approfondimenti
OPINIONI
Il Profeta del Regno a Venire della Fifa
La FIFA ha assunto ormai un ruolo di dominio totale sul mondo del calcio e sugli interessi economici e politici che gli girano intorno, con un governo verticistico del suo presidente. La storia di un sistema di potere, ora nelle mani di Gianni Infantino
Sono iniziati da poco più di una settimana i Mondiali delle squadre nazionali maschili di calcio, ospitati in Messico, Stati Uniti d’America e Canada, con l’estensione, per la prima volta, delle squadre partecipanti a 48 selezioni nazionali. Abbiamo assistito il primo giorno alla vittoria del Messico contro il Sudafrica, la sua prima vittoria in una partita inaugurale – pur essendo la nona volta che la Tricolor gioca all’inaugurazione dei Mondiali – mentre fuori dal leggendario Stadio Azteca migliaia di manifestanti si scontravano con la polizia protestando contro la Fifa, e le Madres Buscadoras chiedevano verità e giustizia per le migliaia di desaparecidxs nel paese. Poco dopo, l’esordio di Curacao ad un Mondiale, sconfitta 7 a 1 dalla Germania, poi l’eroico pareggio di Capo Verde con la Spagna, il Marocco dei talenti che domina la partita con il Brasile di Ancelotti, che pareggia con una intuizione di classe di Vinicious, e tante altre partite e giocate che verranno, giorno dopo giorno (o notte dopo notte, dati gli orari di tante partite per chi si trova sul fuso orario italiano). Ci saranno tante altre vittorie, sconfitte, sorprese, dribbling, polemiche, emozioni, con l’inno Dai Dai di Shakira e Buma Boy che accompagna le giocate sotto il sole negli orari più improbabili, scelti per garantire i diritti TV senza preoccuparsi della salute dei calciatori e della stessa qualità dello spettacolo calcistico.
Ma oltre alla passione e alle emozioni che nonostante tutto non potranno sottrarre a milioni di persone nel mondo che amano il calcio, quelli appena cominciati saranno, anzi sono già, i Mondiali più cari ed escludenti della storia, con prezzi altissimi per le entrate negli stadi e scandali senza fine.
Ma soprattutto, non si contano gli abusi, le espulsioni, le limitazioni alla libertà di movimento e alla partecipazione sia di giocatori, che di arbitri e tifosi negli Stati Uniti, che ospiteranno ben 78 partite, mentre se ne giocheranno solamente 13 in Messico, compresa l’inaugurazione, e 13 in Canada.
Ma come siamo arrivati a questi Mondiali, dopo quelli in Russia nel 2018 e quelli in Qatar del 2022? Come è arrivato Infantino a capo della Fifa, fino a diventare l’alleato più stretto di Trump, che ha ricevuto addirittura, tra una guerra e l’altra, tra un’invasione militare e una minaccia di invasione, il premio Fifa per la Pace inventato poco prima dei Mondiali e che contro ogni protocollo quest’anno consegnerà la Coppa del Mondo alla squadra che vincerà la competizione?
Nel denunciare le complicità e nel ricostruire l’asse politico tra la Fifa di Infantino e gli Stati Uniti di Trump, nel suo nuovo libro, Il calcio è potere: una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump, Luca Pisapia legge il rapporto tra calcio e potere attraverso l’evoluzione del gioco e del linguaggio, per raccontare il regno a venire della Fifa, che da semplice organismo burocratico si è trasformata nella multinazionale che amministra la religione più diffusa del pianeta, con oltre cinque miliardi di discepoli.
Secondo l’autore, «il calcio non è mai stato innocente: fin da subito si rivela come uno strumento di potere. E nell’evoluzione della sua manifestazione più importante, i Campionati mondiali di calcio maschile, si può intravedere una fitta trama di vittorie e sconfitte che esce dal campo e investe la storia sociale e politica dell’ultimo secolo. Dal trionfo del fascismo nei Mondiali di Italia 1934 ai diritti umani calpestati per Qatar 2022, il calcio è il prodotto dell’industria culturale che meglio rappresenta la vittoria del capitale nel conflitto contro il lavoro. E adesso gli Stati Uniti di Donald Trump si apprestano a ospitare i Mondiali del 2026.»
Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la concessione di questo estratto del libro “Il calcio è potere: una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump” che potete trovare nelle librerie o qui sul sito di Einaudi.
«E stranamente, ora che mi trovavo lì, nel bel mezzo della scena del delitto, mi sentivo calmissimo. In mezzo a quella grotta ricca di tesori effimeri, guidato da un nervoso addetto alle relazioni col pubblico, la morte non aveva più il potere di spaventare, poteva essere misurata in centimetri o in kilobyte. La razza umana, come un esercito di sonnambuli, camminava verso la totale perdita di memoria, con il pensiero rivolto unicamente al logo che ci sarebbe stato sul proprio lenzuolo funebre». Come scrive James G. Ballard nel profetico Regno a venire l’umanità ha dimenticato tutto, a cominciare dalla morte, e l’ha sostituita con il consumo.
La cospirazione della Fifa ha avuto esito: gli apostoli della menzogna sono stati smascherati; il «sistema Fifa» di João Havelange e Sepp Blatter è stato rivelato per quello che è: una gigantesca macchina di corruzione; Blatter si è dimesso, il regno è vacante. La Fifa è morta, ma nessuno lo accetta. E non solo perché la Fifa esercita una sovranità pari o superiore a quella degli altri organismi internazionali; perché è una multinazionale che fattura miliardi e si è trasformata in un nodo primario del network globale, che non può essere sciolto né reciso, pena la scomparsa del mondo per come lo conosciamo e per come lo abitiamo; ma perché come racconta Baudrillard «dalle società selvagge alle società moderne, l’evoluzione è irreversibile: a poco a poco “i morti cessano di esistere”. Sono respinti fuori della circolazione simbolica del gruppo […]. Essere morto è un’anomalia impensabile, rispetto alla quale tutte le altre sono inoffensive»(Lo scambio simbolico e la morte, 1976); non abbiamo più accesso all’universo simbolico della morte, non la riconosciamo più.
Al momento delle dimissioni Sepp Blatter convoca un congresso per eleggere il nuovo presidente; tutto indica che sarà l’attuale presidente della Uefa Michel Platini: il francese ha sempre rinunciato a candidarsi contro il suo mentore, e ora confida che gli sia restituito il favore. L’attesa è messianica, tutti aspettano trepidanti l’arrivo del redentore in grado di liberare la Fifa dalle colpe e dai vizi che l’hanno condotta lungo la strada della corruzione; ma nel tardo capitalismo del segreto bancario svizzero «l’illuminismo ricade nella mitologia da cui non ha mai saputo liberarsi. Poiché la mitologia aveva riprodotto come verità, nelle sue configurazioni, l’essenza dell’esistente (ciclo, destino, dominio del mondo), e abdicato alla speranza».
Nel regno a venire non è prevista alcuna speranza. «Dopo l’estate la mano di un ignoto quanto chirurgico demiurgo fa cadere sulla scena del crimine (e nelle redazioni dei giornali) la smoking gun: un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri eseguito nel febbraio 2011 dalla Fifa a favore del presidente Uefa Platini quale compenso per una consulenza svolta una decina d’anni prima, fra il 1998 e il 2002. I maligni sostengono sia stato Blatter il vendicativo delatore. Resosi conto di essere con le spalle al muro, avrebbe deciso di trascinare nel gorgo anche il suo ex delfino»(4). Come spiega il procuratore Michael Lauber «il pagamento dovrebbe riguardare lavori svolti per la Fifa da Platini tra il gennaio 1999 e giugno 2002, nove anni prima che i soldi appaiano sul suo conto in banca. Suona un campanello d’allarme per la strana tempistica: proprio nella primavera del 2011 Platini ha deciso di non candidarsi contro Blatter per la presidenza della Fifa e ha invece appoggiato Blatter»(5).
La cospirazione precipita a una velocità inaudita; un mese dopo «il comitato etico della Fifa, la federazione che gestisce il calcio mondiale, ha sospeso il presidente della Fifa Sepp Blatter e il presidente della Uefa Michel Platini per 90 giorni.
La sospensione ha effetto immediato»(6); se Blatter non poteva piú candidarsi alla presidenza della Fifa, ora non può farlo nemmeno Platini; «in un mondo nel quale i suoi componenti si ricaccino vicendevolmente nel baratro a questo modo, nel baratro della totale privazione di ogni valore, premessa per annientarsi fisicamente, devono nascere nuovi tipi di inimicizia assoluta»(7), il padre ha trascinato con sé il figlio nel gorgo; nella società in cui la morte è stata espulsa dall’ordine simbolico, uccidere è un atto come un altro. Il 21 dicembre il Comitato etico della Fifa «pronuncia il verdetto squalificando per otto anni sia Blatter sia Platini. Nella decisione non si parla di corruzione, ma della violazione di altre norme del Codice etico.
In sostanza, per il Comitato etico, “Blatter ha autorizzato un pagamento a Platini che non aveva alcuna base legale”»(8). Nella decisione non si parla di corruzione perché la corruzione è ovunque: è il cuore nero del «sistema Fifa»(9); è il cuore pulsante del tardo capitalismo finanziario; è la materia di cui sono fatte le reti del network globale su cui corrono i flussi immateriali delle informazioni del mercato azionario. Perché, occorre ripeterlo, «il neoliberismo non è una forma di conservatorismo. Si tratta di un paradigma governamentale [che] utilizza qualunque mezzo necessario […] dal ricatto e la menzogna al tradimento delle promesse, passando per la corruzione sistemica»(10). Condannati dalla giustizia sportiva, quindici anni dopo sia Blatter sia Platini saranno assolti definitivamente dalla magistratura svizzera(11). Una volta assolto, Platini commenta: «So che era una storia per impedirmi di diventare presidente della Fifa»(12).
Nessuna salvezza, nessuna redenzione all’orizzonte; ma la merce-calcio e il linguaggio-calcio sono troppo importanti per scomparire; e se anche qualcuno dovesse accorgersi che la Fifa non esiste piú è meglio fare finta di niente, e continuare ad avere fede anche quando si è persa la speranza. Se come scrive Walter Benjamin il capitalismo è una religione, e per di piú «qui sta ciò che nel capitalismo è senza precedenti: che la religione non è piú riforma dell’essere, ma la sua completa rovina. L’estensione della disperazione a condizione religiosa cosmica dalla quale ci si attende la salvezza»(13), la salvezza è una minaccia.
A contendersi le spoglie della Fifa al Congresso del 26 febbraio 2016 sono quattro personaggi di basso profilo; poi all’ultimo, quasi per caso, se ne aggiunge un quinto: è Gianni Infantino, il segretario generale della Uefa, meglio noto al grande pubblico come l’uomo dei sorteggi; il suo cranio traslucido, la fronte prospiciente, il sorriso sopraffatto, da anni, entrano nelle case di centinaia di milioni di telespettatori al momento di estrarre le palline dall’urna per decidere gli accoppiamenti delle partite della Champions League. «Gianni Infantino è il candidato last minute della Uefa, di cui dal 2009 è segretario generale. […] Infantino ha maturato un lunghissimo curriculum in Uefa, dove è stato assunto nel 2000. Ha diretto il gruppo di lavoro sulle licenze, ha coadiuvato l’elaborazione del fair play finanziario e ha seguito da vicino lo sviluppo del marketing. La sua candidatura viene ufficializzata solo poche ore prima della scadenza dei termini a causa della sospensione comminata a Michel Platini, di cui è il piú fidato collaboratore»(14).
Il 26 febbraio 2016 tra la sorpresa generale, anche la sua, Gianni Infantino è il nuovo presidente della Fifa. L’uomo dei sorteggi sembra scaraventato nel cuore della cospirazione a sua insaputa; cosí viene descritto nei momenti che seguono l’annuncio del suo trionfo: «Gianni Infantino guarda le persone che governano il calcio mondiale, i membri della Fifa. Cerca di iniziare il suo discorso, una, due, tre volte, si interrompe, è chiaramente sbalordito. Ha appena ottenuto la presidenza della Fifa, ma sembra che ancora non capisca come sia potuto accadere»(15); il 26 febbraio 2016 è il momento in cui il tempo sparisce per sempre, in cui «il futuro sta a propria volta cessando di esistere, divorato dall’onnivoro presente»(16); è il momento in cui «l’accelerazione di flussi di ogni tipo sostituirà quindi – questa volta definitivamente – l’accumulazione […] finché la salvezza non giungerà da qualche altra “terra promessa”, questa volta exoplanetaria»(17). La salvezza che non annuncia piú la redenzione ma solo la disperazione rivela che «dopo i diciassette anni di regno di Blatter e i ventitré del suo pigmalione João Havelange, comincia una nuova era, forse la piú tortuosa e importante nella storia della Fédération Internationale de Football Association»(18); e l’ingresso in questa nuova era lo proclama un profeta per nulla ieratico e solenne; ma con sguardo attonito e confuso lo certifica un burocrate dimesso e dalle sembianze innocue.
Nel tempio sacro dell’unica religione globale rimasta agli esseri umani, in «una cattedrale consacrata al consumismo i cui fedeli erano di gran lunga piú numerosi di quelli delle chiese cristiane»(19), Gianni Infantino annuncia il regno a venire.
La prima equazione che deve risolvere Gianni Infantino ha a che fare con la meccanica classica del vecchio «sistema Fifa», è il problema dei tre corpi: giuridico, economico e politico. Dato che il network del tardo capitalismo globale è un sistema fondato sulla corruzione, e che negli ultimi quarant’anni il «sistema Fifa» si regge su una serie di congiure e cospirazioni(20), tra il 2016 e il 2017 Infantino incontra per almeno tre volte il procuratore svizzero Michael Lauber, quello che ha condotto l’inchiesta che ha portato alle squalifiche di Sepp Blatter e Michel Platini liberando il posto al vincitore alle elezioni presidenziali del 2016. Il problema è che questi incontri rimangono segreti anche all’interno della stessa procura svizzera; mancano le date dei colloqui, la durata, ma soprattutto non ci sono i verbali(21); nulla di quello che si dicono Infantino e Lauber viene registrato e messo agli atti(22); nessuno sa cosa si siano detti e nessuno lo saprà mai. La successiva inchiesta del tribunale federale svizzero su questi incontri non verbalizzati, pur descrivendoli come un «aberrante episodio di amnesia collettiva»(23), si conclude con un nulla di fatto; a pagare subito è il procuratore Lauber, costretto alle dimissioni(24), mentre Infantino rimane al suo posto e sei anni dopo la Procura svizzera archivia ogni procedimento a suo carico(25). La parte giuridica dell’equazione è risolta.
Dato che da oltre un secolo e mezzo la merce-calcio è in grado di accompagnare le trasformazioni del capitalismo storico, Infantino sa che oggi il consumo ha sostituito la produzione, e quindi è necessaria la superfetazione della merce e la sua sempre piú capillare diffusione: il calcio deve essere sempre presente, un prodotto pervasivo e totalizzante; cosí da subito lancia «la proposta di un Mondiale per Club a 24 squadre e, soprattutto, la rivoluzione nel format della Coppa del Mondo, portando dal 2026 le squadre partecipanti da 32 a 48. […] Evidentemente l’ampliamento favorirà anche gli interessi economici della Fifa grazie all’estensione del numero di squadre partecipanti e all’aumento degli incontri e dei relativi diritti tv»(26). Anche la parte economica dell’equazione è risolta. Dato che da oltre un secolo e mezzo il linguaggio-calcio è una macchina mitologica a disposizione del potere politico, e che da quando la Fifa si è rivelata un nodo decisivo del network del tardo capitalismo finanziario è il potere politico a mettersi a disposizione della Fifa, Infantino, «alla prima riunione del Comitato esecutivo, lancia messaggi all’insegna della trasparenza e della discontinuità.
Ammette che furono pagate tangenti per l’assegnazione al Sudafrica dei Mondiali 2010 [e non per Russia 2018 e Qatar 2022] e chiede alle autorità statunitensi di perseguire i responsabili per ottenere un risarcimento dei danni arrecati all’immagine e alla reputazione della Fifa […]. Un’altra mossa “gattopardesca” fatta dall’ex segretario generale della Uefa, che appare costantemente in bilico tra le promesse di innovazione e un’inclinazione a conservare lo status quo, è la conferma dell’assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia e dell’edizione 2022 al Qatar»(27). I nuovi equilibri geopolitici della Fifa sono salvi, anche la parte politica dell’equazione è risolta: il «burocrate instancabile la cui implacabilità è pari solo alla sua ambizione»(28) in pochi anni mette in atto una nuova congiura attraverso cui consolidare il proprio potere(29), porta al massimo livello di sviluppo il valore economico della merce-calcio e il potere politico del linguaggio-calcio. Gianni Infantino sopravvive alla cospirazione della Fifa e annuncia il regno a venire, tutto è pronto perché possa mostrarsi al mondo.
La copertina è di Jarmoluk (Pixio)
© 2026 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
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