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sabato 12 maggio 2018,

Info: sabato 12 maggio 2018 domenica 13 maggio 2018 22:45 22:45
piazzale kennedy Castellaneta Marina

Università di primavera di Attac Italia

Fuori dal mercato un’altra economia possibile”

Programma

sabato 12 maggio 2018

ore 11.00 – 13.00

“Dall’ILVA all’39;industria 4.0: il lavoro contro la vita?”

Simona Fersini (Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti Taranto)

Marco Schiaffino (Attac Italia)

ore 14.00 – 16.00

“Fuori dal mercato: mutualismo e conflitto”

Giuseppe Micciarelli (assegnista di ricerca in Filosofia politica e del diritto)

Gigi Malabarba (Rimaflow – Ass. FuoriMercato)

ore 16.30 – 18.30

“Fuori dal mercato: beni comuni e autogestione sociale”

Giovanni Pandolfini (Mondeggi Bene Comune)

Gianni De Giglio (Bread and Roses Bari)

domenica 13 maggio 2018

ore 9.30 – 11.30

“Fuori dal mercato: economia ecologicamente e

socialmente orientata”

Monica Di Sisto (Fairwatch Italia)

Donato Nuzzo (Casa delle Agricolture Lecce)

Roberta Bruno (Karadrà Salento Km0)

ore 11.30 – 14.00

“Fuori dal debito: un'altra economia possibile”

Marco Bersani (Attac Italia)

Paolo Rubino (Tavolo Verde Palagiano)

Maria Pia Osella (Mag4 Piemonte)

Virginia Meo (Laboratorio BETH-OltreMercatoSalento)

12-13 maggio 2018

c/o Sala canonica parrocchia “Stella Maris”

Piazzale Kennedy

Castellaneta Marina (TA)

Università di primavera di Attac Italia

Fuori dal mercato un’altra economia possibile

Presentazione

Il Governo approva la manovra e attende con ansia la riapertura delle Borse per conoscere il giudizio dei mercati”. È sufficiente questo, ormai usuale, titolo di giornale a rivelare l’incubo dentro il quale è precipitato l’intero pianeta all’epoca dell’economia del debito. Come divinità dell’antica Grecia, i mercati sono diventati una realtà “astratta e impersonale” che domina le vite delle persone, le economie delle società, le istituzioni politiche. E, analogamente alle divinità dell’antica Grecia, pur essendo inavvicinabili e inconoscibili, i mercati provano emozioni: possono dare e togliere fiducia, divenire euforici o collerici, entrare in fibrillazione o turbarsi. E alle popolazioni non resta altro che fare continui sacrifici in loro onore, sperando di ingraziarli per suscitare la loro benevolenza o per mitigarne la collera.

Nonostante questo apparente strapotere del mercato, il modello capitalistico non gode tuttavia di buona salute. La crisi globale in cui è immerso è una crisi sistemica, dentro la quale il modello si sta impantanando in un circolo vizioso di cui fatica a vedere una via d’uscita strategica. Per questo si trova a praticare con ferocia l’obiettivo della perpetuazione di sé attraverso scelte di respiro sempre più corto, che, pur avendo risvolti drammatici per la gran parte delle popolazioni, ne amplificano le contraddizioni.

Il fatto è che, dopo solo tre decenni dalla “fine della storia”, il capitalismo non può già più proporsi come un orizzonte generalizzato di benessere e, su questo, costruire un altrettanto generalizzato consenso; al contrario, può giocare la propria sopravvivenza solo sull’espropriazione dei diritti sociali, dei beni comuni e della democrazia, contando sulla rassegnazione delle persone.

La nostra epoca è attraversata da un paradosso interessante: mentre la fiducia in un cambiamento generale sembra ridotta al minimo, non sono mai state così numerose le persone che, in contesti differenti fra loro, mettono in campo lotte e pratiche ed esperienze che suggeriscono un’alternativa al modello mercatista, coniugando mutualismo e conflittualità, autogestione sociale ed economia solidale, partecipazione dal basso e democrazia partecipativa.

Siamo in una di quelle fasi storiche in cui, come diceva Gramsci, la crisi consiste nel fatto che “il vecchio mondo muore, ma il nuovo non può nascere”? Non lo sappiamo. Certo è che uscire da questo modello sta diventando una stringente necessità.

È possibile in questo contesto riaprire una riflessione sull’economia e la società provando a ragionare su un altro modello fuori dal pensiero unico del mercato?

E’ possibile, nel regno della finanziarizzazione, riappropriarsi della ricchezza sociale come motore di una società e un’economia diverse?

E’ possibile coniugare le pratiche concrete di economia altra con la riapertura di un orizzonte di trasformazione più generale?

Noi pensiamo di sì ed è all’approfondimento di questi temi che abbiamo dedicato l’Università di primavera di Attac Italia, che terremo il 12-13 maggio 2018 a Castellaneta Marina (TA).

Un percorso di cinque seminari così delineati:

Il primo seminario “Dall’ILVA all’industria 4.0: il lavoro contro la vita?” proverà ad affrontare la doppia contraddizione del territorio tarantino dove la prospettiva, di per sé contraddittoria, della nuova trasformazione del lavoro attraverso l’automazione si confronta con la realtà dell’industria pesante che da sempre mette in conflitto le comunità dentro il binomio lavoro-salute. Interverranno Simona Fersini del comitato “Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto” e Marco Schiaffino di Attac Italia, esperto di industria 4.0.

Il secondo seminario “Fuori dal mercato: mutualismo e conflitto” proverà ad affrontare sia dal punto di vista teorico, sia dal versante delle esperienze concrete i possibili percorsi di alternativa per una produzione ed un’economia che si pongano al di fuori delle coordinate dominate dal mercato. Interverranno Giuseppe Micciarelli, assegnista di ricerca in Filosofia politica e del diritto e Gigi Malabarba, animatore della fabbrica recuperata RiMaflow e della rete nazionale “FuoriMercato”.

Il terzo seminario “Fuori dal mercato: beni comuni e autogestione sociale” proseguirà la conoscenza e il confronto fra esperienze concrete di autoproduzione e autogestione sociale, con gli interventi di Giovanni Pandolfini di Mondeggi Bene Comune e di Gianni De Giglio di Bread and Roses di Bari

Il quarto seminario “Fuori dal mercato: economia ecologicamente e socialmente orientata” approfondirà gli aspetti sia di ricerca sia di pratiche concrete nell’ambito di un’altra economia, nella quale il valore d’uso prevalga su quello di scambio e la produzione sia orientata a bisogni sociali e ambientali. Interverranno Monica Di Sisto di Fairwatch ed attivista esperta di altra economia, Donato Nuzzo della Casa delle Agricolture di Lecce e Roberta Bruno dell’esperienza Karadrà Salento km0.

Chiuderà la tavola rotonda “Fuori dal debito, un’altra economia possibile”, nella quale si proverà ad affrontare il nodo della finanza, sia nel senso della trappola del debito utilizzata per fermare ogni possibilità di cambiamento economico e sociale, sia nel senso propositivo di una finanza bene comune, confrontandola con esperienze concrete di lotta e di alternativa. Interverranno Marco Bersani di Attac Italia e autore del libro “Dacci oggi il nostro debito quotidiano”, Maria Pia Osella di Mag4Piemonte, Paolo Rubino coordinatore del Tavolo Verde di Palagiano e Virginia Meo del Laboratorio Beth e di OltreMercato Salento.

Un percorso che crediamo interessante e a cui speriamo vogliate partecipare.

Intanto, benvenuti!