DIRITTI

Porte aperte, nell’Europa sempre più chiusa

Dal 22 al 24 novembre, quattro giorni per la libertà di movimento e contro le frontiere.

La rilevanza della questione migratoria all’interno delle politiche europee risulta sempre più evidente, basti pensare a quanto la tragedia di inizio Ottobre a Lampedusa sia stata al centro di dibattiti ed incontri tra i leader dell’Unione[..] , che si muovono tra imbarazzanti scaricamenti di responsabilità e vergognosi e auto-assolutori pietismi verso le vittime.

Senza contare l’indignazione che provoca riscontrare “l’interessamento” delle istituzioni solo dopo il verificarsi di una vera e propria tragedia annunciata (e denunciata da anni) ma questa purtroppo è una brutta tendenza propria non solo delle politiche sull’immigrazione.

In tale contesto è ormai irrinunciabile da parte nostra, movimenti sociali europei impegnati per la libertà di movimento e contro il modello di Fortezza Europa, riuscire a coagulare energie e stimoli, idee e azioni sul campo in tutto il continente, riuscendo a mettere la questione migratoria al centro del nostro dibattito contro l’austerity, come il workshop all’interno di Agora99 è riuscito a fare, e come l’importante iniziativa della Carta di Lampedusa vuole cogliere.

Un piccolo contributo in questa direzione vuole essere il lavoro che abbiamo svolto per costruire una ricerca-inchiesta, chiamata Open Doors, che racconta cosa accade quando, in Europa, arrivano migranti e richiedono asilo. E’ stato un lavoro lungo, condotto assieme ad attivisti di varie reti e associazioni europee, Laboratorio 53, Ambasciata dei Diritti Marche, Utilapu, Cyprus Youth Coucil, Sci Catalunya and Sci Hellas.

Da ottobre 2012, all’interno di Open Doors abbiamo attraversato 5 paesi ai confini dell’Europa, tra accoglienza, proteste, e autorganizzazione di rifugiati e richiedenti asilo.

In Spagna, Italia, Cipro, Grecia e Ungheria, così come in altri paesi dell’Unione Europea l’afflusso di richiedenti asilo, dal dopoguerra ad oggi, è sempre stato trattato come un’emergenza e i fondi sono stati stanziati per deflettere, scoraggiare e bloccare i flussi migratori.

Eppure tra precarie o inesistenti condizioni di accoglienza, nel bel mezzo della crisi economica che colpisce trasversalmente, nascono e fioriscono esperienze uniche di richiedenti asilo e rifugiati che si autorganizzano per rivendicare i propri diritti, ma anche per inventare un’altra idea di imprenditorialità, fatta di reti di solidarietà, di produzioni biologiche, di riciclo, di sostegno reciproco.

Il frutto di questo intenso lavoro, vedrà il suo momento finale nel prossimo weekend, a Roma, il 22 e 24 novembre presso La Città dell’Utopia, il 23 novembre presso l’isola pedonale del Pigneto, e il 25 presso lo spazio Europa di via IV Novembre. In questi contesti presenteremo i risultati della ricerca condotta in questi mesi e proietteremo il video-racconto che la accompagna, narrando di migrazioni e di diritti violati, ma sopratutto delle tante resistenze incontrate.

Nel portare avanti interviste, questionari e filmati, abbiamo conosciuto rifugiati siriani in lotta a Cipro per poter fare domanda di asilo, così come i migranti del centro di Lavrio in Grecia, un edificio fatiscente in cui si aspettano da sette anni gli esiti delle domande.

Abbiamo anche attraversato l’Italia, dai minori che continuano a resistere alle pratiche portate avanti dal comune di Roma al fine di privarli di protezione e di diritti, passando per le varie emergenze Nord Africa, con il loro assurdo carico di contraddizioni, speculazioni e profitti portati avanti a spese delle persone.

Lo scenario a cui assistiamo non è certo dei migliori e l’avvio dell’operazione Mare Nostrum può solo destare ulteriori preoccupazioni: ancora una volta è la militarizzazione sistematica dei territori lo strumento per governare un fenomeno che dovrebbe essere affrontato con politiche di estensione di diritti, di accoglienza vera, e di welfare, mentre nulla ci assicura che il diritto di asilo possa essere rispettato per chi dalla Libia, dalla Tunisia o dalla Siria parte alla volta del nostro continente.

E’ quindi nostra responsabilità, come attivisti, continuare ad impegnarci per contrastare queste scelte, per rafforzare le reti che, dal basso, uniscono migranti e europei, per non arrendersi all’Europa Fortezza e per opporre ad essa l’Europa delle relazioni, dei progetti collettivi, delle resistenze meticce che andranno avanti fino al momento in cui i diritti saranno tali per tutt*, a prescindere dal luogo dove ognuno è nat*.

Qui l’elenco completo degli appuntamenti della settimana

Qui invece il manifesto di varie realtà e collettivi romani, composto di iniziative per rilanciare a livello cittadino il discorso pubblico sul tema immigrazione, di cui anche gli eventi di Open Doors fanno parte