ITALIA

«Senza casa non c’è cura»: in piazza a Roma per il diritto all’abitare

A pochi giorni dalla fine del blocco degli sfratti per l’emergenza pandemica, una manifestazione nazionale ha attraversato le strade della capitale denunciando come «i problemi sociali si sono trasformati in questioni di ordine pubblico». La polizia blocca il corteo, mercoledì incontro con il prefetto

Si è data appuntamento in piazza Indipendenza, teatro nell’agosto 2017 del violento sgombero dei rifugiati eritrei, la manifestazione nazionale per il diritto all’abitare. Mancano, infatti, pochi giorni alla fine del blocco degli sfratti per l’emergenza pandemica. «Siamo qui oggi per dare vita a un corteo che ci porti fino al Ministero delle Infrastrutture», afferma Margherita, attivista dei Movimenti per il diritto alla casa: «Le istituzioni si sono però rivelate sorde a ogni nostra richiesta, come dimostra anche il Piano di Ripresa e Resilienza firmato dal governo Draghi, che è un fiorire di green-washing e tutela della rendita».

Tantissimi abitanti delle occupazioni romane, studenti e studentesse, militanti di tutte le età, rappresentanti di Asia Usb e delegazioni da tutta Italia (Milano, Livorno, Marche etc.) hanno atteso sotto il caldo sole del giugno romano che prefettura e questura comunicassero il percorso. Con la scusa degli Europei di calcio la istituzioni negano le strade a tutte le iniziative organizzate durante giugno. Una decisione politica che già la scorsa settimana ha generato attimi di tensione durante la manifestazione generale del mondo della logistica.

Intorno alle 16, finalmente, il corteo è partito. Canzoni degli Assalti Frontali e dei 99 Posse hanno inizialmente accompagnato la marcia, mentre si alzavano al cielo bandiere e striscioni con scritti slogan inequivocabili. «Senza casa non c’è cura», «L’abitare è una questione primaria» e ancora «Le case a chi le abita». La manifestazione si è mossa placida in via San Martino della Battaglia, quando Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, ha introdotto al microfono alcuni dei temi cardine della giornata.

Ha iniziato parlando della necessità «di produrre una pressione importante e seria poiché si parla di utilizzare le risorse in arrivo dall’Europa solo in ottica di efficentamento e mai per un’edilizia residenziale pubblica», quando invece bisognerebbe riformulare la legge 431 del 1998 (che abrogava l’equo canone) e abolire il cosiddetto decreto Renzi-Lupi del 2014 e soprattutto gli articoli 3 e 5 dello stesso. Di Vetta ha poi concluso il suo intervento con un saluto al quasi contemporaneo pride Lgbtqia+ (atteso per le 17 a piazza dell’Esquilino): «Laddove c’è discriminazione, laddove ci sono violazioni dei diritti, noi ci siamo».

Dopo di lui sono intervenuti alcuni rappresentanti dei movimenti studenteschi e anche loro hanno ribadito il bisogno di «unità tra le piazze e le lotte», mentre l’attivista per il Diritto alla casa Luca Fagiano si è scagliato contro il ministro Giovannini e il sottosegretario Cancelleri, denunciando come «i problemi sociali si sono trasformati in questioni di ordine pubblico». Ha anche presentato il “Piano nazionale di resistenza e riappropriazione” che fa il verso al Pnrr del governo Draghi e parte «dalla difesa degli stabili occupati e di chi vive l’emergenza» e rimarca l’inutilità di interventi che sono «sempre emergenziali e mai strutturali».

Raggiunto piazzale di Porta Pia, il corteo è stato bloccato da un imponente schieramento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Mentre Di Vetta ha riaffermato l’intenzione di tutti e tutte a non lasciarsi intimorire, la moltitudine di manifestanti ha occupato pacificamente gli spazi adiacenti il Ministero.

Dopo una lunga trattativa, che ha portato solo alla calendarizzazione di un incontro col prefetto per mercoledì, il corteo è tornato verso piazza Indipendenza. Nessuna risposta è arrivata invece dal Ministero. «Inizia oggi la guerra agli sfratti», ha promesso allora Luca Fagiano.

Foto nell’articolo di Nicolò Arpinati