TERRITORI

San Lorenzo, un passo avanti per il diritto alla città


I cittadini di San Lorenzo e la Libera Repubblica costringono la Sapienza a ritirarsi dal fare un parcheggio sopra importanti ritrovamenti archeologici, il CdA dell’ateneo straccia per sempre il progetto. La governance Sapienza fa un passo indietro, i cittadini uno in avanti.

Vittoria! E’ un passaparola continuo quello che da ieri sera corre tra le strade di San Lorenzo. Il parcheggio volante, quello che dispoticamente la governance dell’Università voleva costruire appena sollevato sugli importanti resti archeologici ritrovati una volta iniziato a scavare, non si farà. E’ una vittoria importante. L’ecomostro contro il quale i cittadini di San Lorenzo si sono battuti con determinazione, non uscirà dal ventre della Sapienza.

Il consiglio di amministrazione della Sapienza ha deciso di rinunciare, dopo un estenuate corpo a corpo con le istituzioni, che sembravano non accorgersi di quello che sarebbe potuto accadere andando avanti ancora con altri parcheggi per docenti e personale che per altro lasciano desolatamente sottoccupati quelli (tanti) esistenti. Con il voto del CdA l’università addirittura “intende richiedere ai competenti uffici di Roma Capitale il rimborso delle spese anticipate” perché non intende tornare indietro su quanto deliberato.

L’area interessata dal progetto avrebbe dovuto ospitare, secondo quanto previsto dal progetto originario, frutto di un accordo del 2009 fra amministrazione comunale e università, un parcheggio interrato di due piani per 188 posti e, a livello della strada, la piscina comunale, finanziata con poco più di tre milioni di euro dal Comune: un servizio pubblico per il quartiere, segnato dalla carenza di attrezzature pubbliche. Espletata la gara e affidati i lavori ad una ditta, nel 2013 il Provveditorato alle Opere Pubbliche per il Lazio effettua le indagini archeologiche preventive, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma per ottenere il nulla osta all’esecuzione delle opere.

Quello che viene rinvenuto appare subito di notevole valore. Resti di una villa romana, con murature, pareti rettilinee e semicircolari, pavimentazioni e rivestimenti marmorei, tratti di mosaico.“Le indagini hanno restituito materiali piuttosto omogenei di età alto e medio repubblicana” si legge nella relazione della Soprintendenza e si rileva anche che “Il completamento delle indagini, con l’asportazione della terra accumulata sopra e sotto il livello di calpestio, permetterebbe di recuperare la planimetria dell’edificio e ricostruire l’articolazione dei sottoservizi, nonché distinguere la sovrapposizione delle fasi edilizie.” E conclude: “il sito in esame sembra possedere grandi potenzialità per la ricostruzione storica della città più antica, essendo stata raggiunta la superficie di un giacimento archeologico che promette di fornire ai ricercatori molteplici dati, stratificatisi in un periodo che abbraccia quasi dieci secoli.”

Ci si aspettava che la Soprintendenza non autorizzasse la realizzazione del progetto, invece abbiamo avuto la notizia che veniva semplicemente richiesta una variante. Sarebbe stata realizzata la piscina al piano terreno e sopra, sollevato su una selva di pilastri localizzati fra i resti ritrovati, tre piani di parcheggi, un enorme “casa per 241 auto”. 55 in più della proposta originaria a rendere compatibilmente economica l’iniziativa secondo quanto asserito da zelanti funzionari comunali che dichiaravano assolutamente fattibile disporre le zampe del mostro facendosi spazio tra basalti, catacombe, resti di una peschiera…

La Libera Repubblica di San Lorenzo, i tanti cittadini e i comitati che in lei si riconoscono, ha in mente tutt’altro. La piscina si può e si deve fare altrove nel quartiere, e lì, nell’area dei ritrovamenti, dovrà essere realizzato un parco archeologico. Una richiesta che è stata animata e rafforzata giorno dopo giorno dalla lotta incessante di chi non vuole morire soffocato dalle mire espansionistiche dell’Università e dall’arroganza edilizia della sua dirigenza. In molti hanno aiutato la Repubblica rispondendo al suo appello.

Gli studenti di archeologia hanno organizzato incontri e lezioni per raccontare cosa si potrebbe fare di quel luogo. Tanti abitanti hanno aderito alla mobilitazione, chiedendo a tutti di partecipare alla costruzione di un’idea diversa del quartiere, che sappia valorizzare le tante realtà che lo abitano o lo attraversano ogni giorno. Abbiamo chiesto al Dipartimento di Archeologia della Sapienza se ritenesse possibile che proprio l’università fosse l’artefice di un tale scempio. Lo stesso abbiamo fatto con il Rettore e con la Soprintendenza.

San Lorenzo non è una piccola patria è un pezzo di questa città che, come è successo in quest’occasione, vogliamo liberare. Il parcheggio non si farà ed ora vogliamo la piscina, che dovremo decidere tutti assieme dove localizzare, così come dovremo decidere cosa fare di quegli ambiti di valorizzazione dove il Piano Regolatore vorrebbe far zampillare fuori case su case.

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