenienti dallo studentato, a fronte di un canone per l’area pubblica di 165mila euro l’anno, stabilito ormai 20 anni fa nel 2006 e mai pagato e mai aggiornato.

I lavori, come si legge dal sito di Roma capitale, «completate le fasi di progettazione definitiva ed esecutiva» dovrebbero partire «nel 2027 e concludersi in circa 36 mesi». Questi prevedono la costruzione di dieci edifici, di cui sette ospiteranno oltre 2.000 posti letto di uno studentato privato e oltre duemila parcheggi a pagamento: «3,6 ettari dedicati alla cultura, formazione e socialità».

Sono 23 anni che la città di Roma aspetta la realizzazione del progetto nella zona, che le venga restituito uno spazio comune, vivibile e accessibile pubblicamente, ma non sembra che il momento sia arrivato in questi anni, neanche ora.

Ma a cosa si riferisca la dicitura «spazi dedicati alla cultura» non è ben chiaro. Non c’è traccia di quali spazi saranno accessibili gratuitamente, non c’è una descrizione dello scopo e della fruibilità degli stessi, se non che verranno costruite biblioteca, mediateca, sale per eventi, coworking, aree sportive e un centro di benessere urbano.

Se infatti in merito al primo progetto approvato nel 2004 dell’architetto Rem Koolhaas c’è una descrizione puntuale della destinazione degli spazi (40% alla cultura; 19% alla ristorazione il 35% al commercio e il restante 6% agli uffici e il vecchio mercato ittico reso una mediateca insieme alla realizzazione di un teatro di 3mila posti), oggi di questo non c’è traccia. Quelli che vengono presentati come spazi destinati a “cultura e tempo libero” sono rivolti a start-up innovative, promozione enogastronomica, spazi per uffici ristorazione e tante altre indicazioni parziali ma che a ogni modo lasciano intravedere una destinazione degli spazi turisticizzata e spersonalizzante. 

Se poi si guarda il render, lì dove oggi c’è una natura che tenta di riconquistare il suo spazio essenziale, nella prospettiva futura non c’è altro che edilizia e cemento. Nessun parco, nessuno spazio verde e ciò che compare di naturale, invece di mantenere la sua essenza, diventa piuttosto un qualcosa di ornamentale, che accoglie tavoli e tavolini di punti ristoro. Lo studentato stesso ha il vincolo di rimanere tale per dieci anni, dopo potrà trasformarsi nell’ennesima struttura ricettiva alberghiera, rivolta a turisti o all’élite del momento, ma già ora si profila come un albergo-studentato con stanze a 1.050 euro, studio a 950 e doppie a 625 al mese.

Nonostante sul sito del comune si legga che i prezzi siano stati fissati a canone calmierato, tuttavia se si considera che il canone di locazione ordinario della zona ostiense è di 15,5 euro al metro quadro, secondo l’Agenzia delle entrate, gli studenti finirebbero per pagare il 48% in più per un letto in doppia e sette volte in più per una stanza singola.

Qual è l’incentivo e il sostegno per i giovani da parte del comune? La città vuole altro, le cittadine e i cittadini hanno altre esigenze.

Natura urbana: c’è spazio?

Oggi, dopo circa 20 anni, i nove ettari in questione sono diventati altro: è ri-nato un ecosistema fluviale, che funge, o per lo meno avrebbe voluto, da elemento mitigatore per una zona della città e la natura si è fatta strada tra i resti di quello che c’era riprendendo il suo spazio.

Ri-nato perché la zona, storicamente, è una piana alluvionale: lo stesso progetto iniziale del 1910 per la costruzione infatti, prevedeva una somma di risorse per la deviazione dell’Almone, affluente del Tevere che aveva il suo corso proprio accanto agli ex-mercati, insieme alla deviazione dell’Acqua Paola e dell’Acqua Marcia all’interno del complesso. Il tutto testimoniato già dai primi scavi, iniziati circa 20 anni fa e poi sospesi, dai quali sono emerse migliaia di anfore utilizzate per la lavorazione e la bonifica del terreno.

Nell’area umida dei mercati quindi, è emerso un canneto di palude e un piccolo bosco di pioppi bianchi e neri, favorendo la biodiversità e la vita di specie animali e vegetali, sempre più rare nella nostra città.

Il destino dell’area però, come quello di tante altre zone di Roma in cui si realizzano progetti edilizi con cifre esorbitanti rivolte a una cerchia ristretta, non si proietta in questo senso.

Le ruspe sono infatti già intervenute dimostrando come in quel luogo non ci sia spazio per la natura. Non c’è spazio per l’aggregazione spontanea e naturale, non c’è spazio per una vista che sfugga ai palazzi, né tanto meno c’è spazio per viverlo come la comunità di Roma necessità, in un’ottica pubblica e libera.

Chi ha il compito di realizzare la città dei giovani, ha ascoltato almeno una voce delle e degli abitanti e delle realtà attive della zona di Ostiense? Di quelle persone, delle giovani e dei giovani che il quartiere lo vivono quotidianamente?

Sembra che questi tavoli di confronto, aperti solo ora – forse troppo tardi – dalla Giunta capitolina, siano più che un dialogo, un’informativa di cosa si è già deciso e non uno scambio costruttivo di opinioni e visioni progettuali per quello spazio pubblico.

Stupisce che ancora una volta, all’esigenza e oggi emergenza abitativa, che vede canoni mensili con prezzi alle stelle, la vendita – piuttosto che la riassegnazione – da parte del Comune delle case popolari, la città di Roma risponda con la costruzione di nuove strutture e il prezzo del consumo del suolo non viene neanche razionalizzato né considerato.

Secondo il rapporto SNPA “Consumo di suolo 2025”, presentato il 24 ottobre 2025, in Italia c’è un trend in crescita esponenziale del consumo di suolo: 83,7 km² di nuove superfici artificiali nel 2024 (+15,6% sul 2023) e un ritmo di 2,7 m²/secondo.

Fa riflettere che la storia di questi nove ettari sembra essere attraversata da un fil rouge: nasce infatti come luogo di “aggregazione” per più mercati di Roma e oggi vorrebbe tornare a esserlo per la comunità sociale. Ma sembra che, come per l’esperienza del mercato poi spostato e per la “città dei giovani”, in 23 anni ancora non realizzata, quest’area non trovi un’assegnazione pacifica e sana.

Se promuovere la cultura, gli spazi di aggregazione oggi diventa una possibilità appannaggio dei privati, come possiamo esprimere liberamente la nostra voce, la nostra identità, anche culturale, senza essere costretti a pagare o a essere identificati con una tessera per accedere agli spazi?

Dove passa il concetto di aggregazione, promozione e crescita dell’individuo, se nella Capitale trovano sempre maggior spazio solo realtà che concorrono al profitto e alla privatizzazione?

Se questa deve essere la città dei giovani, la Giunta ha ascoltato davvero le voci dei giovani che quotidianamente vivono la capitale, le loro aspettative di vita e le loro esigenze? Quanto sia difficile, per alcuni impossibile, trovare una camera a un prezzo accessibile, o come sia difficile oggi trovare uno spazio di aggregazione dove poter scambiare idee, ragionare insieme, liberamente e senza dover dimostrare di appartenere a una determinata fascia economica?

Sembra non ci sia spazio per un accesso pubblico e libero agli spazi che dovrebbero essere di ritrovo, o per lo meno che questa sia la direzione intrapresa per la città di Roma, destinata così a diventare una città spersonalizzata, senza identità e uguale a tante altre capitali europee, dove l’identità di quartiere è estirpata a vantaggio di forma ed estetica.

L’atrofizzazione del pensiero, l’isolamento della persona fino alla creazione di circoli chiusi ed elitari è quello cui tali iniziative tendono, non altro, e dovremmo ragionare sul fatto che ciò che è bello agli occhi, non sempre e non necessariamente lo è davvero in termini di economia umana ed esistenziale.

La copertina è tratta dalla pagina Facebook Mercati Generali – BASTA Speculazione

SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS

Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno