Il supertestimone se la canta e se la sona

Maxiprocesso ai NoTav: in presa diretta dall’aula bunker di Torino.

L’aula bunker è spenta e anonima. Brutta. Cosi è stata pensata, cosi è stata costruita. Non c’è nulla da aggiungere. Quella da cui scrivo è l’aula del carcere de le Vallette di Torino. Polvere distribuita e un arredamento datato e consumato testimoniano che questa aula di solito è chiusa. Per motivi di sicurezza (?) però il maxi processo ai NOTAV è stato spostato qui. Per essere sicuri sicuri hanno pure deciso che durante le scadenze processuali l’aula è circondata e piena di forze dell’ordine (?).

Per me è la prima udienza. Altri procedimenti, altre misure mi hanno impedito di partecipare all’inizio del processo. L’udienza inizia con un appello lunghissimo. Siamo tanti imputati e tanti sono i nostri avvocati. La nostra difesa siede vicina e compatta e vista da dietro fa un po’ impressione. Meglio.

Oggi è previsto il supertestimone, ma prima si dibatte due questioni centrali. Prima il giudice rigetta la nostra richiesta di ri-trasferire il processo al tribunale ordinario. La decisione è ferma, dall’aula bunker non ci si sposta. Dal punto di vista processuale cambia poco. Grave invece è la motivazione che sottintende la scelta. I NOTAV sono violenti criminali e meritano un trattamento speciale. Poi si discute della calendarizzazione deli test. L’accusa ha presentato più di duecento testimoni e pretende di portarli in esame a sorpresa.

Se passa questa forzatura la nostra difesa sarebbe annullata. I test sono troppi per avere i controesami sempre pronti e poi molti imputati vengono da altre città e cosi i relativi avvocati. Dopo una lunga pausa di riflessione il giudice torna e ci comunica che in futuro i test saranno ammessi solo se precedentemente fissati. Bene. Entra il supertestimone. È Pedonzi il capo della digos di Torino.

Iniziano ore infinite in cui il testimone, agevolato dalle domande dei pubblici ministeri, ricostruisce le giornate incriminate attraverso il suo racconto, le foto, i video, le mappe. Ogni tanto riconosce qualche imputato e fornisce le generalità. Se la canta e se la sona. Noia.

Sono invece felice di aver incontrato e conosciuto altri compagn* imputati. Stasera andiamo in Valle. Si parte e si torna insieme. Per i curiosi che leggono, andiamo in Valle ma non a Chiomonte, perché per il momento ancora ci è vietato. Per il momento. L’aula è mezza vuota, ma davvero non ci si sente soli. Il processo sarà lungo. Certo è che il movimento NOTAV sarà pronto a presidiare l’aula quando sarà giusto farlo. Scrivo ma non riesco distrarmi del tutto. Il testimone e i pm ogni tanto fanno i nostri nomi, i nomi delle nostre radio, dei nostri cs, delle nostre libere repubbliche. Rabbia. I nomi li dicono male, li deformano, li violentano, non li capiscono, non saranno mai loro, mai li arresteranno. Ancora qualche video e un paio di domande. Tra poco l’udienza finisce e sono già fissate le prossime scadenze.

Il 3 luglio lo ricordo, è un ricordo felice. Penso che oggi sia stato un modo obbligato ma comunque originale di festeggiare questo secondo anniversario. Anche questo l’accusa non potrà mai capire. In ogni occasione si rinnova la lotta, in ogni occasione si alimenta la battaglia NOTAV.