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L’hotspot che accoglie e altre narrazioni tossiche

Dentro gli hotspot, dietro le retoriche ufficiali che sostengono questo nuovo dispositivo di selezione dei migranti e negazione dei diritti.

È possibile descrivere il funzionamento di un dispositivo evitando di fare i conti con la vera natura dello stesso? Evidentemente si, e anche in questi termini l’hotspot è un laboratorio. Il nuovo approccio con il quale l’Italia, in accordo con la Commissione europea, gestisce i flussi migratori è, a tutti gli effetti, una sperimentazione di prassi arbitrariamente selettive ed escludenti. Allo stesso tempo, l’approccio hotspot è, per funzionari ministeriali, parlamentari del Pd in visita “ispettiva”, agenzie europee e un buon numero di enti di tutela e associazioni, un’occasione per sperimentare narrazioni, descrizioni e prese di parola che girano perennemente intorno al cuore dei problemi, evitando strategicamente di farne i conti.

Vale la pena di indagare alcune di queste retoriche e narrazioni, provando a sviluppare gli anticorpi per riconoscerle e disinnescarle.

L’hotspot che accoglie

La grande narrazione che accompagna – fin dalla sua nascita – l’approccio hotspot descrive questa nuova modalità di gestione degli arrivi come uno spazio di accoglienza incondizionata. È una narrazione potente e totale: a partire da questa, si sviluppano altre tracce, descrizioni e racconti che pescano nello stesso campo semantico. L’hotspot è descritto dal governo, da numerose Ong e da buona parte delle forze politiche e sociali, appunto, come un luogo di accoglienza. L’estetica che lo circonda – navi attraccate in banchina dalle quali scendono i migranti salvati i mare, presidio medico sanitario, distribuzione di pasti caldi e posti letto (più o meno) decenti – sembra testimoniare in questo senso. Siamo, evidentemente, all’interno di quella che abbiamo imparato a definire retorica umanitaria: il continuo richiamo di immagini, stereotipi e descrizioni che hanno a che fare con i buoni sentimenti, ma che evitano di fare i conti con la sostanza dei fatti e delle politiche.

L’immaginario evocato – il salvataggio, le coperte che avvolgono, i corpi che si abbracciano - stride con la realtà dei processi storici e delle decisioni politiche. L’hotspot, infatti, è un posto che accoglie selettivamente: consente ad un certo numero di persone di manifestare la volontà di richiedere protezione internazionale. Per altre nazionalità, provenienti da paesi con i quali l’Italia ha accordi di riammissione, l’accesso alla procedura d’asilo è nei fatti impedito – arbitrariamente e contro le procedure codificate – e l’hotspot rappresenta l’anticamera del rimpatrio, del Cie o della dispersione sul territorio in condizione di illegalità.

La lente di ingrandimento sfocata

Che utilizzo è possibile fare di questa retorica? Può essere utile analizzare un singolo episodio, in qualche modo emblematico di come la retorica umanitaria possa consentire di aggirare la vera natura del dispositivo hotspot e degli evidenti problemi che lo circondano e lo attraversano.

C’è, abbiamo detto, un’evidente discrasia tra la realtà dei fatti e la narrazione dominante che accompagna l’approccio hotspot. Come fare i conti con questa discrasia quando, ad esempio, si è chiamati, com’è successo al gruppo parlamentare del Pd, a visitare l’hotspot di Taranto? Il vecchio schema – nascondere le responsabilità del governo colpevolizzando l’Europa – non è più utilizzabile. L’Europa è all’interno dell’hotspot con i suoi funzionari, ne stabilisce le linee guida, e il governo è parte integrante di questo schema. Certo, la realtà dei fatti – soprattutto in relazione ai provvedimenti di respingimento differito ai danni, ad esempio, di numerosi cittadini egiziani e marocchini, e alla successive proteste degli attivisti – induce alla cautela. È necessario, per i deputati filo governativi, tenersi alla larga da un’analisi attenta e puntuale dei problemi, rappresentando una realtà parziale e sfocata. Come fare? La trovata è emblematica: i deputati del Pd, durante la conferenza stampa a conclusione della visita ispettiva, si sono lasciati andare a commenti tanto astratti e generici da spiazzare i presenti, stampa compresa. “Se un uomo è in mare va salvato, fa parte dell’etica della marineria di tutte le epoche“, “Rispetto ad un dramma che porta queste persone qui, dentro ci sono carabinieri, polizia, vigili urbani, Croce rossa, volontariato, Comune di Taranto, che hanno reso questa accoglienza con grande armonia”, “Sul viso degli eritrei c’è il dramma della fuga, ma c’è anche il sorriso della speranza “, “Usciamo più che soddisfatti per il tipo di accoglienza e solidarietà che la città di Taranto attraverso le sue istituzioni, attraverso il volontariato, attraverso tutte le forze di polizia sta offrendo a queste persone in gravi difficoltà”. Ecco un utile prontuario della retorica umanitaria, messa in scena, anche questa volta, producendo letture assolutamente stereotipate, generali e lontane dalla realtà. La legge del mare, il dramma e la speranza, il sorriso e la solidarietà: un immaginario da buoni sentimenti, che contribuisce a consolidare una narrazione depoliticizzata del dispositivo hotspot, nascondendo, ad esempio, le violazioni delle norme italiane e delle direttive europee, gli abusi delle forze di polizia nelle identificazioni, la limitazione arbitraria di accesso alla procedura d’asilo.

È paradossale che questa depoliticizzazione venga messa in scena (anche) dai deputati del Pd. L’hotspot – il governo e il Pd lo sanno bene – è una scelta politica precisa, ed è un modello di gestione dei flussi migratori che ha nella preselezione tra migranti – in base a pochi elementi indiziali, alla nazionalità di provenienza, e al di fuori di ogni procedura codificata – la sua vera natura: un’inquietante fabbrica di differenza, clandestinità e marginalità.

Non sono solo i partiti che sostengono il governo, gli enti di tutela e le cooperative che lavorano all’interno dell’approccio hotspot a riprodurre una narrazione stereotipata (e fuorviante) delle novità introdotte nell’ultimo anno nel management della migrazione. L’immaginario umanitario e depoliticizzato è riprodotto anche da un numero elevato di organismi, associazioni e movimenti che pure praticano assistenza ai migranti e solidarietà, forme di sostegno ai transitanti, ospitalità informale, ecc. Il tema è centrale: in una fase caratterizzata da cambiamenti strutturali così rilevanti, all’interno della quale si registra una contrazione diffusa e generalizzata dei diritti dei migranti – a cominciare dalla crisi del diritto d’asilo – è necessario mettere insieme i fatti, le conseguenze e le cause, cogliendo il significato strutturalmente politico di ogni scelta – del governo, ma anche dei movimenti - che abbia a vario titolo a che fare con i diritti dei migranti. È bene tenerlo presente, in relazione all’approccio hotspot e, ancor di più, in relazione al migration compact che verrà, all’interno del quale il lungo sogno europeo – l’esternalizzazione della frontiera – viene già proposto per il bene dell’Africa.

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