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Dopo il 19 marzo, il 9 aprile: ancora insieme per l’autogoverno!

Il comunicato dalla campagna "Roma Non Si Vende", a partire dalla partecipata assemblea che si è svolta a ESC Atelier e verso le iniziative territoriali di sabato prossimo.

Venerdì 1 aprile, a Esc, la campagna “Roma Non Si Vende” si è ritrovata nuovamente a discutere in un’affollata assemblea, dopo la grande manifestazione del 19 marzo. La discussione ha preso le mosse da una valutazione condivisa di quella giornata. Senza fare il resoconto stenografico dei tanti, e stimolanti, interventi, possiamo forse riassumere questa valutazione condivisa attraverso le parole di un filosofo: «Un po’ di possibile, sennò soffoco». Dopo il 19 Marzo a Roma si respira finalmente una nuova aria.

Nonostante l’oscuramento mediatico, in un paese in cui la stampa è ancora più asservita al potere oggi che ai tempi del berlusconismo, una campagna sociale e territoriale ha permesso la costruzione di un corteo imponente, nella piena autonomia e indipendenza dai partiti e dai codici della campagna elettorale. Un corteo che ha esibito sulla scena pubblica della città una convergenza potenziale, e da consolidare nel tempo, tra dimensione territoriale e vertenze sociali. Un corteo dotato di una grande capacità espressiva, che ha coniugato civismo radicale, tessuto mutualistico e realtà politiche e sindacali auto-organizzate. In forma embrionale, un blocco sociale che vuole farsi egemone ed essere protagonista del cambiamento. Che vuole, senza timidezza, riappropriarsi della politica.

La risposta da parte del governo di polizia a questo segnale di protagonismo della città è stata violenta, e ci conferma che le tradizionali logiche della politica e della contrattazione sociale sono del tutto saltate. Pochi giorni dopo il corteo, è arrivato il tentativo di sgombero del centro sociale Auro e Marco, a Spinaceto, prontamente respinto da chi è accorso da ogni angolo della città. Il mutualismo tra di noi si fa sempre più solido, e saremo ancora messi alla prova nelle settimane a venire. Negli scorsi giorni l’attacco di Tronca si è ripresentato in altri due quartieri periferici della città, a Ponte di Nona dove è stata colpita la sede di Asia Usb e a Tor Bella Monaca, dove è stata chiusa la sede di un centro per disabili. Se c’erano ancora dei dubbi sulla natura del disegno di Tronca, sono stati del tutto sciolti nella reazione scomposta degli ultimi giorni. Ad essere colpiti non sono i “privilegiati” del centro storico, ma le uniche esperienze di intervento sociale nelle periferie già devastate dalle politiche di austerità e dal malgoverno. Meglio fare il deserto e attendere una nuova guerra tra poveri da sbattere sulle prime pagine dei giornali.

Anche il “tavolo“ tra gli spazi sociali e il subcommissario Spadoni, che si è tenuto nella mattina di venerdì, ha registrato questo dato: l’amministrazione non vuole trattare, si limita ad “eseguire” provvedimenti. Per questo, l’impegno comune preso in assemblea è quello di rafforzare ancora di più il mutualismo tra gli spazi e le altre realtà sotto attacco. Proprio questa mattina si è tenuta una colazione resistente nello spazio Ararat, storica sede della comunità curda di Roma, e siamo pronti a mettere in campo forme di resistenza esemplare.

L’assemblea si è posta però una sfida ulteriore. Dal 9 aprile, quando torneremo nelle piazze e nelle strade dei principali quartieri della città, si apre una seconda fase della campagna. La sfida per tutti è quella di riappropriarsi della decisione democratica, di costruire dal basso istituzioni sociali e contropoteri, di proporre un programma di cambiamento. Il valore aggiunto di questo percorso politico che si è riunito, a partire da gennaio, a Casale Falchetti, è proprio quello di tenere insieme momenti di lotta, capacità di resistenza e proposta politica programmatica. Per questa ragione, le iniziative di sabato 9 aprile vogliono essere un momento importante di scrittura dal basso di una Carta di Roma Comune, di una proposta di cambiamento per la città. L’acqua, i servizi pubblici essenziali, i beni comuni, il trasporto urbano, la condizione delle periferie, l’uso comune del patrimonio pubblico, la lotta contro la speculazione edilizia, la necessità di decostruire l’ambigua retorica del decoro urbano, saranno i punti di partenza per la scrittura di questo programma. Mettendo insieme due parole solo apparentemente contraddittorie, il percorso vuole dare vita ad uno spazio permanente che permetta una “concentrazione diffusiva” dell’azione politica. Vogliamo dare il massimo protagonismo ai territori, nel quadro di una costruzione comune. Ciò che è stato inaugurato in piazza del Campidoglio vuole diventare terreno di mobilitazione per i mesi a venire. In tutte le piazze in tutti i quartieri il 9 aprile dovrà risuonare lo stesso slogan: Decide Roma. Decide la città!

La premessa, la precondizione, del cambiamento in città, è la rottura della gabbia del debito. Il rifiuto del debito della città è una forma di opposizione alle politiche governative e alle direttive delle tecnocrazie di Bruxelles. Ogni percorso di nuovo municipalismo deve partire da questa consapevolezza. Così come è necessario lanciare una campagna di mobilitazione nazionale per rifiutare il Testo Unico Madia sui servizi pubblici locali. Per questo facciamo appello alle altre città a mobilitarsi. Sono le città oggi il terreno privilegiato del progetto di saccheggio neoliberale, delle privatizzazioni e delle politiche di impoverimento e precarizzazione. Ma sono sempre le città i luoghi dove è possibile costruire processi di autogoverno.

Per questo l’assemblea ha sottolineato il parallelismo tra la campagna “Roma Non Si Vende” e il percorso napoletano di Massa Critica. Entrambi i percorsi vogliono fare delle municipalità i luoghi di sperimentazione di forme di resistenza al progetto neoliberale e di invenzione di nuove forme di partecipazione. Anche in altre città europee, in primo luogo in Spagna, così come ai margini dell’Europa, nel Rojava, il municipalismo sta diventando parola e pratica comune. E’ per questo che lavoreremo per la costruzione di un momento pubblico di confronto per mettere sempre più in connessione queste esperienze e per provare a ridisegnare lo spazio dell’esistente.

Roma, 2 aprile 2016

Roma Non Si Vende. Decide la città!

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