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Le città devono pagare i debiti. Le banche no

Il governo introduce un nuovo concetto, quello di "austerità selettiva" . I sacrifici che dovrebbero risanare i debiti pubblici, anche se in realtà finiscono solo per farli aumentare, devono farli solo le persone. Per le banche i soldi pubblici ci sono e servono ad aumentare i loro profitti.

In questi ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare i vari rappresentati del governo Renzi di “austerità selettiva”. Come a voler indicare che, in alcuni campi, la ferrea legge neoliberale del taglio della spesa pubblica avrebbe potuto lasciare il passo ad una logica meno rigorista, consentendo margini di redistribuzione a favore di alcuni segmenti sociali.

Così succede che il recente salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza finiscono per chiarire molto questo concetto. Dopo aver sostenuto per mesi la solidità dei bilanci delle due banche, il governo Gentiloni-Padoan ha improvvisamente cambiato idea, dichiarandole fallite e ponendole in liquidazione. Così, in tempi record, il Consiglio dei Ministri con un decreto legge ha dato il via libera all’acquisizione delle due banche da parte di Intesa Sanpaolo, stanziando subito 5,2 miliardi di euro (a cui si potranno aggiungere altri 12 miliardi di garanzie pubbliche sui futuri rischi). Tradotto in altri termini, Intesa San Paolo con un'operazione finanziaria a costo zero, si annette in un sol colpo gli sportelli, i dipendenti e tutti i crediti solvibili delle due banche fallite, mentre sulla collettività ricadono i costi dei crediti ad alto rischio e quelli inesigibili. Come abbiamo visto in altri Paesi, in occasione di altri salvataggi bancari maturati durante questa lunga crisi: le istituzioni assicurano la garanzia dei profitti (e rendite) privati, mentre lavorano per socializzare le perdite tra i contribuenti.

Ciò che è davvero insopportabile è che il vincolo finanziario del debito pubblico (dal livello centrale fino ai singoli comuni), viene comunemente usato come una clava, quando si tratta di tagliare i capitoli più importanti della spesa pubblica, privatizzare i servizi, indebolire il welfare, più in generale peggiorare la qualità della vita nelle nostre città come in questi anni è successo anche a Roma. Al contrario, diviene una "mano amica" quando si tratta di andare in soccorso alla rendita finanziaria.

È per questo che come Decide Roma insistiamo sulla dimistificazione della narrazione ideologica sul debito. Ed è ancora per questo che continuiamo a chiedere ed a costruire autonomamente un audit pubblico sul debito di Roma Capitale.

Allo stesso tempo, pensiamo che sia venuto anche il momento di chiedere con forza la ripubblicizzazione di Cassa Depositi e Prestiti, il principale creditore dei Comuni, colpevole di applicare talvolta tassi di interesse fuori mercato sui muti contratti con le amministrazioni locali. La ripubblicizzazione di questo istituto, associata alla sperimentazione di modelli di governo democratici, costituiscono un’altra fondamentale precondizione per costruire una finanza locale capace di assicurare un miglioramento delle condizioni materiali di vita.

Per ulteriori approfondimenti: Prima le banche, poi i bambini


Decide Roma è una rete di spazi sociali, associazioni e singoli cittadini impegnata da anni per il riconoscimento dei beni comuni urbani e l'apertura di spazi decisionali di autogoverno, a difesa dei servizi e dei lavoratori pubblici e contro il debito illegittimo che sta strozzando la città. Segui gli aggiornamenti su facebook e twitter, o sul sito.

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