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Demacrazia: istantanea di un uomo contro tutti

Luigi De Magistris e l’autogoverno napoletano nel libro di Giacomo Russo Spena

«Tre istantanee su tutte, per inquadrare il personaggio», scrive il giornalista Giacomo Russo Spena, autore del recente Demacrazia (edizioni Fandango). Il personaggio in questione è un uomo delle istituzioni coraggioso e fuori dagli schemi, contro tutti. «Contro Renzi, contro Salvini. Contro Grillo». È il due volte sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Le immagini che servono a Russo Spena per inquadrarlo sono appunto tre. La prima foto è scattata l’8 maggio del 2016, al Palapartenope, quando l’ex magistrato apre la campagna elettorale – che lo vedrà riconfermato vincitore a mani basse nella contesa contro i candidati sindaco del centrodestra, del centrosinistra, e del Movimento cinque stelle – in questo modo: «Renzi, vai a casa! Devi avere paura. Ti devi cacare sotto! Cacati sotto!».

La seconda istantanea risale al 10 marzo 2016, quando il giorno prima della visita nella città partenopea del leader della Lega Nord Matteo Salvini, l’attuale sindaco di Napoli dichiarava: «Sono contro le politiche razziste, xenofobe e antimeridionali della Lega Nord perché evocano un comportamento criminale, inaccettabile». E ancora: «Salvini a Napoli non è benvenuto. Tra Salvini e i centri sociali, sto con i centri sociali». Diceva così De Magistris: «Renzi e Salvini dicono che sto con i violenti. I centri sociali non lo sono. Fanno un grande lavoro politico».

L’ultima immagine di cui Russo Spena – analista politico attento di Micromega e da sempre vicino ai movimenti sociali – si serve, invece, scava ed affonda le sue radici nel più lontano passato politico del sindaco. L’autore è abile nel trovare una foto sbiadita che molti ora non ricorderanno, ma che rievocata dà la cifra per intero della complessità del personaggio. Risale al luglio del 2009, questo è il contesto: l’ex “magistrato scomodo” era stato appena eletto europarlamentare come indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori, con 500 mila voti di preferenza, risultando il più suffragato in quella contesa elettorale, secondo solo a Silvio Berlusconi. Molti di quei voti, come lo stesso Russo Spena ha riconosciuto nel libro, erano frutto del sostegno dei meet up grillini, all’epoca appena costituiti, che si erano schierati in massa per il magistrato «perseguitato dai poteri forti». In quella occasione, di quell’istantanea ricordata nel libro Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio chiedono il conto a De Magistris. È un dettaglio a svelare un incontro avvenuto tra i tre nella sede della Casaleggio Associati; una riunione in cui i due prossimi padri del Movimento Cinque Stelle (nascerà il 4 ottobre del 2009) chiedono a De Magistris di gestire i suoi profili facebook e twitter, e il blog personale. Così racconta il sindaco, rievocando quel momento nelle prime pagine del libro: «Mi dissero che ero diventato europarlamentare anche grazie ai loro voti, che sarebbe passato tutto nelle mani della Casaleggio Associati». Ricorda De Magistris – uomo contro (citando Gian Maria Volontè) al potere e in perenne guerra contro di esso: «Risposi che ero onorato, ma, essendo già stato un magistrato indipendente e avendo pagato per preservare l’autonomia e l’indipendenza, adesso che facevo politica, e potevo liberamente esprimere il mio pensiero, non avrei consentito a nessuno di scrivere per conto mio».

Ecco, il De Magistris pensiero è tutto qui, nelle immagini che ritraggono un uomo onesto intellettualmente e coraggiosamente fedele alle proprie idee. Al potere di una città estremamente complessa, il sindaco di Napoli e la sua squadra di governo, infatti, hanno saputo risollevare la città, dopo un decennio di malgoverno a guida Pd, avendo il coraggio anche di disobbedire a leggi ingiuste e vincoli economici europei – come il Patto di stabilità – richiamandosi ai supremi valori della Costituzione. Puntando tutto sulla voglia di riscatto di un Sud maltrattato dalle politiche del governo centrale, “il populista di sinistra” – come lo definisce Russo Spena – ha rilanciato il “brand Napoli”, imponendo decisioni e scelte radicali alle istituzioni nazionali e sovranazionali. «Ha costruito una nuova narrazione pubblica, tanto da aver fatto parlare alcuni di un Risorgimento partenopeo, puntando tutto sul turismo, la difesa dei beni comuni, la valorizzazione delle esperienze di autogestione e il controllo popolare», riassume Giacomo Russo Spena in Demacrazia, raccontando la storia di un uomo audace e libero al potere in una città storicamente a sovranità limitata che da settanta anni è sede della base americana più importante nel Mediterraneo. Non soltanto. Il giornalista insegue le tracce di un popolo che ha scelto di autogovernarsi riacquistando la fierezza del suo essere tale; senza mai cedere a sirene e logiche identitarie. I napoletani infatti hanno costruito un Noi che ora è anche un modello di governo, ma, soprattutto hanno «riacquistato il diritto di scelta sul proprio corpo, di decidere sul cronometro che misura il proprio tempo», come si legge ancora nel saggio. Demacrazia non è l’agiografia di un leader né un semplice suggerimento di prospettiva politica. È piuttosto la storia di un ex magistrato e di un gruppo di uomini e donne provenienti da diverse esperienze, dalla borghesia illuminata ai centri sociali, attorno ai quali la città di Napoli sembra essersi costruita un’alternativa di governo al sistema. E se la speranza che il Modello Napoli possa estendersi sul piano nazionale e sovranazionale – a partire dalle elezioni europee del 2019 – è una suggestione finale che ci lascia il libro, restano allo stesso tempo vari interrogativi dell’autore sulla reale possibilità che il paradigma radicale di governo messo in campo nella “città- stato partenopea” negli ultimi sette anni, che la “demacrazia”, appunto, si faccia stato.