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“La Notte Porta Consiglio” al Cinema Palazzo

Venerdì 16 e Sabato 17 Febbraio va in scena al Cinema Palazzo “Va così”, commedia in atto unico di Francesco Ziccardi con la compagnia teatrale “La notte porta consiglio”. Ne abbiamo parlato con l’autore

La Notte Porta Consiglio è una compagnia teatrale e associazione culturale nata nel 2012 di artisti misti non professionisti. Sul vostro sito vi presentate così: «La nostra mission è riuscire a campare di teatro, ma nell’attesa che venga quel giorno, dedichiamo alle performance, alla scrittura e alla ricerca tutto il nostro tempo libero». Spiegaci questa affermazione e i problemi di fare teatro oggi a Roma e in Italia.

Viviamo per recitare e purtroppo non recitiamo per vivere, questo è il riassunto breve. Il teatro è il nostro primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di andare a dormire, siamo letteralmente malati di teatro. Il rumore delle tavole, il calore delle luci, il brusio in sala prima dell’inizio e il ritorno alla realtà quando tutto è finito. Questo per noi è il teatro. Purtroppo però il mestiere dell’attore a Roma e più in generale in Italia è estremamente sottovalutato e soffre di un costante disinteresse da parte delle istituzioni: pensiamo a quanti teatri hanno dovuto chiudere i battenti o sono stati sgomberati, come il Teatro Valle ad esempio. Il ‘nome’ più che il contenuto fanno la differenza tra un teatro vuoto o un teatro pieno, basti pensare a quanti ‘grandi pilastri’ ricevono finanziamenti per proporre al pubblico un rimpasto di spettacoli già visti, costruiti sulla risata facile e contenuti banali. In una grande città come Roma, dove sei solo uno fra tanti, tante compagnie professioniste costruiscono il proprio nome con il passaparola, che di sicuro è più gratificante, ma al tempo stesso molto faticoso. E tante compagnie amatoriali, come la nostra, devono combattere contro un pregiudizio costante: amatoriale uguale teatro di parrocchia. Noi per il momento ci accontentiamo di dedicare tutto il nostro tempo libero a questa passione, cercando nel frattempo di studiare, scrivere e imparare per migliorare.

 

La vostra compagnia «ha l’obiettivo di portare in scena temi socio-culturali e di vivere il teatro anche come momento di sperimentazione e aggregazione sociale». Cosa vuole dire questo concretamente?

Il teatro è uno strumento potentissimo con cui arrivare alle persone: il grande maestro Eduardo de Filippo – sono cresciuto con le sue commedie – diceva: «Un’accademia d’arte drammatica che non ha un ramo di drammaturgia è costretta a cristallizzarsi nei lavori dei grandi classici, tutte opere sempre vive ma la vita di tutti i giorni, la vita nostra chi la racconta? Nessuno». Questo è quello che cerco di fare nelle mie commedie, seguendo i consigli del grande Eduardo, mettendo in scena il quotidiano, cercando di raccontare storie in cui ognuno può riconoscersi cercando di far ridere, riflettere e commuovere. Il nostro non è un teatro fine a se stesso, una pura ricerca estetica o di performance creativa: per noi le parole sono fondamentali, sono lo strumento attraverso il quale esprimere il nostro modo di essere, gli occhi con cui leggiamo il mondo che ci circonda e che vogliamo condividere con gli altri. Per questo dopo ogni spettacolo dedichiamo tantissimo tempo all’ascolto dei feedback che vengono dal pubblico: gli applausi e i complimenti ti gratificano e ti danno la giusta ricompensa per tutti i mesi di scrittura e di prove; le critiche ti fanno crescere e migliorare (quelle costruttive naturalmente). A volte ho lavorato mesi su un personaggio in base agli appunti/spunti venuti dal pubblico: per me è un esercizio fondamentale, anche di umiltà, che ritengo ci abbia aiutati tantissimo a migliorare.

 

Il 16 febbraio andate in scena al Cinema Palazzo con il vostro nuovo spettacolo ‘Va Così’, che hai scritto e diretto. Raccontaci qualcosa di questo spettacolo.

La mia prima commedia ‘Perché non sono nato Alberto?’, è frutto di un lavoro durato circa 3 anni, anche se avevo chiaro fin dall’inizio l’obiettivo: voler tirare fuori quello che avevo dentro, quello che ero, le esperienze che mi hanno segnato, la critica verso quella quotidianità fatta di persone che non si pongono mai domande. Si può dire che ‘Va così’ ne è il seguito naturale. Ho cercato di riflettere sul perché quelle persone affogano nei pregiudizi invece di farsi domande. Perché tendiamo a rinchiuderci nelle nostre convinzioni, perché abbiamo smesso di essere curiosi verso l’altro? È una commedia più equilibrata, più matura: avevo già espresso le domande che avevo in testa e il mio punto di vista nella prima, ora avevo bisogno di condividere la ricerca di risposte. ‘Va così’ è il frutto della mia ossessione per l’umanità, quella quotidianità di esistenze che entrano in contatto ognuna con la propria storia, le proprie convinzioni e le proprie debolezze. Nel parco troveremo tante certezze che si sfidano, perché il pregiudizio è proprio questo: scegliere il certo per l’incerto, farsi guidare dalle proprie convinzioni invece di porsi domande, odiare invece di comprendere. L’unico personaggio che contrasterà questo impenetrabile muro di certezze è Saverio, un bambino di 7 anni e mezzo (quasi 8 dice lui) che attraverso la sua innocenza, il suo cuore pulito e ancora libero dai pregiudizi, cercherà di aprire gli occhi al mondo degli adulti per ricordarci che non sempre ‘Va così’.

 

Avete collaborato con Teatro Forte del Forte Prenestino, ora vi esibite al Cinema Palazzo, quanto sono stati importanti i centri sociali per la vostra compagnia? E che ruolo hanno e possono continuare a svolgere per le produzioni indipendenti a Roma? E per il teatro in particolare?

I centri sociali hanno avuto un ruolo fondamentale per me come persona e come artista: le mie idee, il mio modo di pensare e di leggere il mondo, sono fortemente influenzati dalle esperienze che ho vissuto in prima persona in questi luoghi. Lo stesso vale per la compagnia, che grazie ai centri sociali ha avuto modo di trovare spazio, formazione, stimoli e strumenti. Penso in particolar modo all’esperienza al Teatro Forte, dove abbiamo collaborato alla programmazione teatrale e all’organizzazione dei laboratori. In quale altro teatro una compagnia di giovani sconosciuti avrebbe potuto trovare tanta fiducia, disponibilità e piena possibilità di esprimersi? Abbiamo imparato sul campo cosa significa fare teatro a 360° in perfetto stile Strehler: organizzazione, promozione, illuminotecnica, la messa in scena delle nostre opere in un vero teatro e il lavoro collettivo sui progetti di altre compagnie o singoli attori. Per lo stesso motivo siamo felicissimi di tornare al Cinema Palazzo dopo cinque anni: a differenza dei più blasonati luoghi della cultura, che fingono di rivolgersi a tutti, quando in realtà si rivolgono solo ad una stretta élite di “intellettuali”, nei centri sociali si respira ancora il vero senso di cultura, intesa come scambio, critica e riflessione, e quindi rivolta a tutte e tutti. Spesso in questi luoghi nascono delle produzioni interessantissime, anche se poco conosciute, dei veri e propri gioielli di arte teatrale che altrimenti non avrebbero trovato voce e luoghi per esprimersi.