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“Io non sono un numero di previdenza sociale”

"I, Daniel Blake", il nuovo film di Ken Loach.

Il nuovo film di Ken Loach è da pochi giorni uscito nelle sale. Già vincitore della Palma d’Oro al festival di Cannes, è un pugno nello stomaco dello spettatore. “I, Daniel Blake” è un film che fa piangere e arrabbiare, Sì, rabbia. Quel mix di stati d'animo che vanno dal senso di impotenza alla irrefrenabile voglia di fare qualcosa. Di agire. Perché solo così si riesce ad avere l’illusione di poter compensare per un attimo lo spaesamento che hai vissuto per i 100 minuti della pellicola.

Daniel Blake è un carpentiere di 59 anni che a causa di un infarto molto grave non può più lavorare. È la storia di Davide contro Golia, che in questo caso è lo Stato o ancora peggio l’azienda privata alla quale lo Stato ha appaltato la gestione della previdenza sociale. La scene iniziali mostrano le difficoltà del singolo che si perde nei meandri della burocrazia, che non conosce margine di errore, che non considera le singole vite ma gestisce solo dati e algoritmi. È il workfare figlio della rivoluzione neoliberale iniziata in Inghilterra da Margaret Tatcher: non ci sono poveri, malati, disoccupati, persone con le loro esigenze, ma solo numeri e regole inderogabili. Regole umane che sembrano al contrario figlie di un ordine naturale delle cose.

Ken Loach schiaffeggia il pubblico per destarlo dal torpore. Mostra nuda e cruda la realtà che molti rifuggono, quella fatta di persone che strappano a morsi giorno dopo giorno un pezzo di vita e di dignità. Una storia che ha il valore di testimonianza di un documentato reportage o di un documentario. I Daniel Blake è un film di classe non perché ne descrive una in particolare, ma perché parla a tutte le classi sociali dicendo però cose diverse, se da una parte ci fa vedere come gli sfruttati come singoli lottano nella disperazione, dall’altra svela come basterebbe una scintilla per far esplodere la polveriera sociale che il sistema ha creato.

Da “Piovono pietre”, passando per “In questo mondo libero” fino ad arrivare a “ I, Daniel Blake”, i film di Loach presentano personaggi sempre più soli, sconfitti. Atomizzati nella loro lotta, stentano ad organizzarsi, a riconoscersi negli altri, a trovare attorno a loro il calore della solidarietà e della lotta. Proprio come noi, ma proprio come noi, non smettono di lottare.

“Io Daniel Blake , sono un cittadino, niente di più, niente di meno” .

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