ITALIA

“Catania non dà più le spalle al mare”: contro il nuovo Piano Regolatore Portuale

Nasce a Catania una mobilitazione per la salvaguardia delle coste. Comitati e associazioni cittadine uniscono le vertenze in un Manifesto per la nuova visione del rapporto tra città e mare, contro la speculazione e l’iperturismo

Ogni catanese ha due punti di riferimento che definiscono il suo orizzonte: da una parte l’Etna e dall’altra il mare. È l’ossimoro su cui si fonda lo spirito della città e dei suoi abitanti. Lo scorso inverno il ciclone Harry ha colpito le coste catanesi, ma un altro, più devastante, silenzioso e subdolo, è da sempre complice della loro distruzione: quello della privatizzazione e della cementificazione. Viene da chiedersi se il mare non abbia gridato di essere liberato, da una nuova trasformazione che non vuole subire. Infatti, dopo cinquant’anni dall’ultimo piano, nell’ottobre 2025, il presidente dell’AdSP – Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale Francesco Di Sarcina ha ottenuto l’approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale che punta a rafforzare il ruolo di Catania come hub portuale siciliano: espansione del porto a nord verso la Scogliera d’Armisi con un molo per mega-yacht e a sud sulla foce dell’Acquicella con molo di attracco commerciale, nuove infrastrutture commerciali, un’area crocieristica di 84 mila mq, una stazione marittima, un waterfront urbano e nuove edificazioni fino a 24 metri di altezza.

Dai rendering alla realtà: gli impatti ambientali del nuovo PRP

Una favola smart illustrata con rendering patinati non racconta però il destino di una trasformazione irreversibile della costa e della sua idrogeomorfologia: una cementificazione per un’estensione pari quasi a venti campi di calcio, secondo le rilevazioni degli esperti, con un impatto immediato sugli ecosistemi costieri che verrebbero distrutti, tombando di fatto flora e fauna di straordinario pregio dei siti. Un altro, invece, a lungo termine, sarebbe l’inquinamento atmosferico paragonabile a una zona industriale in città, se si considerano insieme le due principali funzioni su cui punta il piano: si chiede al porto cittadino di potenziare tanto la funzione turistica, accogliendo fino a quattro navi crociera di 340 metri e fino a un milione di passeggeri all’anno, tanto quella commerciale (traffico commerciale pesante, traghetti Ro-Ro dei semirimorchi). Il progetto sembra andare, inoltre, contro lo stesso DPSS (Documento di Programmazione Strategica di Sistema) che impone, invece, di seguire la vocazione dei singoli porti della Sicilia Orientale, cioè prediligendo scali più grandi e funzionali ai ruoli, come il porto di Augusta (fondali profondi e ampi spazi retroportuali), ridefinendo gli stessi ruoli strategici e tenendo in conto le nuove annessioni di Pozzallo e Siracusa.

Associazioni e comitati uniti per ridefinire il rapporto tra città e mare

 
Da anni associazioni e comitati chiedono all’amministrazione di “non voltare le spalle al mare” e di costruire un dialogo comune per una progettazione partecipata della città, perché il mare e le coste sono della cittadinanza e l’anima della città non può essere snaturata.


A maggio 2026 nasce la mobilitazione “Catania non dà più le spalle al mare” per unire le vertenze che da anni si battono per il diritto al mare, in contrapposizione alla visione e ai vizi del nuovo PRP, promossa dall’attivista Pietro Pignataro: «Il mare è un bene comune e deve avere accessibilità universale. La visione di una città va costruita con la cittadinanza, prima di distruggere un assetto urbanistico, ancor più un ecosistema. Chiediamo una partecipazione permanente alle decisioni».

Tra i promotori Arci Catania: «Stiamo definendo una delibera di iniziativa popolare per proporre la nostra idea di sviluppo della città», spiega il presidente Matteo Iannitti, già in prima linea contro la concessione di fondi pubblici per la riqualificazione del Porto Rossi, nell’area naturale de “il Caito”, dove il ciclone ha restituito la costa ai cittadini. «Il mare ci sta chiedendo di rinaturalizzare le coste e di ripensare il rapporto tra città e mare».

Tuttavia, si può difendere solo ciò che si conosce, perché dietro recinzioni e muri imponenti si nascondono luoghi di straordinario valore naturale. Salmastra, associazione nata attorno al Porto di San Giovanni Licuti a sostegno dei pescatori del borgo, così risponde «Promuoviamo un’esperienza pubblica della costa attraverso forme di fruizione ed esplorazione che non impattano sull’ambiente e sviluppano coscienza civica», dice il fondatore Federico Guarnaccia. «Abbiamo previsto “escursioni piratesche” lungo la costa in luoghi raggiungibili a remi», aggiunge l’attivista Gaetano Libranti. «Ci riappropriamo dei luoghi attraverso un racconto naturalistico e politico».

La Scogliera d’Armisi: dalla vittoria al TAR allo scacco dell’AdSP

La sorte peggiore interessa i due siti naturalistici dell’Acquicella e della Scogliera d’Armisi. Il Comitato per la salvaguardia dei due siti da subito ha evidenziato le criticità e i vizi del progetto, studiandone gli impatti con esperti, promuovendo una petizione a difesa della Scogliera, la candidatura al FAI e un ricorso al TAR presentato insieme alle associazioni ambientali WWF Sicilia Nord Orientale, LIPU e O.P.U.T. – Osservatorio politiche urbane e territoriali, proprio all’indomani dall’approvazione del PRP nel dicembre 2025. Al centro del ricorso, insieme all’impatto ambientale dovuto agli oltre due milioni di metri cubi di cemento che si vorrebbe riversare a ridosso di aree naturali, c’è il paradosso definito come «il porto disegnato prima dei confini»: l’inserimento dei siti nel PRP è avvenuto senza che le parti fossero state inserite anche nella circoscrizione demaniale dell’AdSP. Per questo il 13 luglio il TAR si pronuncia con sentenza di illegittimità parziale del piano, confermando il vizio procedurale e temporale che era stato sollevato, bloccando l’espansione in questi tratti di costa. All’indomani dalla sentenza l’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana iscrive la Scogliera d’Armisi nel LIM, il registro ufficiale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria della Regione Siciliana.

«Un dossier stilato insieme all’Ufficio per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura racconta il profondo legame tra la Scogliera e Catania», afferma il presidente del Comitato a difesa della Scogliera d’Armisi, Attilio Scuderi.

«Emergono le origini geologiche, il valore storico, archeologico e religioso, dal tempio di Artemide agli omaggi alla Madonna Bambina di Ognina, il patrimonio naturalistico e il ruolo che, da oltre un secolo, questo tratto di mare ricopre come primo accesso al mare per i catanesi e sede del primo lido cittadino. Vogliono sacrificare tutto questo in nome di un turismo estrattivo e coloniale».

Se il TAR ha pronunciato in primo grado l’illegittimità di espansione sul sito e la nullità parziale del piano, c’è però un decreto ministeriale firmato dopo un lungo iter dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 19 giugno 2026 che ha approvato e regolarizzato l’espansione, attribuendo all’AdSP la facoltà giuridica adesso di ripresentare le stesse pianificazioni. Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 agosto è in vigore dal 15 settembre, intanto il ministro Salvini ha rinnovato l’incarico di commissario per Di Sarcina sino al 30 novembre per poter proseguire le attività in corso, in attesa della nomina di un nuovo presidente. Mentre restano aperti i termini di ricorso al CGA, Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana vengono nuovamente ridisegnate le sorti delle coste, in questa storia ancora tutta da scrivere. Infatti, proprio quando cittadini e cittadine si chiedevano se l’AdSP avrebbe presentato ricorso nonostante il riconoscimento del LIM e le sentenze che danno ragione agli ambientalisti, il Commissario Di Sarcina il 23 ottobre emette una delibera attraverso una strategia legale nota come “riedizione del potere pianificatorio”, aggirando così la necessità di attendere un ricorso o una sentenza del CGA. Agendo in qualità di commissario straordinario firma la delibera in autonomia, con una scorciatoia amministrativa che gli consente di evitare la paralisi delle attività prima della scadenza del suo mandato.

Tamquam non esset: l’altra Catania per il turista

Tamquam non esset – è come risponde il Comitato per la salvaguardia della Scogliera d’Armisi, «come se non esistessero» le 5000 e più firme raccolte sin ora con la petizione, l’iscrizione al LIM e le sentenze del TAR a protezione dei siti naturali, perché non sono valse a impedire al Commissario in scadenza di applicare il principio di “conservazione degli atti” e riutilizzare i vecchi pareri tecnici e la Valutazione Ambientale Vas del 2025 per poter procedere come in origine sulla pianificazione. Il Comitato non si ferma, e insieme al movimento e al sostegno di M5S e Sinistra Italiana, ha prontamente richiesto la convocazione urgente del consiglio comunale in seduta straordinaria per riesaminare il piano e annunciato nuovi ricorsi al TAR.

L’attenzione mediatica sulla realizzazione di quello che viene descritto come un gigantesco ecomostro, sembra restare limitata e locale, come se non si stesse ridisegnando nella morfologia della città e delle coste la sua stessa storia, e ancor di più la sua anima ancestrale, sacrificando un patrimonio naturale caratteristico per quel tratto di costa del Mediterraneo.

La cittadinanza, quella parte almeno che legge tra le righe delle promesse di nuovo splendore, vive queste decisioni come un grave abbandono, se si pensa che proprio il primo cittadino e la sua amministrazione restano silenti rispetto ai rischi ambientali e alle incongruenze operative perpetrate. Il sindaco Enrico Trantino, infatti, sostiene la narrazione di crescita che il nuovo PRP porterebbe, perché è la stessa su cui l’intera città quotidianamente viene ridisegnata. Basta guardare ai nuovi piani di riqualificazione del quartiere Civita che prevedono la creazione di un nuovo asse pedonale per collegare il centro della città al porto e quelli in programma su Corso dei Martiri della Libertà con forte vocazione turistica e congressuale, che sembrano chiudere un unico grande cerchio progettuale per l’altra Catania. Ma è sempre l’altra Catania per il turista.

Il Manifesto di tutela del mare: l’altra Catania dei cittadini e delle cittadine

Il movimento “Catania non dà più le spalle al mare” è la voce di un civismo che rivendica in modo attivo e permanente il coinvolgimento nella progettazione della città e delle sue coste, per garantire la valorizzazione di secoli di storia catanese e del suo ecosistema marino, messi in pericolo dalla speculazione edilizia e dal regime di turistificazione, da quella battaglia per lo spazio pubblico a Catania che, come ironizzano alcuni, si gioca ormai da anni a “colpi di rendering” e con un solo destinatario in mente: il turista.

Il ciclone Harry ha imposto di liberare le coste e anche l’Etna non smette di ricordarci che la natura ha leggi ingovernabili, capaci di azzerare la “routine turistica”. Per questo i promotori sostengono che la programmazione partecipata non sia solo un diritto dei cittadini, stanchi della carenza di spazi e servizi. Si tratta, soprattutto, di un dovere politico per garantire sostenibilità economica, ambientale e sociale a lungo termine.

Il movimento si prepara a momenti di mobilitazione cittadina per opporsi alla prosecuzione del piano sui due siti naturali e di cittadinanza partecipata per costruire un Manifesto condiviso di tutela del mare, una proposta per l’altra Catania che si articola nei seguenti punti principali:

  • Liberazione della costa: eliminare le “cortine di ferro” degli accessi privati e bloccare la cementificazione.
  • Concentrazione delle attività: spostare le attività di diporto, pesca e crocieristica esclusivamente al porto centrale di Catania.
  • Spostamento della funzione commerciale: trasferire tutte le attività commerciali nel porto di Augusta.
  • Bonifica ambientale: risanare le acque e recuperare le aree urbane in stato di degrado e abbandono.
  • Parco Urbano Lineare Costiero: costruire un’unica costa pubblica, naturale e sicura, uno spazio restituito alla collettività da cui poter finalmente tornare a guardare, insieme, la montagna e il mare.

Dalle parole di chi lotta sul territorio emerge insomma un’indicazione chiara: l’altra Catania è quella da ritrovare nell’anima ancestrale di lava e mare, è la città dei cittadini e delle cittadine che la abitano, la vivono e che ogni giorno scrivono la sua storia. È proprio lì, nelle millenarie colate laviche sul mare e negli strati lavici della città-fenice, non in quelle di cemento e speculazione, che si conserva la vera storia e la sua unicità riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Quella per cui vale la pena di guardare al mare, per poter guardare ancora all’orizzonte.

Immagine di copertina Pixabay

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