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Bari, i fogli di via preventivi arrivano direttamente a casa

Continuano i fogli di via dell’era Minniti. Questa volta tocca a quattro giovani pugliesi, espulsi da Bari a poche settimane dal G7 sull’economia. In circostanze surreali

La informiamo «che nei suoi confronti è in atto un procedimento amministrativo volto all’adozione del provvedimento […] di ingiunzione a non fare ritorno nel Comune di Bari». È questo l’incipit delle lettere ricevute alcuni giorni fa da quattro giovani pugliesi. Mittente: Questura di Bari. Pretesto: denuncia per un’occupazione avvenuta sei anni prima. Contenuto: ordine di lasciare il capoluogo pugliese entro 30 giorni, per tre anni.

Carmen è una dei quattro. Fa parte del collettivo di mutuo soccorso Non Solo Marange e del nodo barese di Non Una Di Meno. Racconta: «Nel 2011 è stata occupata Villa Roth, spazio sociale e abitativo che per tre anni ha offerto a Bari una ricca programmazione culturale, artistica e musicale. Per quell’occupazione sono state denunciate 15 persone. Nel 2013 si sono chiuse le indagini e lo scorso anno siamo stati tutti rinviati a giudizio. Il processo non è ancora iniziato, ma intanto abbiamo avuto una sorpresa: il 23 marzo abbiamo ricevuto questo provvedimento amministrativo, finora arrivato a quattro degli indagati».

La data è di poco anteriore alle decine di fogli di via comminati a Roma il 25 marzo, alcune ore prima delle proteste per i 60 anni dei Trattati Europei. In questo caso, però, c’è un ulteriore elemento che rende tutta la vicenda ancora più surreale: nessuno dei destinatari di questa misura è stato fermato dalle forze dell’ordine in prossimità di manifestazioni «a rischio violenze» o in occasione di «giornate speciali», secondo le definizioni (dimostratesi infondate) della Questura di Roma. Questa volta, i fogli di via sono stati comodamente spediti agli indirizzi di residenza dei destinatari. Quindi in maniera ancora più arbitraria.

In pratica, la Questura di Bari ha deciso di espellere dal territorio comunale quattro persone solo sulla base di un denuncia risalente a sei anni prima e a partire da cui non è stato mai aperto nemmeno un procedimento penale. Una sorta di pena preventiva che determina un vero e proprio paradosso giuridico: l’autorità di polizia emette una punizione, per via amministrativa, che nemmeno il giudice potrebbe comminare per via penale, cioè dopo un regolare processo. L’espulsione dal territorio comunale, infatti, non rientra tra le pene previste per il reato di occupazione. La nuova prassi imposta dal Ministro dell’Interno Marco Minniti sembra quella di colpire qualsiasi soggetto considerato politicamente fastidioso, anche a prescindere dal presupposto di «attualità» della cosiddetta «pericolosità sociale». È solo tale presupposto che, secondo il legislatore, giustificherebbe l’applicabilità di misure amministrative come il foglio di via indipendentemente da un previo accertamento, con le garanzie del processo penale, della commissione di un reato. In sostanza, di questo strumento rimane una mera funzione repressiva in mano agli organi di polizia.

«Il problema è proprio che si tratta di un atto amministrativo. Davanti a un giudice li avremmo ridicolizzati, questo provvedimento fa acqua da tutte le parti. Così, però, non abbiamo diritto a nessuna forma di difesa: possiamo solo raccogliere le carte e portarle al Tar, spendendo un sacco di soldi, tra l’altro.» – continua Carmen – «Dei quattro che hanno ricevuto il provvedimento amministrativo un ragazzo vive ormai lontano da Bari. Un altro è di Molfetta, ma ha bisogno di venire in città per accompagnare in ospedale la madre. Il terzo è uno studente di medicina che dall’occupazione di Villa Roth è diventato anche padre di due gemelli. E poi ci sono io, che vivo a Bari da otto anni e ho finito l’università da poco. La residenza risulta ancora a casa dei miei genitori, in provincia di Lecce, ma tutta la mia vita è qui!».

I fogli di via sarebbero comunque destinati ad aumentare. «Mancano all’appello altri denunciati di Villa Roth non residenti a Bari. Siamo convinti che lo stesso provvedimento arriverà anche a loro. Ciò potrebbe riguardare perfino alcuni senza fissa dimora che venivano ospitati all’interno dello spazio sociale, che era anche abitativo, e sono stati denunciati». Secondo una nota dal titolo roboante «Via quattro occupanti allarme terrorismo il G7 sarà blindato così» pubblicata nei giorni scorsi da Repubblica, mancherebbero all’appello ancora quattro provvedimenti amministrativi.

Del resto, anche in questo caso, al di là dei pretesti legati alla legge (D.L. 159/2011), emerge con chiarezza l’obiettivo politico dei provvedimenti. Le lettere sono giunte a destinazione a fine marzo. Entro 30 giorni le persone coinvolte devono andare via da Bari, dove dall’11 al 13 maggio si svolgerà il G7 sull’economia. Contro questo evento sono già state annunciate mobilitazioni. E anche la Questura, a quanto pare, ha iniziato a giocarsi la sua partita. Sia colpendo individualmente alcuni attivisti, sia lanciando dei segnali a tutti gli altri. Tra le persone coinvolte, infatti, alcune sono attive politicamente, altre no.

I fogli di via di Bari, i primi in assoluto nella città pugliese, si inseriscono in una preoccupante tendenza di livello nazionale. C’è un meme che gira in questi giorni sui social network. La faccia del Ministro dell’Interno Marco Minniti è incornicata da due frasi: «Ho risolto il problema delle manifestazioni. Arresto tutti i manifestanti in anticipo». Quelli che non può arrestare, forse, ha deciso di cacciarli via. Magari anche se non manifestano più.

 

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